«Con voi per un 2 giugno che non sia la festa delle armi»
«Aderisco all’appello per una parata che non diventi una rappresentazione del mito della guerra Nel ricordo delle grandi figure che hanno portato alla scrittura dell’articolo 11 della Costituzione»

Aderisco con entusiasmo all'appello promosso da Avvenire che chiede che la parata del 2 giugno a Roma per la Festa della Repubblica non sia l'ennesima rappresentazione pubblica del mito delle armi e della guerra. Mi sembra quasi tautologico dover ribadire che la Festa della Repubblica non è la festa delle Forze Armate, che peraltro hanno già una ricorrenza, ma una festa di tutti e tutte, di una società che si incardina anzitutto nelle sue funzioni educative, economiche e nelle professioni di cura, che devono essere prioritariamente rappresentate. È quasi imbarazzante aderire a un appello che porta una richiesta talmente ovvia che dovrebbe essere la norma da decenni. Di chi è la Festa della Repubblica? Anzi, di chi è la Repubblica? Dei cittadini e delle cittadine, o degli eserciti e dei fabbricanti di armi?
Da più di quattro anni siamo immersi fino al collo in un immaginario di guerra, di deliri militareschi, di inneggiamenti a vittorie più o meno realistiche, di fervore contro presunti nemici, di leader mondiali che continuano imperterriti a mettere a repentaglio la vita stessa del pianeta con le migliaia di bombe nucleari diffuse ovunque. Ma specialmente un immaginario che accantona il nostro articolo 11 della Costituzione: l'Italia ripudia la guerra. Appare evidente come si voglia assuefare l'opinione pubblica alla logica del riarmo, all'assurda richiesta di portare la percentuale di spesa per le armi al 5% del bilancio pubblico, ampiamente superiore a quello dell'istruzione. Il calo demografico nasce anche da qui, da una diffusa paura che ci sia poca speranza per il futuro. Risulta chiara, allora, la diminuzione del numero di chi intende continuare a fare figli, con la preoccupazione che vengano addirittura arruolati in guerre che sono, come anche il Papa continua a dichiarare, puri e semplici forme di crudeltà senza alcuno scopo.
Non dobbiamo rassegnarci a tutto questo e ricordare, piuttosto, le grandi figure che hanno coltivato un’idea di futuro migliore portando alla scrittura dell’articolo 11 della Costituzione. In questo scenario, esorto le scuole ad opporsi al tentativo di assuefare le nuove generazioni alla guerra, alle armi, al senso del nemico. Che gli insegnanti rifiutino le visite alle strutture militari. Non abbiamo bisogno di creare nuovi Balilla ma cittadini che sappiano costruire le condizioni per una sicurezza che, parafrasando Sandro Pertini, non sia luccichio di spada ma un insieme di granai pieni di cibo e di scuole colme di alunni che vogliono imparare a costruire e vivere relazioni di pace.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






