Funghi, caldo e siccità: la speranza del vino italiano passa dalle "Tea"

Il 90% delle aree vitivinicole costiere e pianeggianti potrebbe non resistere al surriscaldamento. L'evoluzione assistita fornisce soluzioni: si tratta di modiche genetiche, ma non sono Ogm
May 3, 2026
Funghi, caldo e siccità: la speranza del vino italiano passa dalle "Tea"
Letizia Cesani (presidente di Coldiretti Toscana), con una pianta di Sangiovese Tea /Coldiretti
All’apertura di Vinitaly 2026, Cia-Agricoltori ha lanciato un allarme: senza interventi di mitigazione, l'agroalimentare rischia perdite da 12 miliardi entro il 2050. Uno dei settori più a rischio è quello del vino. Infatti, se le temperature aumenteranno di oltre 2 gradi, il 90% delle aree vitivinicole costiere e pianeggianti potrebbe diventare non più idoneo alla produzione di uva. Considerando che si tratta di un settore che in Italia vale 56 miliardi di euro, la ricerca di soluzioni tecnologiche non è più rinviabile.
Ma se da un lato crescono le preoccupazioni, dall’altro arrivano segnali di speranza. Al salone di Verona, infatti, è stata presentata la prima pianta di Sangiovese realizzata con le Tea, acronimo di Tecniche di evoluzione assistita, resistente a siccità e malattie. È il frutto di un progetto di ricerca realizzato da Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana, insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine. Attualmente la prima pianta è in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, mentre le prime applicazioni in campo sono previste dalla primavera del 2027.
Non si tratta dell’unica sperimentazione sulla vite. EdiVite, spin-off dell’università di Verona, è nata nel 2021. Il suo obiettivo è produrre viti chardonnay più resistenti ai patogeni, in particolare alla peronospora, che è una delle principali cause del calo produttivo italiano nella vendemmia 2023. Il problema dei funghi e dei patogeni è ingente: nonostante la viticoltura occupi solamente il 2% della superficie agricola europea, utilizza circa il 40% dei fungicidi.
Sperimentazioni con le Tea sono state fatte anche sulle piante di riso, che proprio come il vino soffre sempre di più a causa di siccità e malattie. Ebi Plant Genetics, spin off dell’Università degli Studi di Milano, è riuscita a creare piante di riso resistenti al fungo brusone e in grado di resistere in terreni più aridi, grazie a radici più lunghe.
Le Tea al momento rappresentano una speranza non solo per la viticoltura, ma per tutto il settore agricolo. A livello internazionale vengono chiamate Ngt, New genomic techniques, e per anni in Europa sono state ostacolate a livello legislativo perché associate agli Organismi geneticamente modificati (Ogm). Tuttavia, la tecnologia è diversa: mentre negli Ogm il Dna dell’organismo viene modificato attraverso l’inserimento di materiale transgenico, cioè proveniente da altre specie, con le Tea si inducono modifiche al Dna simili a quelle che avvengono in natura, ma semplicemente in modo mirato.
Questo può avvenire in diversi modi ma la tecnica più usata è quella della Crispr-cas9 o delle “forbici genetiche”, che permette di sostituire una parte di Dna con un’altra attraverso una proteina. In poche parole: si individua il gene all’interno della sequenza di Dna che conferisce ad alcune piante di vite determinate caratteristiche che la rendono più resistente alla siccità, e poi questo viene inserito nel Dna di una pianta di vite che non lo possiede.
Ma se oggi è possibile che programmi di ricerca come quello sul Sangiovese, sullo Chardonnay o sul riso siano andati avanti, è grazie al decreto siccità del 2023, attraverso il quale si è riusciti ad ottenere una deroga della direttiva europea del 2015. La direttiva, infatti, concede la possibilità a ogni Stato membro di decidere se vietare o meno la coltivazione di Ogm sul territorio. L’Italia ha scelto di proibirla, ma l’articolo 9 bis del decreto siccità ha dato «l'autorizzazione all'emissione deliberata nell'ambiente di organismi prodotti con tecniche di editing genomico mediante mutagenesi sito-diretta o di cisgenesi a fini sperimentali e scientifici».
Oggi, a tre anni di distanza, la legislazione sta cambiando di nuovo. Il 4 dicembre 2025 il Consiglio dell’Unione europea ha annunciato un nuovo accordo con il Parlamento europeo sulle Ngt, distinguendole di fatto per la prima volta dagli Ogm.
In questo accordo, si differenzia tra Ngt di tipo 1, ovvero piante che presentano modifiche che potrebbero verificarsi naturalmente o tramite selezione convenzionale, e Ngtdi tipo 2, con modifiche genomiche più complesse. Le prime verrebbero trattate come piante convenzionali, mentre le seconde continuerebbero a sottostare alle regole previste per gli Ogm.
Il 28 gennaio 2026 la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato il via libera al testo, mentre il 14 marzo i rappresentanti degli Stati membri (Coreper) hanno approvato il mandato negoziale. A questo punto sono stati avviati i negoziati con il Parlamento europeo sul testo finale del regolamento, che, come ultimo step, dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Insomma, in materia di tecnologie genomiche, ci sono cambiamenti in vista.

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