Mobilità urbana: ecco quanto pesano le auto vecchie sulla qualità dell'aria
Lo studio della Fondazione Caracciolo: a Napoli e Roma il parco circolante più anziano. La riduzione del PM2,5 è una priorità: causa una perdita di 8,6 mesi di aspettativa di vita

Non è solo una questione di motori, ma di visione d’insieme. Per pulire l’aria delle nostre città, sostituire i vecchi veicoli è un passo necessario, ma insufficiente se non inserito in una strategia urbana integrata. È questo il cuore dello studio “Qualità dell’aria e politiche di mobilità urbana. Città a confronto”, curato dalla Fondazione Filippo Caracciolo (ACI). L'indagine mette in luce come il successo ambientale dipenda da un mix di fattori: restrizioni ai mezzi inquinanti, potenziamento dei mezzi pubblici, mobilità attiva e infrastrutture smart. Senza un'alternativa concreta all'auto privata, la transizione fatica a decollare.
Un'emergenza sanitaria prima che ambientale. Il tema della mobilità tocca direttamente la nostra salute. Secondo l'OMS, abbattere le concentrazioni di particolato ridurrebbe la mortalità annuale del 15% nelle aree più colpite. In Europa, l’esposizione al PM2,5 accorcia la vita media di circa 8,6 mesi. Dati che trasformano le politiche di trasporto in vere e proprie manovre di sanità pubblica.
Il confronto: il modello Londra e le difficoltà italiane. L'analisi mette a specchio otto metropoli europee (Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Torino e Napoli). I risultati sono chiari: Londra è il punto di riferimento. Grazie all'ampliamento della Ultra Low Emission Zone (ULEZ), ha ridotto drasticamente i veicoli inquinanti. Parigi e Madrid seguono a ruota, dimostrando che le zone a basse emissioni funzionano se supportate da trasporti capillari. In Italia il quadro è a macchie. Milano è all'avanguardia per sistemi di controllo ma lotta ancora con il PM10; Roma e Torino mostrano progressi altalenanti, mentre Napoli soffre per un parco auto decisamente troppo datato.
Il nodo del parco circolante: l'elettrico stenta. Il peso dell'anzianità dei veicoli resta il principale freno al miglioramento dell'aria. Il confronto sulla "vecchiaia" delle auto è impietoso: a Napoli il 78% delle auto ha più di 10 anni. A Madrid il 69%. A Roma e Milano rispettivamente 52% e 49%. Sul fronte dell'elettrico (BEV), il distacco europeo è netto: se Londra e Parigi raggiungono il 4%, le città italiane restano ferme a un marginale 1%.
L'impatto dei veicoli obsoleti. Lo studio stima che, anche ipotizzando percorrenze ridotte (2.000 km/anno), i veicoli Euro 0-3 continuano a essere i principali responsabili delle emissioni di monossido di carbonio e ossidi di azoto. In città come Roma e Napoli, l'incidenza di questi modelli è ancora così alta da vanificare parte degli sforzi green. In conclusione: la sfida per le città del futuro non si vince solo vietando, ma offrendo alternative. Il rinnovo del parco auto deve procedere di pari passo con parcheggi di scambio, integrazione modale e una riduzione strutturale della dipendenza dal mezzo privato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






