Chi è Sarah Mullally, prima donna alla guida degli anglicani. Oggi l'udienza dal Papa
di Matteo Liut
Insediata il 25 marzo a Canterbury, la nuova primate anglicana affronta divisioni interne e tensioni globali. Oggi l’incontro in Vaticano con papa Leone XIV

Sarah Mullally, 63 anni, è entrata nella storia il 25 marzo scorso, quando è stata intronizzata nella cattedrale di Canterbury come 106ª arcivescovo di Canterbury, prima donna a ricoprire il ruolo di primate della Chiesa d’Inghilterra e punto di riferimento della Comunione anglicana mondiale, che riunisce oltre 85 milioni di fedeli in più di 160 Paesi. Questa mattina Mullally è ricevuta in udienza privata da papa Leone XIV in Vaticano, nel momento più significativo della sua prima visita all’estero dopo l’insediamento. È un incontro dal forte valore simbolico ed ecumenico: per la prima volta una donna alla guida dell’anglicanesimo mondiale entra nel Palazzo apostolico come interlocutrice diretta del Pontefice.
Dalla sanità pubblica all’episcopato
Nata a Woking nel 1962, Sarah Mullally ha alle spalle un percorso atipico rispetto ai tradizionali profili episcopali. Per oltre trent’anni ha lavorato nel Servizio sanitario nazionale britannico, specializzandosi come infermiera oncologica e arrivando a essere, a soli 37 anni, Chief Nursing Officer for England, la più giovane a ricoprire questo incarico. La vocazione al ministero ordinato è maturata in età adulta: ordinata sacerdote nel 2001, è diventata vescovo nel 2015 e nel 2018 è stata nominata vescovo di Londra, una delle diocesi più complesse e influenti della Chiesa d’Inghilterra. Nell’ottobre 2025 è arrivata la nomina ad arcivescovo di Canterbury, confermata ufficialmente nel gennaio successivo.
L’insediamento del 25 marzo
La cerimonia di intronizzazione si è svolta il 25 marzo 2026, solennità dell’Annunciazione, nella cattedrale di Canterbury, davanti a oltre duemila invitati e con la presenza del principe William e della principessa Kate, del primo ministro Keir Starmer e di numerose delegazioni ecumeniche e interreligiose. Nel suo primo sermone da primate, Mullally ha legato la figura di Maria alla chiamata della Chiesa oggi: una Chiesa chiamata a rispondere con fiducia, ma anche con verità e responsabilità, soprattutto verso le vittime di abusi, tema che segna profondamente l’inizio del suo mandato.
I nodi irrisolti dell’anglicanesimo
Mullally eredita una Chiesa attraversata da forti tensioni interne. Il suo predecessore Justin Welby si è dimesso nel novembre 2024 dopo la pubblicazione di un rapporto indipendente che ha documentato gravi fallimenti nella gestione di abusi sessuali all’interno della Chiesa d’Inghilterra. Accanto alla questione degli abusi, restano aperte le fratture sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso, sull’ordinazione femminile e sull’assetto stesso della Comunione anglicana, sempre più segnata da sensibilità teologiche e culturali divergenti.
È in questo contesto che si colloca anche la distanza crescente tra Canterbury e molte Chiese anglicane di altri continenti, soprattutto dell'Africa, ormai uno dei dossier più delicati del suo ministero. Diversi primati del continente africano – in particolare in Nigeria, Uganda, Kenya e Ruanda – contestano apertamente le scelte dottrinali e pastorali della Chiesa d’Inghilterra su matrimonio, sessualità e ruolo delle donne, accusando Londra di essersi allontanata dall’interpretazione tradizionale della Scrittura. Il processo che ha portato alla benedizione delle coppie dello stesso sesso ha accelerato un progressivo disallineamento ecclesiale, con alcune province che hanno ridotto o congelato la comunione con l’arcivescovo di Canterbury come “strumento di unità”. Anche l’elezione di una donna alla guida dell’anglicanesimo, pur accolta con rispetto formale, è vissuta in alcune aree come un ulteriore elemento di distanza culturale e teologica.
Oggi l’incontro con il Papa
L’udienza odierna con papa Leone XIV si inserisce nel solco del dialogo inaugurato nel 1966 da Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey. Durante la visita romana, Mullally pregherà con il Papa e visiterà le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, sottolineando il carattere di pellegrinaggio più che di semplice visita diplomatica. La distanza dottrinale su temi come il sacerdozio femminile resta evidente, ma il clima resta di rispetto e collaborazione, soprattutto sui grandi temi globali: pace, migrazioni, povertà e custodia del creato.
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