Il bimbo libanese ucciso, la morte degli innocenti, le coppie Lgbt: cosa ha detto il Papa di ritorno dall'Africa

di Giacomo Gambassi, inviato sul volo papale
Leone XIV a bordo del volo che lo ha riportato in Italia ha ripercorso i dieci giorni di viaggio. «Porto con me la foto del piccolo musulmano che non c'è più. Mi aspettava». Ancora parole chiare sulla guerra: serve una cultura di pace, non di odio. «La popolazione dell'Iran sta soffrendo». La Santa Sede ferma la benedizione delle coppie omosessuali in Germania
April 23, 2026
Il bimbo libanese ucciso, la morte degli innocenti, le coppie Lgbt: cosa ha detto il Papa di ritorno dall'Africa
Papa Leone XIV sul volo che l'ha riportato in Italia dall'Africa
C’è un’immagine che Leone XIV racconta di avere con sé. «Porto con me la foto di un bambino musulmano che nella visita in Libano aspettava con un cartello in mano in cui c’era scritto: “Benvenuto papa Leone”». Una pausa. «Poi è stato ucciso». Il Pontefice non cita Israele che è responsabile dell’attacco: quello di inizio aprile contro il quartiere di Beirut dove Jawad Ali Ahmad, scout di 9 anni, viveva e dove è stato ritrovato sotto le macerie. Leone XIV ricorda il piccolo sciita mentre parla della guerra in Medio Oriente: «Occorre rispettare il diritto internazionale. È importante che gli innocenti siano protetti. E ciò non accade in diversi luoghi». Il Papa dialoga con i giornalisti sull’aereo papale, a conclusione della sua visita apostolica in Africa: undici giorni fra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Nel volo che lo riporta a Roma, risponde sullo stallo dei negoziati nel conflitto in Iran. «Vorrei incoraggiare a continuare il dialogo. Le parti facciano ogni sforzo per promuovere la pace». Conversazione ad ampio raggio con la stampa al seguito. Spiega quale sia l’approccio della diplomazia vaticana: mantenere «relazioni anche con Paesi che hanno autocrati al potere» per «contribuire a migliorare la vita delle persone». Chiede che i migranti «non siano trattati come gli animali» ma anche che si favorisca lo sviluppo dei Paesi da cui sono costretti a fuggire. E, riferendosi al “placet” tedesco sulle benedizioni delle coppie omosessuali, esorta la Chiesa a considerare la morale sessuale non come «l’unico problema, mentre ci sono questioni ben più importanti come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà umana, la libertà religiosa». Invece, non si sbilancia sui prossimi viaggi, compreso quello in America Latina: «Non c’è ancora una conferma».
L’Iran, le trattative e la voce della gente
Il Papa definisce «molto complessa» la situazione che si sta delineando con la guerra in Iran. Una «situazione caotica e critica anche per l’economia mondiale». Non entra sul futuro della Repubblica islamica. «Cambio di regime sì o no. Oggi il quadro non è chiaro dopo l’inizio degli attacchi di Israele e Stati Uniti». E avverte che «non si possono promuovere i valori in cui crediamo provocando la morte di tanti innocenti». Ancora. Di fronte a «certi contesti» problematici, prevale oggi l’idea che «l’unica risposta sia la guerra». Da qui l’appello: «Come pastore non posso essere favorevole alla guerra. E vorrei che si cercassero risposte che siano frutto di una cultura di pace e non di odio». Ciò che sta a cuore a Leone XIV è dare voce a chi non ce l’ha, a chi dei conflitti è la prima vittima: la gente comune. «C’è l’intera popolazione dell’Iran che sta soffrendo a causa degli attacchi», afferma. E confida di essere rimasto colpito dalla «lettera di alcune famiglie dei bambini morti nel primo giorno» di bombardamenti: gli alunni uccisi a scuola. Il che non implica sostenere governi che opprimono, massacrano, fanno tacere il dissenso. «Condanno la morte di ogni persona. Condanno ogni azione ingiusta. Condanno le esecuzioni capitali. Se il regime di questo o quel Paese, toglie la vita arbitrariamente a qualcuno, deve essere condannato». Perché, fa sapere il Papa, «la vita va sempre tutelata dal concepimento alla sua naturale conclusione e ogni persona protetta».
Il metodo vaticano: dialogo con tutti
Nessun silenzio o accondiscendenza. Il “metodo vaticano” è quello del dialogo con tutti. Compresi i regimi autoritari. Leone XIV lo definisce un «grande sforzo» per dire la volontà della Santa Sede di «mantenere relazioni diplomatiche con i Paesi del mondo intero». Questo permette di «avere l’opportunità di parlare» anche con governanti controversi. E lo fa «senza proclami, senza criticare, giudicare o condannare». Perché l’obiettivo del «lavoro dietro le quinte» della diplomazia vaticana è quello di «promuovere la giustizia, sostenere le cause umanitarie, cercare soluzioni ai problemi»: ad esempio, quelli dei «prigionieri politici» o della «povertà». Una scelta riassunta dal Papa con la parola «neutralità» che significa «declinare il Vangelo nella realtà concreta». È anche lo spirito del viaggio in Africa durante il quale, racconta Leone XIV, è stato «fondamentale incoraggiare i cambiamenti di mentalità o la equa distribuzione dei beni». Certo, il cuore della visita è stato «proclamare il messaggio di Cristo».
Migranti da accogliere e Paesi da supportare
«A volte sono trattati peggio degli animali». Il Papa abbraccia il dolore dei migranti. «Fenomeno articolato che non riguarda solo l’Europa o gli Stati Uniti», spiega ai giornalisti. Leone XIV ritiene che «uno Stato abbia il diritto di stabilire regole per i propri confini: non dico che tutti dovrebbero entrare senza criterio». Però quanti bussano alle porte, spesso vittime della «tratta», sono «esseri umani che meritano rispetto e devono vedere salvaguardata la propria dignità». Il Pontefice allarga lo sguardo. E le sue parole si fanno monito. «I Paesi ricchi devono cambiare le loro relazioni con quelli più poveri». Leone XIV invoca «aiuti da parte degli Stati» del nord del mondo ma anche «investimenti delle multinazionali» nei Paesi, «come quelli dell’Africa che ho visitato», dove invece oggi «si va per prendere le ricchezze naturali».
Le persone Lgbt e le benedizioni
Nella conversione con la stampa, il Papa entra anche la recente decisione dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga di dare il via libera a un rito di benedizione delle coppie omosessuali. La premessa di Leone XIV è netta: «Le divisioni nella Chiesa non possono ruotare attorno alla morale sessuale». Poi chiarisce: «La Santa Sede si è già confrontata con i vescovi tedeschi dichiarando di non approvare la benedizione formale di queste coppie». Quindi cita papa Bergoglio che lega il suo nome alla dichiarazione “Fiducia supplicans” che ha creato frizioni nella comunità ecclesiale: «Papa Francesco aveva evidenziato che tutte le persone possono ricevere benedizioni». E indica un esempio: «Quando un sacerdote dà la benedizione a fine Messa o quando il Papa benedice al termine di un appuntamento, le benedizioni sono per tutti». E richiama ancora Francesco: «La sua famosa espressione “Tutti, tutti, tutti” dice appunto che tutti sono benvenuti nella Chiesa. Perché tutti sono invitati a seguire Gesù. E tutti sono chiamati a una conversione di vita».

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