Se al "satanista" Manson viene negato il convento: dov'è la notizia?
Il musicista di "shock rock" terrà un concerto in piazza a Ferrara. Il vicino convento non ha permesso di usare le sue sale come backstage e il sindaco leghista Fabbri si è detto dispiaciuto. Ma forse non sa chi è...

Niente suore per Marilyn Manson a Ferrara. Eccola, la notizia sconvolgente: al musicista di shock rock è stata negata la saletta del convento delle Suore della Carità, in genere concessa come backstage per i tradizionali concerti cittadini di piazza Ariostea. Di fronte a tale inaudito affronto, il sindaco Alan Fabbri si è dichiarato molto, molto dispiaciuto, attribuendo sbrigativamente alla Chiesa locale la responsabilità della decisione e cogliendo l’occasione per impartirle una lezione di «dialogo e accoglienza»: perché, tu che mi critichi sempre, perché non hai saputo accogliere la «pecorella smarrita»? In serata la Diocesi ha fatto sapere di non c’entrarci niente: «Le suore sono perfettamente in grado di decidere per sé stesse».
In sintesi la notizia, se notizia è, pare sia questa. E ci piacerebbe apprendere la reazione di Manson sentendosi definire «pecorella smarrita»; e sapere se il sindaco sa quale uso – ehm – alternativo fa sul palco la rockstar di quello stesso rosario brandito in piazza dal leader del suo partito; ma soprattutto il sollievo di Manson alla notizia che non dovrà cambiarsi la guêpière in un convento. Ci vien da pensare che le suore lo abbiano tolto dall’imbarazzo facendogli un piacere. Ma soprattutto, il sindaco Fabbri sa chi è Marilyn Manson? Ha mai letto il testo di una sua canzone? Ha visto quale uso disinvolto e creativo fa dei simboli religiosi, insomma con che razza di messinscena si guadagna da vivere da quasi quarant’anni cotanto satanasso? E voleva spedirlo in convento?
Già, Manson. Dove eravamo rimasti? Era la sera di sabato 3 febbraio 2001 al Forum di Assago. Ti esibivi a otto mesi esatti dal massacro della beata suor Maria Laura Mainetti, ad opera di tre adolescenti di Chiavenna, almeno una delle quali tua fan sfegatata, tanto da indurre alcuni ad accusarti di essere una sorta di “mandante morale” dell’omicidio. Il 6 febbraio “Avvenire” titolò così il mio reportage: «Manson, ipnosi a ritmo di rock». Occhiello e catenaccio spiegavano bene: «Manipolatore di coscienze o abile speculatore? Viaggio tra il popolo della star. Al Forum di Assago tra spinelli e satanismo a buon mercato. Una ragazzina: “Credo più all’inferno che al paradiso”». Seguì una breve, intensa e gradita shitstorm (la traduzione non serve, perfino le suore di San Vincenzo hanno capito) di fan di Manson che non avevano apprezzato l’ironia sparsa a piene mani: d’altronde la mancanza di senso dell’umorismo è chiaro sintomo della mancanza di qualcos’altro, l’intelligenza.
Manson, alla soglia dei 60 anni e dopo 14 album, non sembra sia cambiato da allora. Satanista? Pare che abbia già spiegato tutto per bene: non sono satanista perché Satana non esiste, credo solo in me stesso. Eccola la “chiesa” di Manson: è quella di chi si crede dio e rende culto soltanto a sé stesso. Una “chiesa” piuttosto affollata: nei fatti, è forse la prima al mondo per devoti. Io, io e io. Gli altri? Gli altri paghino per i concerti, gli altri mi ospitino in piazza e nel convento per il mio backstage, gli altri mi utilizzino pure per le loro personali polemiche con l’arcivescovo.
Vien voglia di chiudere con le stesse parole con cui chiusi il reportage 25 anni fa: «Rantolo verso i fan: “Fuck you!”. Boato entusiasta di risposta: “Fuck you!”, e che tenerezza vedere satanasso e satanini mandarsi cordialmente a quel paese. Poi compare in paramenti episcopali, come un mago Otelma qualsiasi, ad arringare i fan da un pulpito color porpora con una croce fatta da un fucile e due pistole. Ah, la trasgressione». Chissà se in piazza Ariostea porterà anche il feto crocifisso di Assago 2001; che ha corso il rischio di ritrovarsi in convento, nel backstage.
Bentornato tra noi, Marilyn Manson. Sentivamo la tua mancanza, sapessi quanto.
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