Gli eredi Mattei diffidano il Governo: «Via il nome dal Piano»
Il nipote dell'imprenditore, morto nel 1962, definisce l'esecutivo «in totale antitesi» con le gesta dello zio. E promette di fare «causa civile e penale». La denuncia all'Eni per due quadri di Morandi

Altro fulmine nel cielo tutt’altro che sereno del Governo. Tra gli scossoni post referendari e le tensioni sul decreto sicurezza, si è infilata una nuova grana, stavolta portata dagli eredi di Enrico Mattei, il fondatore dell’Eni, morto nel 1962 in un incidente aereo. Pietro Mattei, suo nipote ed erede, ha diffidato Palazzo Chigi per aver usato il cognome di suo zio nel piano per il continente africano. Il diktat, per nulla velato, non lascia spazio a possibili contrattazioni: va tolto. Il caso è planato sulle scrivanie del Governo un mesetto fa. Lo scorso 27 marzo, come ha anticipato oggi Ilario Lombardo su La Stampa, la premier Giorgia Meloni ha ricevuto sull’indirizzo di posta elettronica della presidenza del Consiglio la seguente mail, inviata via Pec dallo stesso Mattei: «Diffida all'utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto “Piano Mattei”». La sua posizione contro l’esecutivo e anche contro lo stesso Piano (considerato «una scatola vuota») è netta. E almeno per quanto riguarda quest’ultimo punto è condivisa anche sua sorella Rosy, l’altra erede, che però non ha firmato la lettera. Perché, come riportato sempre dallo stesso quotidiano, il figlio Aroldo Curzi Mattei è un imprenditore con relazioni vaste ed è stato coinvolto nella strategia per l’Africa del Governo.
Non fa nessuno sconto, invece, Pietro. «All’inizio ho detto “vediamo che fanno”. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo», tuona il nipote del fondatore dell’Eni, spiegando perché la diffida sia arrivata solo adesso, a due anni dall’avvio del Piano. L’erede dell’imprenditore si scaglia contro le ultime scelte dell’esecutivo sull'immigrazione, sui costi dell'energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. «Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo – sostiene -. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo». E rincara la dose contro la presidente del Consiglio: «Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?». Nella lettera di diffida, l'operato della premier è definito «in totale antitesi» con le gesta di Mattei, e l'uso del suo nome «finalizzato a scopi di propaganda» che rischiano di «distorcere» figura ed eredità politica del fondatore. Invece di perseguire «la sovranità energetica nazionale» il Governo mostra «una marcata subordinazione agli interessi degli Usa», è la posizione di Pietro. Che poi traccia anche una linea rossa sulle politiche migratorie. Nella diffida, sottolinea che suo zio «selezionava i giovani locali, li formava nelle scuole dell'Eni e li rimandava nei loro Paesi». Un approccio «lontano dall'attuale utilizzo del tema migratorio per fini politici». Anche per questo, promette: «Faremo causa, civile e penale».
Ma non è tutto. Perché gli eredi di Mattei sono entrati a gamba tesa anche contro Eni: hanno denunciato l’azienda per riavere oggetti, lettere e diversi quadri dello zio, tra cui due nature morte di Giorgio Morandi. Ma per il gruppo di Descalzi «i beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari dell'ing.Mattei», hanno fatto sapere dall’azienda. Nel frattempo, il caso è sbarcato anche in Parlamento. I pentastellati e Avs hanno presentato un’interrogazione al Governo. «Avete sbandierato un Piano Mattei vuoto e avete costretto i suoi eredi a diffidarvi», ha attaccato Conte. Per il deputato M5s Alfonso Colucci, «tale vicenda sconfessa platealmente la propaganda governativa sulla natura stessa di un progetto da noi sempre criticato». Per questo motivo, ha aggiunto, «abbiamo presentato un'interrogazione alla presidente del Consiglio e al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale per sapere se risulti effettivamente pervenuta la diffida degli eredi e quali valutazioni intenda esprimere sull'utilizzo della denominazione "Piano Mattei" a fronte di una eventuale opposizione formale della famiglia». Sullo stesso registro, la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella, che ha presentato un’interrogazione alla premier Meloni e ha chiesto «di sapere come si intenda ora procedere e come si voglia porre rimedio alla questione». Sulla quale ha glissato il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Che a margine della presentazione del libro "L'ecologia dei conservatori" di Nicola Procaccini, si è limitato solo a definire Mattei «un personaggio che fa parte della storia dell'umanità». Sulla diffida, nessun commento.
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