Al cuore dei ragazzi, al cuore delle questioni
Decostruire i pregiudizi e costruire ponti: le sfide educative degli insegnanti di religione al centro del terzo meeting nazionale che si apre oggi a Roma

Andare al cuore delle questioni, ma anche parlare al cuore: sono solo due delle tante espressioni che sono adeguate per l'impegno quotidiano degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole italiane. Al centro del percorso educativo emerge il riferimento al cuore nel suo significato biblico come centro dell'esistenza umana, non solo la sede delle emozioni come spesso viene oggi concepito. Il nucleo dell'interiorità da cui scaturiscono pensieri, decisioni e sentimenti per orientare la propria vita. Con questo desiderio è stato scelto il titolo del terzo meeting nazionale degli insegnanti di religione: “Il cuore parla al cuore”, riprendendo la celebre frase di san John Henry Newman (“Cor ad cor loquitur”), proclamato di recente patrono del mondo educativo da papa Leone XIV. La direzione più specifica di lavoro viene indicata dal sottotitolo: “L’Irc laboratorio di cultura e dialogo”, riferendosi alla nota pastorale sull’Irc approvata dall’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana nel novembre 2025. Conoscere infatti è il primo passo per poter dare un giudizio sulla realtà che si incontra, arricchiti dalla tradizione, potendo così iniziare un percorso consapevole nella propria esistenza. L’insegnante di religione si trova sulla linea di frontiera più delicata e affascinante della scuola: quella dove il sapere incontra il senso. Incontrarsi in un convegno nazionale è soprattutto l’opportunità di nutrire la propria missione.
Spesso i docenti vivono una situazione particolare. All'interno del consiglio di classe e negli altri organi collegiali devono in più occasioni far comprendere il significato del messaggio religioso in uno stato laico e, allo stesso tempo, nelle aule scolastiche consegnare l'attualità del Vangelo in un linguaggio comprensibile a chi, spesso, non ha più riferimenti religiosi. Un appuntamento come quello che si apre a Roma permette di riscoprirsi parte di un corpo docente capace di scambiarsi buone prassi e di “contaminarsi” con esperienze nate magari a chilometri di distanza. Le sfide sono tante: intelligenza artificiale, crisi ambientale, post-umanesimo, solitudine digitale. I giovani che si incontrano a scuola portano con sé domande di senso frammentate, ma profondissime. L'insegnamento di religione mostra che il cristianesimo ha ancora una parola feconda da proporre sul dolore, sull'amore e sulla speranza.
In questa direzione, di fronte a un panorama mondiale segnato da conflitti e linguaggi d'odio, l’Irc ha il compito educativo di decostruire i pregiudizi e costruire ponti. Il meeting diventa l’occasione per affidare ai partecipanti un percorso che si affida al dialogo interreligioso e interculturale. Incontrarsi significa ribadire che l'ora di religione è uno spazio di libertà, dove si impara a riconoscere l'altro non come minaccia, ma come mistero da accogliere.
Infine, il convegno nazionale è un esercizio di sinodalità. In un momento in cui la Chiesa si interroga su come camminare insieme, gli insegnanti di religione hanno necessità di fermarsi per ascoltarsi. Solo da un ascolto profondo delle fatiche e delle gioie dei colleghi e delle colleghe può nascere una parola autorevole. Incontrarsi a livello nazionale aiuta a darsi una “postura” comune: non quella di chi possiede verità da imporre, ma di chi accompagna con umiltà e competenza la ricerca dei giovani. Gli insegnanti di religione non offrono risposte preconfezionate, ma scelgono di essere una presenza capace di ricucire gli strappi tra scuola e vita.
Responsabile Servizio nazionale per l’Insegnamento della Religione cattolica della Conferenza episcopale italiana
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






