Dal Brasile al piccolo Curaçao, ecco per chi potremo tifare
Ci sono Nazionali simbolo dei Mondiali, squadre che verranno seguite perché nelle loro fila giocano campioni della nostra serie A e poi ci sono le "cenerentole", sconosciute e per questo già simpatiche ai nostri occhi: piccola guida ai Mondiali che si aprono stasera

Stasera si alzerà il sipario dei Mondiali di calcio di Usa, Messico e Canada. E noi non ci saremo, cantano i Nomadi. E stringendoci a coorte in qualche piazza d’Italia, con tricolore riposto in cantina, almeno fino ai Mondiali del 2030, ci consoleremo guardando distrattamente alla tv la gara inaugurale, Messico-Sudafrica. Sessanta milioni di spettatori e per un mese non più 60 milioni di potenziali ct pronti a criticare la Nazionale che per il terzo Mondiale di fila rimane fuori dai giochi. Così, fino alla finale del 19 luglio dovremo sceglierci una nazionale di ripiego da tifare. Tanti, hanno già optato per sostenere il Brasile di Carletto Ancelotti, il quale potrebbe riscrivere la storia della Seleçao e magari anche il finale del docufilm che sta facendo su di lui il premio Oscar Paolo Sorrentino. Facile però scegliere i pentacampioni del mondo brasiliani come sostitutivo degli Azzurri bocciati. Così come sono scelte a cuor leggero le simpatie per l’Argentina di Messi e Lautaro Martinez (a cui andrà il tifo di tutti gli interisti) campione del mondo in carica. Oppure il Portogallo di Cristiano Ronaldo che a 41 anni ha ancora la forza di affrontare questo Mondiale e di sognare di scendere ancora in campo fra quattro anni a quello saudita. Più arduo diventare filofrancesi, anche se la nazionale di Mbappè e soci è assieme alla Spagna quanto di esteticamente più gradevole da trovare nel calcio postmoderno.
Per chi avesse le idee confuse o meglio volesse fare delle scelte alternative, allora noi consigliamo di seguire con attenzione le quattro “cenerentole” di questo torneo, specchio del gigantismo infantiniano. Megakermesse a 48 squadre, in cui l’anomalia più grande è sicuramente l’Italia ancora a casa, ma lo è anche vedere per la prima volta in competizione selezioni come Uzbekistan, Giordania, Capo Verde e Curaçao. Cominciamo da quest’ultima, la nazionale del Paese più piccolo mai apparso al gran ballo della Coppa iridata: 156mila abitanti. È come se la città di Perugia partecipasse a un Mondiale. Incredibile, ma vero. Curaçao è stata l’ultima impresa dell’olandese volante delle panchine, il 78enne Dick Advocaat che dopo aver vinto lo spareggio con la Giamaica e strappato il leggendario pass mondiale si era dimesso per i problemi di salute della figlia, ma poi, su pressione anche dello sponsor, la compagnia aerea Corendon Dutch lo ha fatto riatterrare a Willemstad. La capitale di quest’Isola delle Antille, (la più estesa e popolosa delle tre “isole Abc”, le altre due sono Aruba e Bonaire) dove si parla olandese e papiamento. Qui il calcio a livello di nazionale è un’invenzione del 2010, come effetto della proclamazione d’indipendenza dello Stato.
L’Uzbekistan ha ottenuto l’indipendenza dall’Urss nel 1991 e con il debutto a questi Mondiali può considerarsi una nuova repubblica del pallone internazionale. Un Paese di 37 milioni di abitanti aggrappati al sogno di una squadra guidata da un altro ct italiano (con Vincenzo Montella ct della Turchia saranno 3 gli allenatori di casa nostra), Fabio Cannavaro. Vent’anni dopo aver alzato la Coppa del Mondo sotto il cielo di Berlino e aver vinto il Pallone d’Oro, l’ex scugnizzo azzurro prova a stupire ancora. Da allenatore Cannavaro fino ad ora ha avuto meno fortuna che da calciatore: ha vinto un titolo nazionale in Cina ereditando il Guangzhou del suo maestro Marcello Lippi e poi ha fatto apparizioni lampo al Benevento e all’Udinese. Prende una selezione al 50° posto del ranking e si affida all’unica stella luminosa, il 22enne difensore del Manchester City Khusanov che secondo Pep Guardiola vale un Cannavaro. Vedremo, ma già esserci per gli uzbeki è un evento straordinario.
Così come lo è per la Giordania che stava diventando i “Jalisse” dei Mondiali: la nazionale del re Abd Allah centra la qualificazione dopo 10 tentativi falliti. Il suo ct, il marocchino Jamal Sellami ha in mano quella che la stampa sportiva di Amman incensa come “la più forte di tutti i tempi”. La Giordania infatti è cresciuta tanto nell’ultimo lustro e ha perso la finale di Coppa d’Asia del 2024 contro il Qatar che arriva a questo prestigioso appuntamento per la prima volta da qualificato sul campo, visto che la precedente edizione era il paese organizzatore. Sapessi come strano vedere a un Mondiale Capo Verde. Vice cenerentola assoluta dopo Curaçao, con il mezzo milione di abitanti disseminati nei villaggi spalmati sulle spiagge più belle del mondo. Il ct Pedro Brito “Bubista” (scopro dal “Guerin Sportivo”: soprannome derivato dalla forma creola di Boa Vista, suo luogo di nascita) ha portato i suoi ragazzi alla storica qualificazione dopo aver vinto lo scontro decisivo nel girone africano contro eSwatini, che non è un indirizzo email ma la nazionale dell’ex Swaziland.
Dall’Africa si “ripresenta” anche la Repubblica Democratica del Congo, debutto sotto l’egida congolese ma è una seconda volta, perché nel 1974 era in gara come Zaire e passò agli annali per il “caso Ilunga”. Il terzino Mwepu Ilunga che con lo Zaire sotto di 3 gol contro il Brasile al momento del calcio di punizione dal limite del temutissimo Rivelino si staccò dalla barriera e corse per calciare il pallone il più lontano possibile. Un gesto che lo ha reso il “comico” Ilunga, il giullare di tutte le edizioni a venire, ma in realtà quella palla scagliata in tribuna fu il disperato tentativo di non subire un’altra punizione più pesante al ritorno in patria, l’ira funesta del dittatore Mobutu che minacciava pene corporali dopo il 9-0 che lo Zaire aveva subito contro la ex Jugoslavia. Storie del secolo scorso, ma rimaste indelebili, così come sperano tutti i tifosi delle quattro cenerentole ai Mondiali del 2026, magari con un gol segnato a qualche nobile del calcio o un’impresa da ricordare e tramandare. Magari diversa dalla tragicomica pallonata del povero Ilunga.
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