Potere, lavoro e dignità sono sempre al centro di ogni rivoluzione

Nella "Magnifica humanitas" papa Leone XIV ricorda che tutte le grandi trasformazioni storiche mettono in gioco autorità, occupazione e valore della persona. Oggi l’Intelligenza artificiale riapre la stessa sfida etica e sociale dei tempi della "Rerum novarum"
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June 11, 2026
Potere, lavoro e dignità sono sempre al centro di ogni rivoluzione
Valentina Di Mattei
Con Magnifica humanitas papa Leone XIV va dritto al cuore del paradosso dell’Intelligenza artificiale: nel tentativo di costruire macchine sempre più umane rischiamo di rendere gli esseri umani sempre più simili alle macchine. È il cuore della prima enciclica interamente dedicata all’IA, che riconosce nell’Intelligenza artificiale la grande questione antropologica e politica della nostra epoca. Eppure, proprio mentre affronta il tema più contemporaneo, il riferimento costante resta la Rerum novarum di Leone XIII. Il richiamo non ha nulla di nostalgico e mostra come ogni rivoluzione tecnologica finisca per riproporre la stessa domanda sul rapporto tra potere, lavoro e dignità umana. Nel 1891 il nodo era la concentrazione del potere industriale e la riduzione dei lavoratori a ingranaggi produttivi. Oggi quella domanda ritorna attraverso l’Intelligenza artificiale. Il punto non è stabilire se una macchina “pensi” davvero come un essere umano ma capire quali effetti produca il fatto che iniziamo a trattarla come se pensasse. L’Enciclica individua il rischio di una “nuova Babele”, una società nella quale efficienza e prestazione diventano il criterio dominante con cui interpretiamo la realtà. Anche la nota vaticana del 2025 Antiqua et nova metteva in guardia dal rischio di ridurre l’Intelligenza a una funzione puramente computazionale. Non a caso grande spazio viene dedicato al lavoro. Se la prima rivoluzione industriale aveva trasformato soprattutto il lavoro manuale, quella dell’IA investe direttamente il lavoro intellettuale: pensare, decidere, creare. In questo scenario, tempo, dubbio, ascolto e relazione rischiano di apparire improduttivi. E dietro l’apparente immaterialità dell’IA continuano a esistere corpi, disuguaglianze e rapporti di potere molto concreti, come il lavoro di etichettatura dei dati svolto da giovani donne sottopagate o la moderazione di contenuti traumatici.
Il Papa coglie qualcosa che molte discussioni sull’IA continuano a sottovalutare: ogni tecnologia incorpora una visione dell’uomo, dei suoi affetti e delle sue capacità. Gli algoritmi riflettono inevitabilmente i criteri di chi li progetta, li finanzia e li governa, e la questione decisiva riguarda quale idea di umanità finisca per produrre l’intelligenza artificiale. È qui che il testo entra in dialogo con il politologo Langdon Winner e con la sua idea di “sonnambulismo tecnologico”. Le società moderne tendono ad adottare innovazioni in modo quasi automatico, affascinate dalla promessa di efficienza e comodità, senza interrogarsi abbastanza sulle trasformazioni che quelle tecnologie producono. Per spiegare che le tecnologie non sono mai neutrali Winner usava esempi concreti: diversi modi di coltivare la terra producono diverse forme di società. Piccole coltivazioni favoriscono autonomia e partecipazione; un’agricoltura industriale centralizza invece il potere. In questa prospettiva si inserisce anche il capitolo sulle armi autonome, che mette a fuoco una dura verità: quanto più la tecnologia allontana dal volto dell’altro tanto più abbassa la soglia morale della violenza. Il Papa sorprende richiamando anche Gandalf e le parole de Il Signore degli Anelli : «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».
Non stupisce, quindi, il dialogo aperto tra il Vaticano e i colossi del tech. Attorno alla presentazione dell’enciclica erano presenti figure di primo piano dell’IA e dell’etica tecnologica, come Christopher Olah e Tristan Harris, tra le voci più autorevoli nel denunciare gli impatti psicologici e sociali delle piattaforme digitali. La domanda lasciata aperta da Magnifica humanitas è semplice e radicale: quanta umanità siamo disposti a sacrificare in nome dell’efficienza? Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante: papa Leone XIV non ha paura di riportare al centro del dibattito parole come dignità, limite, vulnerabilità, responsabilità. Valori ormai quasi scomparsi dal linguaggio politico, ma sempre più decisivi in una comunicazione capace di orientare le persone. Come ricorda da anni Drew Westen, le persone si muovono attraverso emozioni, identità e visioni del mondo ben prima di farsi guidare da dati e argomentazioni razionali.
Valentina Di Mattei è Referente del “Gruppo 
di lavoro Intelligenza 
artificiale: innovazione, applicazione ed etica” del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi

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