A Bari sono le madri a salvare i figli dalla mafia

Attentati, sparatorie, minacce; le famiglie degli appartenenti alle cosche sono stanche e si rivolgono agli inquirenti. Il pm: importante cambiamento
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July 27, 2026
A Bari sono le madri a salvare i figli dalla mafia
Un'operazione dei carabinieri a Bari / ANSA/DONATO FASANO
In una stanza d’ospedale, davanti al figlio ferito a una gamba dai colpi di pistola, una madre trova il coraggio che i clan non prevedono: «Togliti da questa storia». È la crepa che si apre nell'invincibilità ostentata sui social dalle giovani leve della mafia barese, ma che davanti al sangue di un figlio si sgretola in un «consiglio da mamma», come dice la donna. «Ora è andata bene, la prossima volta te ne vai al cimitero. Io ne sono convinta, ed io a piangere al cimitero non ci voglio venire». A chiederlo al figlio è la mamma di Gabriele Muserra, gambizzato la notte del 14 aprile vicino a casa sua, in via Dante, nel cuore del quartiere Libertà di Bari. Un agguato avvenuto pochi giorni dopo quello che aveva portato al ferimento di Antonello Sinibaldi, eseguito con le stesse modalità, il 9 aprile, davanti ad una gaming hall in viale della Repubblica, nel rione Carrassi. Per i due fatti, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Antonello Strambelli, 33 anni, e Ignazio Raggi, 21.
Ma anche dall'altra parte della barricata, quella dei presunti autori degli agguati, si fa largo un'altra crepa, dettata anche questa dall'istinto materno. È il 4 maggio - pochi giorni dopo i due agguati e prima della festa patronale di San Nicola, a Bari - quando proprio la madre di Raggi denuncia alle autorità che suo figlio è bersaglio di minacce di morte. Mostra un post di TikTok che raffigura il giovane e la didascalia: “A San Nicola non penso arrivo, verrò trivellato (crivellato, ndr ) prima». Adesso, Raggi e Strambelli sono in carcere per lesioni personali e porto di arma da sparo, reati aggravati dal metodo mafioso. Sarebbero stati loro, secondo la Dda, a sparare alle due vittime nell’ambito di una faida interna al clan Strisciuglio per gestire il mercato della droga a Carrassi. Una guerra combattuta per strada dai rampolli della mafia barese che hanno un modus operandi «preoccupante» che porta con sé il «rischio effettivo che anche persone innocenti» possano essere coinvolte in episodi di sangue, spiega il procuratore di Bari, Roberto Rossi. A illustrare il ruolo cruciale di queste madri coraggiose è il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Bari, Giuseppe Gatti. Si tratta, ha detto, di «un segnale di novità, di un importante cambiamento». Non è un caso, ha spiegato, «che i protagonisti siano le donne, siano le mamme, cioè persone legate da un vincolo di amore e di affetto speciale nei confronti dei propri figli. Abbiamo dei segnali in cui queste mamme chiedono aiuto – ha concluso –, in cui, in qualche modo, cercano di convincere i propri figli a cambiare strada, a capire che la logica mafiosa è una logica di morte, una logica che non ha futuro».

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