Il caso Pirlo alla moviola: le scommesse, i russi, i figli procuratori e il clamoroso autogol della Figc
Prima l'accordo, poi la retromarcia. Il caso Pirlo scuote la Figc tra dubbi etici, incompatibilità e polemiche: un pasticciaccio che racconta le difficoltà del calcio italiano ancora prima di scegliere il nuovo commissario tecnico

La Triade federale del pallone italico, Malagò-Maldini-Leonardo, aveva raggiunto l’accordo e deciso prima del weekend scorso, in modo da poter correre al mare (si presuppone) a giocare a calcetto o a padel in famiglia: «Andrea Pirlo nuovo ct della Nazionale». Ma la notte porta consiglio e la febbre del sabato sera ha fatto venire gli incubi a Giovanni Malagò che, fedele agli alti valori olimpici che lo contraddistinguono, ha detto: «No, Pirlo il ct non lo può fare». Bocciatura non tecnica, ma di carattere etico e se vogliamo deontologica. Pirlo, oltre a un curriculum da tecnico che è l’opposto di quello che può mostrare da calciatore, quindi da allenatore non ancora vincente, ha pure un piccolo, sì fa per dire, scheletro nell’armadietto: un contratto pubblicitario con l’agenzia russa di scommesse Fonbet. A Malagò la scelta di Pirlo sapeva già di ripiego, meglio sarebbe stato il suo pupillo Roberto Mancini, ma i due uomini Milan, Paolino e Leonardo avevano espresso alto gradimento e fiducia per il loro ex compagno di battaglie in rossonero. E allora che fai, cominciamo ad azzuffarci prima di cominciare l’avventura, anzi la missione “resuscitiamo il calcio azzurro”? No, per carità, uno per tutti e tutti per Pirlo, fino alla misteriosa scoperta dell’altarino dell’azzardo russo. Brutta sorpresa, anche per noi di Avvenire che siamo ripiombati ai tempi della campagna “Azzurro vergogna”, quando la Federazione non si era “accorta” di pubblicizzare il gioco d’azzardo. Gli effetti poi si sono visti nei casi dei giovani Tonali e Fagioli, azzurri affetti da ludopatia che hanno scontato un anno di stop dall’attività agonistica.
La scelta di Pirlo, un ct testimonial nel mare magnum dell’azzardo non è il massimo, ma la Federazione lo scopre solo adesso? Domanda che sorge spontanea anche all’ultimo dei tifosi italiani. «È solo un accordo commerciale e non certo politico quello che ho con i russi» si difende Pirlo. E ci mancherebbe pure che ci ritrovassimo un uomo di Putin alla guida della Nazionale. Ma c’è anche l’altro piccolo particolare per cui, regolamento federale alla mano, si giudica un selezionatore: non deve avere familiari che operino nel campo della procura dei calciatori, in quanto la norma parla chiaro: incompatibilità tra incarichi in Figc e rapporti di parentela con agenti sportivi. Il 23enne Nicolò Pirlo è stato assunto un anno fa alla You First/Garsh Sports, dove svolge attività di intermediazione e scouting per la società che assiste i campioni del mondo spagnoli Fabian Ruiz e il suo ct Luis de la Fuente. L’ex ct campione del mondo nel 2006 con la Nazionale che fu anche di Pirlo, Marcello Lippi, a fronte di quella norma nel 2016 rinunciò all’incarico di direttore tecnico in virtù del fatto che suo figlio Davide, ex operatore della società moggesca della Gea, lavorava alacremente come procuratore di diversi campioni azzurri. Al momento ci troviamo di fronte a un apprendista per un docile stregone da offrire alla Nazionale, ma Andrea Pirlo ormai è fuori dai giochi. Al risveglio per lui c’è un clima da biscardiano processo del lunedì: «Ho appreso di non essere più candidato per il ruolo da ct», mastica amaro l’ex campione del mondo, protagonista e vittima della prima farsa del nuovo corso Nazionale. Domattina è in programma il Consiglio Federale e Malagò sarà costretto a dare risposte convincenti su questo primo flop gestionale e anche sull’altro figlio d’arte che mette in difficoltà il direttore tecnico azzurro Paolo Maldini. Christian Maldini è un collega di Pirlo jr, collabora con Gr Sports, l’agenzia di Giuseppe Riso che controlla diversi calciatori azzurri. Di fatto, i due rampolli di casa Maldini e casa Pirlo non sono degli agenti sportivi iscritti all’albo, perciò quella norma verrebbe tranquillamente dribblata, ma la questione morale rimane.
Intanto il casting per il ruolo sempre più delicato di ct è clamorosamente riaperto. In pole riscatta Mancini, il quale però ha due figli maschi che ruotano intorno al mondo del calcio, quindi per l’accorto Malagò sarebbe meglio virare sulla soluzione Conte, inteso come Antonio, padre di figlia unica, non operativa sul fronte calcistico, e primo nome della lista dei presidenti di Serie A che su Pirlo non avrebbero mai scommesso. Questa la prima fila della griglia, mentre in seconda fila tornano d’attualità anche i disoccupati, il giovane Raffaele Palladino e Stefano Pioli tecnico dello scudetto del Milan firmato dal Maldini dirigente. Terzo incomodo: l’aggiustatore universale Claudio Ranieri che sicuramente verrà cassato per motivi anagrafici, 75 anni a ottobre, un età buona per il Quirinale ma non per la panchina azzurra. Siamo di fronte al solito pasticciaccio all’italiana: non si riesce neppure a nominare un allenatore per la Nazionale che metta tutti d’accordo, figurarsi per le riforme istituzionali che i nostri governi sbandierano da decenni. La Germania c’ha messo un amen per voltare pagina e passare all’hegeliano Klopp. La Francia ha preso tempo ma doveva convincere un pezzo da novanta come Zidane che al 99% prenderà il posto di Deschamps. Noi, dopo l’illusione (o bufala) Pep Guardiola, siamo punto e a capo. Se la cifra principale del nuovo ct deve essere quella dell’ottimo profilo etico, allora di tutti i candidati il migliore per noi rimane Silvio Baldini, attuale ct dell’Under 21, grande maestro di vita ancor prima che di campo. E ai buoni maestri ci si deve aggrappare, perché questo calcio italiano, come ci conferma il “caso Pirlo”, deve ripartire dalle elementari.
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