«Dolosi gli incendi sul Gargano». E ora il caldo minaccia nuovi fronti
Dopo le evacuazioni sul promontorio pugliese la situazione migliora, ma resta alta l'attenzione sui roghi e sulla loro possibile origine dolosa. Fiamme ancora attive in Basilicata, Calabria e Sicilia. Decine gli evacuati a Maratea

L'Italia si prepara ad affrontare una nuova ondata di caldo, attesa già da metà settimana, mentre vaste aree del Paese restano sotto stretta osservazione per il rischio incendi. Le temperature in aumento e il vento rappresentano una combinazione particolarmente insidiosa dopo i numerosi roghi che nelle ultime 48 ore hanno interessato soprattutto il Mezzogiorno, imponendo evacuazioni, chiusure di strade e linee ferroviarie e un massiccio impiego di uomini e mezzi della macchina dei soccorsi.
Il fronte che ha destato maggiore preoccupazione è stato quello del Gargano. Dopo una domenica segnata da immagini drammatiche, con centinaia di turisti costretti ad abbandonare le spiagge e raggiungere via mare il porto di Vieste, la situazione appare oggi in miglioramento. Gli incendi tra Peschici e Vieste sono stati domati nella tarda serata di ieri, anche se resta alta l'attenzione per possibili riattivazioni dei focolai. Sono riprese le operazioni di bonifica, mentre le strutture ricettive sono state presidiate per tutta la notte e gli ospiti hanno potuto fare ritorno nei villaggi turistici. Pesantissimo il tributo pagato dal patrimonio boschivo e paesaggistico del promontorio. Proprio sul Gargano torna però con forza anche il tema dell'origine dei roghi. Il sindaco di Peschici, Luigi D'Arenzo, ha parlato apertamente di incendi "dolosi, anche perché appiccati in più punti". Un'affermazione destinata ad alimentare le indagini e che riporta al centro un'ipotesi che da anni accompagna le grandi emergenze incendi sul promontorio: il sospetto che dietro almeno una parte dei roghi possano esserci interessi della criminalità organizzata. L’allerta incendi nella zona richiama inevitabilmente alla memoria quanto avvenne nel 2007, quando un devastante rogo colpì la stessa fascia costiera, con tre vittime e molti feriti. Anche questa volta le immagini delle evacuazioni via mare hanno riportato alla mente quella tragedia, simbolo di una ferita che sul promontorio pugliese non si è mai completamente rimarginata.
Resta complessa intanto l'emergenza a Maratea. Nel territorio lucano i vigili del fuoco e la Protezione civile sono impegnati da giorni su più fronti. Il rogo che interessa il versante montano sopra Marina di Maratea continua a richiedere l'intervento di due Canadair, mentre decine di ettari di vegetazione sono già andati distrutti. Ieri notte sono state evacuate a scopo precauzionale 58 persone. Un altro incendio è stato domato nella frazione di Castrocucco, mentre un ulteriore fronte lungo la Fondovalle del Noce ha provocato rallentamenti al traffico a causa del fumo che ha invaso la carreggiata.
L'emergenza interessa anche altre regioni del Sud. In Calabria, nel Crotonese, un vasto incendio ha interessato un'area di circa cento ettari con diversi fronti ancora attivi. Le squadre dei vigili del fuoco hanno concentrato gli sforzi soprattutto nella protezione delle abitazioni e degli edifici scolastici, sostenute dall'intervento di due Canadair e dei volontari della Protezione civile. La Sicilia continua intanto a fare i conti con un'estate particolarmente difficile. Dal 18 luglio i vigili del fuoco hanno effettuato oltre 1.400 interventi, con la provincia di Agrigento tra le aree maggiormente colpite. Per fronteggiare l'emergenza sono stati mobilitati fino a novecento operatori contemporaneamente, mentre resta elevato l'impiego dei mezzi aerei nella lotta ai roghi.
Ieri anche il Molise è stato investito dalle fiamme, con un vasto incendio nell'area di Campomarino che ha provocato l'evacuazione di una residenza sanitaria assistenziale e di numerose abitazioni, oltre alla sospensione della circolazione ferroviaria sulla linea adriatica e pesanti disagi ai collegamenti nazionali. La situazione è successivamente rientrata in serata grazie all'intervento di vigili del fuoco e Canadair, ma resta il segnale di una vulnerabilità diffusa lungo tutto il versante adriatico.
L'attenzione resta ora concentrata sulle prossime giornate. L'arrivo della nuova ondata di caldo rischia infatti di aumentare ulteriormente il pericolo di nuovi inneschi e di alimentare eventuali focolai ancora presenti. Una prospettiva che impone il massimo livello di vigilanza soprattutto nelle aree boschive e nelle località turistiche, dove il mix tra temperature elevate, vegetazione secca e vento può trasformare in pochi minuti un principio d'incendio in un'emergenza di vaste proporzioni. Dopo un fine settimana segnato dal fuoco, il timore è che la stagione degli incendi sia tutt'altro che alle spalle.
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