Spiagge protette, ma per chi? Il caso di Punta Molentis e il futuro delle nostre coste tra tutele e divieti
Dalla Pelosa a Olbia fino a Stintino: la Sardegna introduce regole a difesa degli arenili più fragili,
ma il confine tra protezione ambientale
e limitazione della libertà resta aperto

Nel pieno dell’estate, la polemica sugli ombrelloni di Punta Molentis si è attenuata, ma la domanda che l’ha accesa resta aperta: fin dove può spingersi la tutela di un arenile fragile senza trasformare un bene comune in uno spazio sempre più selettivo e senza contraddire le più elementari regole di protezione dal sole?
Tutto era cominciato nei primi giorni di giugno, quando il Comune di Villasimius aveva introdotto per una delle spiagge più iconiche della Sardegna un ticket d’ingresso e una disciplina particolarmente restrittiva. Nella prima versione dell’ordinanza, l’ombrellone era consentito soltanto alle famiglie con bambini fino a dieci anni e alle persone con almeno 65 anni. Per tutti gli altri, niente ombra. Il caso aveva rapidamente superato i confini dell’isola, finendo anche sul Guardian con un titolo destinato a fare il giro del mondo: “Sardinian beach bans umbrellas for people aged 10 to 65”.
Dopo una settimana di proteste e osservazioni, quel provvedimento è stato revocato e sostituito. Oggi possono accedere via terra fino a 190 persone contemporaneamente, con un massimo di 90 veicoli, mentre altre 100 possono arrivare via mare esclusivamente attraverso gli operatori autorizzati dell’Area marina protetta di Capo Carbonara. L’ombrellone è consentito, uno per ciascun nucleo familiare o gruppo di persone, ma deve essere posizionato secondo le indicazioni del personale incaricato.
Resta il ticket: dieci euro a persona per l’intera giornata via terra, ridotti a sei euro per chi entra dopo le 13. L’accesso via mare costa due euro; i bambini sotto i dodici anni e i disabili con un accompagnatore, entrano gratuitamente. Non è possibile prenotare online. Si entra in ordine di arrivo, fino all’esaurimento dei posti disponibili.
Il sindaco di Villasimius, Gianluca Dessì, respinge l’idea di una semplice retromarcia. «Non è un passo indietro, ma due passi avanti», spiega, rivendicando la decisione di correggere il provvedimento dopo le osservazioni ricevute. «Abbiamo ascoltato le critiche e trovato una soluzione più equilibrata, senza rinunciare alla tutela dell’arenile». Punta Molentis, ricorda il primo cittadino, è un ecosistema fragile, profondamente segnato dall’incendio dell’estate 2025 e dalle successive mareggiate. «L’arenile si è dimezzato e non possiamo più gestire gli stessi numeri del passato. Il nostro obiettivo non è vietare, ma preservare, proteggendo un bene che appartiene alla comunità e alle future generazioni».
La sicurezza, del resto, non riguarda soltanto la capacità della spiaggia. Dopo il devastante rogo dello scorso anno il Comune ha istituito un presidio di monitoraggio e primo intervento antincendio boschivo nelle località di Punta Molentis, Porto Giunco e Porto Sa Ruxi. Un intervento che mostra come la tutela del territorio non possa ridursi a ticket e divieti, ma richieda prevenzione, personale, e capacità di affrontare le emergenze.
Punta Molentis, però, è solo il caso più eclatante di una Sardegna balneare sempre più regolata. Da nord a sud fioccano le ordinanze: non solo spiagge a numero chiuso, lidi plastic e smoke free, ma anche castelli di sabbia vietati a Stintino, ombrelloni in rafia sintetica banditi a Olbia, picnic limitati a Sant’Antioco e stuoia obbligatoria sotto il telo mare alla Pelosa. L’obiettivo è sempre lo stesso: difendere spiagge delicate, consumate dall’erosione, dal turismo di massa e da comportamenti poco rispettosi.

Ma il confine tra tutela e iper-regolamentazione rimane sottile. Se è vero che alcuni arenili non possono più sostenere l’assalto del turismo di massa, è altrettanto vero che il mare resta un bene comune. Quando l’accesso dipende da ticket, capienze ridotte e dalla possibilità di arrivare la mattina presto, il rischio è che la protezione della natura venga percepita come una progressiva selezione dei suoi fruitori.
È qui che il caso Punta Molentis smette di essere soltanto una questione amministrativa o turistica e diventa anche un tema di salute pubblica. «Proteggere la sabbia e non la pelle? Sarebbe un paradosso», osserva il dermatologo Giovanni Di Lella, direttore dell’UOC Skin Cancer Center dell’IDI IRCCS di Roma. Per lo specialista, limitare gli ombrelloni in spiaggia rischia di mandare un messaggio contraddittorio rispetto alle campagne nazionali di prevenzione. «Certo, per i bambini bisogna essere ancora più prudenti, perché hanno davanti molti anni nei quali una fotoesposizione scorretta può trasformarsi in un danno cutaneo; ma i fattori di rischio per i tumori della pelle non dipendono solo dall’età: contano il fototipo chiaro, frequente tra i turisti del Nord Europa, la presenza di molti nei e la predisposizione». Da anni, ricorda Di Lella, la sanità pubblica invita a ridurre l’esposizione diretta al sole, a cercare l’ombra, a usare cappelli, indumenti protettivi e creme solari. «L’ombrellone non è un capriccio: riduce la quantità di raggi ultravioletti che colpiscono la cute». Il dermatologo richiama anche i numeri: in Italia si registrano circa 15 mila melanomi l’anno e molti più i carcinomi cutanei, nell’ordine di dieci volte tanto.
La lezione di Punta Molentis, dunque, non è che le regole siano inutili. Al contrario, senza limiti molti luoghi rischiano di essere irrimediabilmente consumati. Ma le regole devono essere proporzionate, comprensibili e coerenti con la tutela della salute: contingentare dove è necessario, proteggere le dune, prevenire gli incendi, educare prima di sanzionare e colpire gli abusi senza penalizzare i comportamenti ordinari.
Punta Molentis è diventata così un piccolo laboratorio del futuro delle coste mediterranee: spiagge più fragili, eventi climatici estremi, overtourism e spazi naturali sempre più contesi. Preservare questo patrimonio, senza trasformarlo in un privilegio. La vera sfida non è scegliere tra la sabbia e le persone, ma imparare a proteggere entrambe.
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