Alla conquista della terra palestinese: così la Cisgiordania è sull'orlo del caos

di Nello Scavo, inviato a Sarra (Nablus)
Sei persone, tra cui due israeliani, uccise sulle colline di Nablus, mentre nei territori i coloni avanzano, anche se parlano semplicemente di «un'escursione». Con l’avvicinarsi del voto il governo di Tel Aviv, in caduta libera nei sondaggi, punta a trasformare ogni nuova crisi in una prova di forza elettorale
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July 25, 2026
Alla conquista della terra palestinese: così la Cisgiordania è sull'orlo del caos
Soldati dell'esercito israeliano nei pressi di Nablus, in Cisgiordania / Reuters
Il sole di metà giornata ha già seccato i rivoli di sangue. Sulle colline di Nablus le pietre non raccontano mai chi ha sparato per primo. Quattro palestinesi e due israeliani uccisi. È l’innesco di una nuova guerra. Per la terra e per il voto: quello israeliano di ottobre e quello palestinese di novembre. Nel rimpallo di accuse la dinamica dei fatti non conta quasi più. Contano gli ordini: chiudere, circondare, demolire, assediare. E infine conquistare altri lotti palestinesi, con il governo israeliano che dopo la sparatoria ha annunciato nuovi insediamenti e la legalizzazione di avamposti finora non autorizzati neppure dalla legge israeliana.
La guerra è nelle parole, prima che nei caricatori delle armi automatiche. È così che gli israeliani arrivati nel villaggio di Tell nel venerdì di preghiera, nelle note ufficiali non verranno definiti «coloni», ma «escursionisti». È The Times of Israel a scomporre i fatti e rimetterli in ordine. Scrive che la tensione è salita quando «un gruppo di diverse dozzine di coloni era entrato nella periferia del villaggio di Tell, in quella che sostenevano fosse un’escursione». Una versione smentita almeno in parte dagli stessi fatti, dato che «la città si trova nelle aree A e B, che sono off limits per gli israeliani a meno che non si coordinino in anticipo con l’esercito, ma l’Idf ha detto che i coloni non lo hanno fatto», precisano i reporter israeliani. Parlano di «ingresso illegale da parte del gruppo», di cui facevano parte «uomini armati e minori». Secondo le testimonianze palestinesi, quando gli «escursionisti» si sono avvicinati a una moschea nell’ora della preghiera, la baruffa è diventata battaglia. Prima a mani nude, poi con il dito premuto sul grilletto.
Essam Saifi, un leader locale del partito palestinese Fatah, racconta che circa 25-30 coloni hanno inizialmente attaccato la zona orientale di Tell e hanno tentato di fare irruzione in due case. «I residenti sono usciti per affrontarli e i coloni hanno aperto il fuoco», ha affermato. Mezz’ora dopo i primi spintoni, gli «escursionisti» sarebbero tornati, attaccando la parte occidentale della città e ferendo un minore con un colpo d’arma da fuoco. Comunque siano andati i fatti prima, è nel dopo che le ricostruzioni collimano. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane, la «squadra di protezione», del vicino insediamento di Havat Gilad è stata inviata sul posto insieme ai soldati di artiglieria di stanza nella zona. Le immagini, riprese da angolazioni opposte con i cellulari di cittadini palestinesi e coloni israeliani, mostrano due uomini che affrontano Benayahu Mellet, 32 anni, membro della squadra di protezione civile armata dell’insediamento. Uno dei palestinesi gli strappa il fucile e apre il fuoco contro Mellet e il maggiore Yuval Ezra, 27 anni, comandante di una batteria di artiglieria dell’Idf. Moriranno entrambi. A quel punto comincia la sparatoria dei militari israeliani e, nel successivo «fuoco incrociato», secondo la ricostruzione dell’Idf, quattro palestinesi vengono uccisi. Altri restano feriti, così come due israeliani.
Lo aveva previsto ieri, nell’intervista ad Avvenire, l’ex premier Ehud Olmert: il governo Netanyahu avrebbe potuto trasformare ogni nuova crisi in una prova di forza elettorale, mentre il consenso viene segnalato in caduta libera in vista del voto del 27 ottobre. Quando raggiungiamo l’area, i militari israeliani sbarrano la strada. Si sentono solo soldati che urlano, palestinesi che inveiscono e lanciano sassi deviati dal vento, che porta polvere e cattive notizie. Le case sembrano aggrapparsi ai crinali per restare un passo davanti agli insediamenti israeliani. Ora rischiano di venire demolite, mentre i caterpillar dell’esercito si avvicinano per distruggere le abitazioni degli assalitori palestinesi. Da queste parti basta poco perché un sentiero diventi un confine e un confine diventi un assedio. Prima arriva un bivacco, poi un generatore, quindi una recinzione, infine uomini armati. E quando il paesaggio cambia, spesso è già troppo tardi anche per le mappe.
Nostre fonti a Nablus, le cui testimonianze trovano riscontro nelle denunce di associazioni di medici israeliani e palestinesi, hanno riferito che poco dopo la riunione di gabinetto convocata dal premier israeliano, i militari dell’Idf hanno fatto irruzione nell’ospedale della città e hanno arrestato due palestinesi feriti. Secondo le stesse fonti, avrebbero inoltre portato via i resti di una delle vittime. «Le ambulanze non sono riuscite a raggiungere i pazienti né a evacuare i feriti a causa dei posti di blocco militari e delle chiusure imposte», spiegano. I villaggi nei dintorni sono stati di fatto isolati, con la maggior parte dei varchi di accesso chiusi, impedendo alle ambulanze e ai veicoli civili di circolare. Una donna in travaglio non è riuscita a raggiungere l’ospedale e ha partorito nel villaggio, senza assistenza professionale.
Secondo le autorità di Ramallah, dall’inizio del 2026 in Cisgiordania sono stati uccisi 87 palestinesi, 21 dei quali da coloni israeliani. L’Onu ha inoltre registrato circa 850 palestinesi feriti durante attacchi degli estremisti. Per le vittime israeliane non esiste invece una statistica ufficiale, ma secondo le cronache 6 sono i morti: 4 militari e 2 civili. Mentre lasciamo la zona per tentare invano di raggiungere Nablus, in direzione opposta sfrecciano colonne di mezzi militari. Le Forze di difesa israeliane hanno inviato altre cinque compagnie e imposto la chiusura del circondario. Sono stati annullati tutti i permessi del fine settimana per le truppe di stanza in Cisgiordania. Sconsolato, un soldato che già si vedeva in spiaggia a Tel Aviv ci invita a non insistere e a tornare indietro. È stato ordinato di tenersi pronti per «una vasta attività operativa antiterrorismo».

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