Qual è la situazione negli Stretti? Hormuz è chiuso, Bab al-Mandeb no
Facciamo il punto sul traffico commerciale nelle rotte strategiche colpite dagli effetti della guerra. Il passaggio tra Iran e Oman è quasi del tutto bloccato: pochissime navi in transito, seimila uomini in attesa di evacuazione. Sul Mar Rosso, invece, lo stop degli Houthi riguarda solo la parte saudita: è possibile circolare, anche se in misura minore rispetto a maggio

Lo Stretto di Bab al-Mandeb, nel Mar Rosso, non è chiuso. Lo ha chiarito il portavoce degli Houthi, Mohammed Abdusalam, sottolineando che il blocco marittimo dichiarato dai ribelli «riguarda solo la parte saudita». In effetti, ieri, nel tratto di mare sono transitate due superpetroliere cinesi della Cosco – la Vlcc Xin Long Yang e la Vlcc Cosnew Lake – autorizzate dai ribelli yemeniti alleati di Teheran. Entrambe avevano caricato greggio nel porto saudita di Yanbu all’inizio della settimana. Di certo, però, il traffico è fortemente ridotto. Secondo i dati di navigazione di Kepler, le navi che lo attraversavano prima della guerra tra Usa e Iran erano una settantina al giorno. Nelle ultime settimane il numero è oscillato tra 20 e 40. Ieri, però, ne sono state contate appena 12. Pesa, in particolare, l’attacco dei ribelli alle due petroliere saudite di giovedì. Episodio che avrebbe portato il governo di Riad a cercare nella mediazione dell’Oman un freno all’escalation.
La missione navale europea Aspides ha aggiornato la sua valutazione della sicurezza: il livello di minaccia nello Stretto di Bab el-Mandeb, al largo delle coste dello Yemen, e nella parte meridionale del Mar Rosso è stato innalzato da medio ad alto; quello relativo alla parte settentrionale del Mar Rosso e il Golfo di Aden rimane a livello medio. Sarebbe questo il motivo che ha portato diverse imbarcazioni a scegliere rotte alternative per uscire dal Mar Rosso: invece di Bab el-Mandeb, alcune hanno navigato attraverso il Canale di Suez. Soluzione che triplica i tempi del viaggio di quelle dirette in Asia.
Resta invece bloccato quasi del tutto Hormuz. Qui, così rileva ancora la società Kepler, i transiti giornalieri sono fermi a tre. Giovedì, ne è passata solo una, la petroliera NewGiant, diretta al porto cinese di Rizhao: questo è stato il livello più basso dal 7 maggio. La situazione è di sostanziale paralisi, nonostante il Comando Centrale degli Stati Uniti ribadisca che lo Stretto «è aperto al transito, con il supporto della marina statunitense». Per i circa seimila uomini bloccati nello Stretto l’Onu ha chiesto l’evacuazione e il rimpatrio in sicurezza denunciando una grave crisi umanitaria.
Lo stallo è anche politico. Il regime iraniano non rinuncia alla sovranità su quel tratto di mare. «La difesa degli interessi dell'Iran a Hormuz fanno parte dei nostri principi fondamentali e continueremo a perseguirli», ha ribadito il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, al termine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Intanto, ieri, una delegazione dell’Oman si è recata a Teheran per discutere la gestione del traffico navale nello strategico passaggio di mare.
Secondo Axios, i governo di Usa e Regno Unito stanno discutendo la possibilità di un incontro la settimana prossima, a Londra, su una potenziale coalizione internazionale per proteggere la via marittima di Hormuz. Alla conferenza potrebbero partecipare i ministri della Difesa e i comandanti più alti in grado dei Paesi occidentali e dell'Europa.
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