Meloni attacca, Schlein risponde: la violenza No Tav diventa un altro terreno di scontro politico

Dopo gli assalti di sabato, la premier e il ministro Piantedosi sono andati in Val di Susa per un sopralluogo e per incontrare il personale delle Forze dell'Ordine impegnato nel cantiere della futura linea ferroviaria ad alta velocità. Fermati 4 antagonisti stranieri. Oltre 1.000 persone identificate
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July 27, 2026
Meloni attacca, Schlein risponde: la violenza No Tav diventa un altro terreno di scontro politico
Un fermo immagine tratto da un video mostra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, durante un sopralluogo in Val di Susa, dopo gli assalti No Tav di sabato /Ansa
Il teatro politico itinerante dell’estate si è spostato in Val di Susa. Dopo Grinzane Cavour (caso Roggero) e Bologna (morte di Fakir), i riflettori adesso si sono accesi anche sul cantiere della futura linea ferroviaria ad Alta velocità Torino-Lione, colpito sabato scorso dagli attacchi dei No Tav. Con la premier Giorgia Meloni che ieri mattina si è recata a Chiomonte insieme al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, condannando in un video la «violenza organizzata». E con la segretaria dem, Elly Schlein, che ha accusato il Governo di «strumentalizzare i fatti». Mentre Fratelli d’Italia, con il deputato Francesco Filini, annunciava una proposta di legge che «punisca il vincolo associativo, anche se non stabile e gerarchico, purché coordinato».
È un luglio più caldo del solito, e non solo per le temperature, ma anche per una campagna elettorale che di fatto è già iniziata da mesi. Ma a prendersi la scena, ieri, è stata la premier Meloni, che ha incontrato le Forze dell’Ordine impegnate nelle attività di vigilanza e sicurezza del cantiere della Tav. Oltre centoventi gli agenti rimasti feriti dopo gli scontri, come ha denunciato la stessa presidente del Consiglio. Mentre una prima stima parla di un milione di euro di danni: «Il peggior attacco dal 2011 ad oggi», nelle parole del direttore generale di Telt. «Siamo tutti responsabili per quello che è accaduto», ha detto Guido Fissore, storico attivista, nel corso di una conferenza stampa indetta dai No Tav, negando la distinzione tra una parte del corteo pacifica e un’altra violenta. «Siamo andati su in migliaia verso Chiomonte – ha ribadito –, quello che è successo l’abbiamo fatto tutti».
Nel frattempo sono stati fermati dagli investigatori della Polizia quattro antagonisti stranieri (cittadini tedeschi ventenni), probabilmente appartenenti al cosiddetto Blocco Nero. Per due di loro il Tribunale di Torino ha convalidato l’esecuzione dell’allontanamento immediato dall’Italia, con il divieto di reingresso per tre anni. E oltre 1.000 persone sono state identificate durante i controlli a Venaus, al termine del Festival Alta Felicità organizzato dal movimento No Tav. Domenica erano già state controllate altre 436 persone. Le indagini sugli assalti ai cantieri, coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri, ipotizzano il reato di devastazione. Ma in sede giudiziaria potrebbero aggiungersene altri più gravi.
È in questo clima che Meloni è atterrata in Piemonte. La premier e il ministro Piantedosi sono arrivati in aeroporto a Torino Caselle in mattinata. E sono saliti su due diversi elicotteri per raggiungere il cantiere. Prima dell’arrivo hanno sorvolato l’area. Ad attenderli sul posto c’erano il capo della Polizia, Vittorio Pisani, insieme al questore di Torino, Massimo Gambino, e al prefetto del capoluogo piemontese, Donato Cafagna. Dopo l’incontro con il personale delle Forze dell’Ordine, hanno visitato il cantiere alla presenza degli operai e dei rappresentanti di Telt. Ad accoglierli, il direttore di produzione, Piergiuseppe Gilli, che sovrintende al lavoro dei direttori di costruzione della società che opera per realizzare la futura linea ferroviaria. Intorno alle 12.15 Meloni e Piantedosi sono ripartiti. Sono risaliti sui due elicotteri con cui erano arrivati, per fare ritorno all’aeroporto di Torino Caselle. Dopo pochi minuti, la premier ha pubblicato sui social un video registrato nel cantiere. Nel reel vengono inquadrati i danni e Meloni sottolinea: «Non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata. Lo Stato non indietreggia». Poi aggiunge, rivolgendosi anche alle toghe: «Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere». Parole che spianano la strada alla proposta di legge annunciata da Filini, secondo cui bisognerebbe punire gli antagonisti «con la stessa determinazione di chi agisce per conto di organismi strutturati, con il reato di associazione a delinquere». Contestualmente sono arrivate anche le parole di Schlein, che ha accusato l’esecutivo di strumentalizzare i «fatti violenti per buttarli addosso alle opposizioni», ha detto la leader dem a “L’Aria che Tira” su La7, ribadendo di «aver sempre condannato ogni forma di violenza senza tentennamenti». Le ha fatto eco Angelo Bonelli, definendo la visita di Meloni una «passerella che non cancella il fallimento del Governo sulla sicurezza». Per il parlamentare di Avs, «è facile arrivare dopo le violenze per esprimere solidarietà». Bisognerebbe invece «impedirle».

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