Il verdetto sui conti pubblici: per l'Europa l'Italia resta "sotto osservazione". Meloni: una beffa

Giorno di verdetti e nuovi numeri per i conti pubblici. Ed è confermata la doccia fredda: il rapporto deficit/Pil dell’Italia l’anno scorso, pur scendendo, si è fermato al 3,1%, non basta per uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
April 22, 2026
Il verdetto sui conti pubblici: per l'Europa l'Italia resta "sotto osservazione". Meloni: una beffa
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri/ ANSA
Giorno di verdetti e nuovi numeri per i conti pubblici. Ed è confermata la doccia fredda: il rapporto deficit/Pil dell’Italia l’anno scorso, pur scendendo, si è fermato al 3,1%, non basta per uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Sia Istat che Eurostat confermano lo stato di salute delle nostre finanze. L’indebitamento netto è diminuito rispetto al 3,4% del 2024, confermando le prime stime. Mentre l’Eurostat, nel certificare che 11 Stati su 27 sono rimasti sopra la soglia del 3% (e con la Francia addirittura al 5,5%), vede il debito pubblico dell’Italia in salita al 137,1% del Pil nel 2025, oltre due punti in più rispetto al 134,7% del 2024. Resta il secondo debito nella Ue alle spalle della Grecia, che si attesta in calo al 146,1% del Pil (dal 154,2%). Sotto i valori dell’Italia è il debito della Francia, in aumento al 115,6 del Pil (dal 112,6%).
Rammarico da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Fa arrabbiare che saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il Superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi. Sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall'Istat. Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l'Italia e per gli italiani», scrive sui social la premier.
Già ieri pomeriggio era stato lo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, in una riunione a via XX Settembre con vice e sottosegretari, a spiegare che le speranze di abbattere il disavanzo sotto al 3% e di uscire quindi, con un anno di anticipo, dalla procedura Ue, si sarebbero infrante. Comunque solo il 3 giugno prossimo la Commissione Ue presenterà il pacchetto di primavera del Semestre europeo, nel quale dovrebbe essere definitivamente decisa l'uscita o meno dell'Italia dalla procedura di deficit.
Lo stesso Giorgetti, nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri che ha approvato il Dfp-Documento di finanza, non ha potuto far altro che accettare con una punta di amarezza la crudeltà dei numeri. E adeguarsi. Il governo ha rivisto sia il Pil 2026 che quello del 2027 da +0,7% a +0,6%. In quello che è un primo progetto di bilancio, l'indebitamento netto, ovvero il deficit annuale, sale quest'anno dal 2,8% della precedente stima al 2,9%, nel 2027 dal 2,6% al 2,8%, nel 2028 dal 2,3% al 2,5%. Preoccupa di più il debito, che dal 137,1 del 2025 è stimato in ulteriore crescita al 138,2 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9% nel 2028. «I dati del debito risentono ancora delle rate del vecchio Superbonus, ci pesa per 40 miliardi di euro nel 2026 e poi ci sarà la coda di 20 miliardi di euro nel 2027, senza l’andamento del debito sarebbe stato discendente», ha precisato il ministro.
Il custode dei conti pubblici ha poi commentato la “sentenza” preannunciata da Eurostat, in base alla quale il miglioramento dei conti non è sufficiente a far uscire il Paese dalla procedura europea per deficit eccessivo: «Come diceva Boskov (allenatore della Sampdoria, ndr) “rigore è quando arbitro fischia”. Puoi essere d’accordo o no, ma sono queste le regole del gioco - ha detto -. A me l’uscita dalla procedura interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026 (data dell’attacco all’Iran, ndr), dopo assolutamente meno».
Il governo, insomma, naviga a vista guardando a quanto potrebbe succedere nei prossimi giorni, con particolare riferimento a quanto sta accadendo tra Usa e Iran: «Non siamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale, quindi le previsioni contenute nel documento e validate dall'Upb inevitabilmente sono già oggi discutibili e, nelle prossime settimane, meritevoli di ulteriori approfondimenti, adeguamenti e aggiornamenti». E poi un passaggio sul taglio delle accise sui carburanti che scade il prossimo 1° maggio: «La settimana prossima valuteremo l’ordine delle priorità». E infine sulle agenzie di rating: «Le ho incontrate a Washington e le incontro periodicamente, conoscono perfettamente la situazione e hanno perfettamente coscienza di quello che sta avvenendo sulla crescita a livello internazionale. Quello che sta accadendo non agevola le prospettiva e una stretta monetaria innescherebbe un circolo vizioso a danno di imprese, famiglie e stati sovrani».
Dalle opposizioni arrivano pesanti critiche. I dati Eurostat rappresentano «una pessima notizia per l'Italia e la certificazione del fallimento delle politiche economiche del governo, tra calo della produzione industriale e assenza di una strategia per la crescita». Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein. «Il record di pressione fiscale e i tagli a servizi fondamentali come sanità, trasporti e scuola segnano il fallimento di questo governo. Se non ci fosse stato il Pnrr che Meloni non voleva, l'Italia sarebbe in recessione. Hanno accettato la richiesta sbagliata e irraggiungibile del 5% di spesa militare per non dire di no a Trump», prosegue la segretaria Pd, «ma in queste condizioni non ci sarà nemmeno quel margine in più in cui speravano con l'uscita dalla procedura di infrazione. Avevano i numeri per fare tutto e sono riusciti a non fare nulla». «Il governo Meloni tutto tagli e austerità ha fallito e non ha centrato nemmeno l’obiettivo del 3% di deficit su cui avevano puntato tutto, con quattro manovre lacrime e sangue», afferma il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte. «È una brutta notizia per l’Italia e conferma il fallimento di Meloni dopo il record della pressione fiscale (43,1%) e dopo aver superato la Grecia nel rapporto debito/Pil. Giorgia comunica bene e governa male. Molto male!», conclude il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

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