Il dramma di Catanzaro e quel male che nessuno ha saputo vedere
La depressione, forse alla base del "suicidio allargato" della mamma e dei suoi bambini, non è affatto un "killer invisibile": dà segnali, siamo noi che non li cogliamo

L’hanno trovata sull’asfalto accanto ai suoi tre bambini, con un Rosario stretto fra le mani. Come se Anna, 46 anni, nell’estremo suo atroce gesto chiedesse misericordia. Li ha buttati dal terzo piano, nella notte, poi si è buttata lei. Nicola, 4 anni, Giuseppe, 4 mesi, e Maria Luce, 5 anni. I primi due sono morti sul colpo. La bambina è molto grave. Una famiglia distrutta, una famiglia tranquilla in un quartiere in cui ci si conosce. Lei catechista, impegnata in parrocchia, dipendente di una Rsa, ora in maternità. La notizia da Catanzaro travolge ogni nostra sicurezza. Una mamma? Credente? I suoi amati bambini?
È una pesante fatica avere due bambini piccoli, e il terzo appena nato. Un neonato piange, notti in bianco una dopo l’altra. Un tempo c’erano le grandi famiglie, sempre una zia o una nonna in casa, a dare una mano. Ora non più. E non raramente avvengono simili tragedie. Nei manuali di psichiatria si parla di “suicidio allargato”: andarsene, e portare con sé i figli da questo mondo troppo brutto. Per proteggerli. Per non lasciarli soli. È, naturalmente, una visione psicotica della realtà. La depressione post partum infatti può sfociare anche in psicosi e in gesti estremi. Ma si può riconoscerla, e fermarla. Magari c’è chi non riesce a capire. Una mamma, tre figli sani, due stipendi in casa, ma perché, perché mai? La depressione psicotica, e anche quella post partum, è un sipario nero che cala davanti agli occhi, e acceca. Non c’è più alcun futuro, né alcuna speranza. Occorre partire in fretta, e portarsi via “loro”, sottrarli alla mole di dolore e angoscia che schiaccia.
Il piccolo Giuseppe era nato appena da 4 mesi. Anna, si legge da Catanzaro, aveva già manifestato precedentemente un disagio psichico. Al parroco diceva che le sembrava di non farcela. Dei segnali c’erano, anche se lei, donna forte, ogni domenica a Messa sorrideva agli altri fedeli. (Ci si può imporre una maschera, per non essere riconosciuti come malati. Per vergogna. O addirittura perché, se dici ciò che hai dentro davvero, temi che ti portino via i tuoi bambini). Dai conoscenti di Anna emerge questo dubbio, di una donna che evitava medici e medicine. Sono i malati peggiori, quelli che tengono per sé il loro tormento, fino ad esplodere. In ogni caso, qualcosa a Catanzaro non ha funzionato. Medici, ostetriche, assistenti sociali, medico di base: nessuno ha avuto un sospetto? Oppure è stata data una terapia, che la donna non ha seguito? Degli antidepressivi avrebbero frenato il vortice di angoscia che si era impossessato di Anna. Certo, non avrebbe potuto allattare, e l’allattamento artificiale è costoso. Difficile però pensare che la donna abbia rifiutato le cure per questo. Per quanto posso cercare di capire io, madre e frequentatrice della depressione, nella fatica di quei tre bambini, delle notti insonni, forse anche in una nascosta pregressa fragilità interiore, Anna è stata travolta da una depressione violenta come una tempesta. Da una voce nemica e crudele che le sussurrava senza sosta: «Tutto è orrendo, siamo soli, morire è meglio che vivere».
È già accaduto, e può accadere ancora. Ma non è giusto chiamare la depressione post partum “killer invisibile”. Non è invisibile: dà dei segni. Siamo noi che non vediamo. Prima di tutto i medici, poi proprio noi, famiglia, amici. Riconoscere questa insidia, che può toccare anche donne equilibrate, e creare una rete di sostegno che non lasci passare fra le maglie Anna e tante altre, questo occorre. Ora Maria Luce in ospedale, orfana, combatte coi suoi 5 anni una durissima battaglia. Quanto ai due piccoli fratelli, passati dalle braccia materne alla morte, loro sono in Cristo: non potrei esserne più certa. E quella mamma impazzita che ancora nel buttarsi stringeva fra le mani il Rosario, come domandando perdono: anche per Anna l’abbraccio della madre più grande, che di quel cuore di donna sapeva tutto. E non può, lei che ha saputo ogni dolore, non avere, di una madre disperata, misericordia.
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