Su "Luoghi dell'Infinito" di giugno "Le forme del pane"

Impasto, attesa, fuoco: il pane è il gesto originario, ripetuto fino a diventare cultura. Cibo spirituale e materiale per eccellenza, è al centro della rivista in edicola dal 9 giugno
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June 8, 2026
Su "Luoghi dell'Infinito" di giugno "Le forme del pane"
La copertina di Luoghi dell'Infinito 317, giugno 2026 / Nicolas Polli
Impasto, attesa, fuoco: il pane è il gesto originario, ripetuto fino a diventare cultura. Ogni civiltà lo ha piegato alle proprie mani: focacce, sfoglie, pani azzimi, pani rituali, pani quotidiani. Cambiano le farine, i forni, i lieviti, le tavole dove viene condiviso e consumato; resta l’evidenza di una materia povera capace di tenere insieme corpo e simbolo, fame e festa, casa e cammino. Per questo il pane attraversa tanto la spiritualità quanto la storia. Il numero 317 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e in digitale da martedì 9 giugno, prende avvio da qui.
Apre lo speciale Alessandro Deho’ accompagnato dalle opere di Ettore Frani. Il pane viene interrogato nel suo lato non consolatorio: la crosta che taglia, la macina, il fuoco, il rischio della lievitazione. Nel confronto con il Vangelo diventa figura del sacrificio, della consegna e della trasformazione del dolore in possibilità. Le tavole di Frani, dalla serie Omnes de uno pane, portano questo discorso in una dimensione essenziale e sospesa, tra pane concreto e risonanza eucaristica.
Gaspare Polizzi, accostato alle serigrafie pop e altissime di Corita Kent, segue invece la storia del “pane degli angeli” come cibo della conoscenza. Dal miracolo di san Domenico a Bologna fino a Beato Angelico, Tommaso d’Aquino e Dante, il pane si fa immagine di un sapere alto che non può restare chiuso. Più storico e sociale è il contributo di Alberto Grandi, con le fotografie di Luigi Spina. Il pane vi appare come indicatore economico, culturale e simbolico della storia italiana: il pane bianco delle città e quello scuro delle campagne, i sistemi di rendita, i controlli, le rivolte, il gesto di raccoglierlo e baciarlo quando cade. Fino al presente, in cui il pane perde centralità quotidiana ma continua a funzionare come luogo di significati. Le immagini di Spina, dedicate ai marchi lignei del pane dei Sassi, restituiscono questa storia domestica e comunitaria.
Nel dialogo con Davide Re, Davide Longoni racconta il pane come nutrimento ma anche come linguaggio, racconto e forma di pensiero. Il suo “pane agricolo urbano”, legato alla campagna milanese di Chiaravalle, tiene insieme filiera, biodiversità, tempo lungo e costruzione di comunità.
Uno dei nuclei centrali del numero è il contributo di Laura Silvia Battaglia attorno alle fotografie di Stefano Torrione. Le geografie del lievito sacro segue infatti il progetto Sacred Bread, nato anche sulle tracce di Predrag Matvejević e costruito in sei anni di viaggi in sedici Paesi del Mediterraneo. Il pane emerge come materia comune e insieme come segno di identità differenti: tra i Tuareg, nei riti del Ramadan bosniaco, sul Monte Athos, a Gerusalemme, a Karbala, in Etiopia, nelle comunità arbëreshë. Molto personale è il testo di Maradona Youssef, Khebez e qorban, storie del Libano. Il khebez e i manakich el tanour sono legati ai villaggi del Nord e alle notti giovanili davanti al forno ancora acceso; il kaak è il pane dei venditori ambulanti di Beirut; il qorban, preparato dalla madre e portato in chiesa con i nomi dei vivi e dei morti, è il cuore del racconto. Con Massimiliano Rella il numero approda in Armenia con un racconto anche fotografico del lavash, il pane sottile capace di conservarsi a lungo e di tornare morbido con poca acqua, pane dell’ospitalità, del matrimonio e del lutto. Il lavash viene però collocato anche dentro la storia armena del genocidio, della diaspora e della sopravvivenza.
Letterario è invece il viaggio di Alessandro Zaccuri su La strada del pane. Da Tolkien a Perrault, da Andersen a Raymond Carver, da Camporesi a Manzoni, il pane appare come viatico, compagno del cammino, segno di compagnia, di prova e di perdono. Forte soprattutto la lettura dei Promessi sposi, dove il pane accompagna l’intera vicenda di Renzo, dall’inganno iniziale fino al “pane del perdono” di padre Cristoforo.
Chiude lo speciale Lucia Capuzzi con La fame di Betlemme, accompagnata dalle immagini realizzate per Luoghi dal fotografo palestinese Faiz Abu Rmeleh. Il punto di partenza è il Forno di Betlemme dei salesiani, fondato 135 anni fa da padre Antonio Belloni, nel cuore della città. Da lì il reportage racconta Betlemme come “casa del pane” segnata dalla guerra permanente: checkpoint, assenza di pellegrini, crisi economica, povertà crescente, nuova emigrazione. Il forno continua però a produrre pane e a sostenere famiglie e istituzioni vulnerabili. In arabo, ricorda il testo, la parola aish significa insieme “pane” e “vita”.
Apre la sezione Arti & Itinerari Luca Fiore, con il servizio dedicato alla grande retrospettiva “Bernd & Hilla Becher. History of a Method” al MAST di Bologna. Più di 350 fotografie raccontano un metodo fondato su frontalità, serialità e precisione analitica, in cui altiforni, torri, cave e case operaie diventano forme del mondo industriale e immagini di sorprendente poesia. Segue il racconto di Eugenio Giannetta  sulla mostra dedicata a Rothko a Firenze tra Palazzo Strozzi, Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana: la componente spirituale dell’opera del pittore e il suo dialogo con Beato Angelico e Michelangelo. Chiude il numero Romina Gobbo con un servizio dedicato al nuovo Museo Civico del Tesoro di Grado allestito negli spazi restaurati dell’ex canonica. Reliquiari, arredi liturgici, paramenti e opere dal II al XVIII secolo ricostruiscono la storia religiosa e culturale della città, il Patriarcato di Grado e la sua stratificazione bizantino-adriatica.

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