Il congedo del Papa dall’Africa: nel Vangelo la risposta alla fame di vita e giustizia

di Giacomo Gambassi, inviato a Malabo (Guinea Equatoriale)
Leone XIV saluta il continente dopo 11 giorni di viaggio apostolico che lo ha portato in quattro Paesi. La Messa finale nello stadio di Malabo, in Guinea Equatoriale. «Il Signore sostiene il nostro impegno a servizio della solidarietà»
April 23, 2026
Il congedo del Papa dall’Africa: nel Vangelo la risposta alla fame di vita e giustizia
Papa Leone XIV alla Messa per il congedo dall'Africa che presiede nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / REUTERS
Un viaggio apostolico che è stato «una potente chiamata alla riconciliazione e alla pace». L’arcivescovo di Malabo, Juan Nsue Edjang May, sintetizza in modo efficace gli undici giorni di Leone XIV in Africa. Visita che ha toccato quattro Paesi del continente e che si conclude oggi in Guinea Equatoriale. Allo stadio di Malabo il saluto del Papa all’Africa e all’ultima nazione che l’ha accolto. Con un messaggio di speranza, dimensione che ha fatto da comune denominatore a tutte le tappe: «La nostra fame di vita e di giustizia trova ristoro nella parola di Gesù». E la consegna: «È proprio l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà». Del resto, osserva il Papa, la «storia della salvezza» è «ospitale verso ogni uomo e ogni donna, soprattutto verso gli oppressi, gli emarginati e gli ultimi». Principio che riassume l’urgenza della promozione sociale e del riscatto dei popoli che ha caratterizzato l’intero viaggio.
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / ANSA
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / ANSA
Il Pontefice celebra la Messa nel campo da gioco. Fra il prato e gli spalti, 30mila persone in festa per ringraziare Leone XIV. Neppure la pioggia, accompagnata dall’afa tropicale, intacca l’entusiasmo che ha scandito il “tour” del continente. In apertura il Papa ricorda la scomparsa improvvisa del vicario generale di Malabo, Fortunato Nsue Esono, alla vigilia del suo arrivo. Decesso avvenuto in maniera misteriosa. E non si esclude l’omicidio. «Si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte», dice il Papa. Nell’omelia ribadisce: «Nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo che il Vangelo». E chiama all’«evangelizzazione» che, sottolinea, «ci coinvolge tutti a cominciare dal Battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza».
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / ANSA
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / ANSA
Leone XIV è visibilmente soddisfatto per una visita che era cominciata con l’invettiva anti-papale del presidente statunitense Donald Trump e che è stata subito placata dallo stesso Leone XIV quando, sul volo davanti ai giornalisti, ha ribadito di non avere alcuna intenzione di dibattere con il tycoon. «Se la vita interiore si chiude nei propri interessi, non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio», ammonisce il Pontefice durante la liturgia a Malabo, citando papa Francesco di cui ha ricordato il primo anniversario della morte proprio in Africa, nella sosta in Guinea Equatoriale. Certo, tiene a precisare papa Prevost, «con la compagnia del Signore i nostri problemi non scompaiono, ma vengono illuminati». E torna a chiedere di «proclamare il Vangelo con la nostra vita». Perché «attraverso la nostra testimonianza l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa».
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / REUTERS
La Messa di congedo di papa Leone XIV dall'Africa nello stadio di Malabo in Guinea Equatoriale / REUTERS
Nella sua riflessione Leone XIV indica nella Parola di Dio «una guida che ci accompagna nel cammino di fede» e la definisce «bene comune della Chiesa» da recepire «avendo per guida lo Spirito Santo, che ha ispirato a comporla, e la tradizione apostolica, che l’ha custodita e diffusa su tutta la terra». Quindi il richiamo: la lettura della Scrittura «è un atto sempre personale e sempre ecclesiale, non un esercizio solitario o meramente tecnico».

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