Il Papa fra i carcerati dell’Africa: investire sulla dignità di ogni uomo

di Giacomo Gambassi, inviato a Mongomo e Bata (Guinea Equatoriale)
Leone XIV visita in un giorno due città della Guinea Equatoriale ed entra in una prigione. Nella Basilica di Mongomo l’appello: «C’è fame di futuro, speranza, fraternità e pace». Davanti ai detenuti a Bata il richiamo a una giustizia che non solo punisce ma ricostruisce vite
April 22, 2026
Il Papa fra i carcerati dell’Africa: investire sulla dignità di ogni uomo
Papa Leone XIV fra i detenuti del carcere di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale / REUTERS
«C’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità». Leone XIV arriva a Mongomo, nell’ultimo lembo della Guinea Equatoriale al confine con il Gabon. Terra immersa nella fitta foresta tropicale e dimenticata, se non fosse per il presidentissimo Teodoro Obiang Nguema Mbasogo - in carica da 46 anni - che qui è nato e per il boom petrolifero degli anni ’90 che ne ha cambiato la fisionomia dopo la scoperta dei giacimenti di greggio: edifici sorti dal nulla, cantieri ancora aperti, superstrade che tagliano il verde della selva, mani che si allungano sui tesori del sottosuolo, anche della Cina che ha investito per prendere. «Tante sono le ricchezze naturali che il Creatore vi ha donato: vi esorto a cooperare affinché possano essere una benedizione per tutti», dice il Papa nella Messa che presiede nella Basilica dell’Immacolata Concezione. Monito sulla retta distribuzione dei beni che vale sia per la Guinea, sia per il mondo intero. Leone XIV è nella “San Pietro dell’Africa”, Basilica ispirata nel suo progetto a quella vaticana, e seconda chiesa più grande del continente. Il Pontefice celebra i 170 anni dell’evangelizzazione del Paese, accolto da 100mila fedeli che affollano le navate, il cortile circondato dal porticato, le strade intorno, e che ballano, cantano e pregano. Il benvenuto con i fumogeni e i palloncini. Una «fede celebrata in modo così festoso nelle comunità e nelle liturgie», avverte il Papa, deve nutrire anche le «attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la promozione del bene di tutti».
Papa Leone accolto dalla folla a Mongomo nella Basilica dell’Immacolata Concezione, la “San Pietro d’Africa” / ANSA
Papa Leone accolto dalla folla a Mongomo nella Basilica dell’Immacolata Concezione, la “San Pietro d’Africa” / ANSA
È il penultimo giorno del viaggio apostolico di Leone XIV in Africa. In meno di dieci ore il Pontefice sale tre volte in aereo: per raggiungere, prima, Mongomo; poi, per spostarsi a Bata, capitale economica del Paese affacciata sull’oceano Atlantico; infine, per rientrare a Malabo dove alloggia e da cui oggi ripartirà alla volta di Roma. Come fili conduttori dei suoi incontri sceglie due urgenze: la dignità umana da riaffermare e la speranza da alimentare. Nella Basilica dell’Immacolata Concezione invita a edificare «sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le inique disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati». Quindi il richiamo: «Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà; penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti».
Papa Leone XIV fra i detenuti del carcere di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale / REUTERS
Papa Leone XIV fra i detenuti del carcere di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale / REUTERS
E in un penitenziario Leone XIV entra a Bata: prima volta di Prevost in carcere dall’inizio del pontificato; e gesto forte soprattutto in uno Stato accusato dalla comunità internazionale di arresti facili e di condizioni inumane dei reclusi. «L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male», dice incontrando sotto la pioggia nel cortile d’aria i detenuti, tutti rasati sulla testa e in piedi in file perfette, che indossano uniformi arancioni e verdi. E dietro le sbarre porta la sua parola di speranza. «La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare, di diventare una persona nuova». E i richiami: «Nessuno è escluso dall’amore di Dio»; «Il Signore non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco». Al termine, fra canti e balli il grido dei reclusi: «Libertà, libertà».
Papa Leone XIV fra i detenuti sotto la poggia del carcere di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale / REUTERS
Papa Leone XIV fra i detenuti sotto la poggia del carcere di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale / REUTERS
Anche la sosta, sempre a Bata, davanti al monumento per le vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021 va letta come un abbraccio alle sofferenze del popolo. Memoriale di una tragedia ancora avvolta dal mistero (viene contestata la versione ufficiale di una deflagrazione di esplosivi immagazzinati male in un hangar militare) che aveva fatto più di cento morti e causato ingenti danni alla città. Il Papa rende omaggio ai defunti con un momento di raccoglimento in mezzo a un violento nubifragio. «Essere cristiano significa, oltre che partecipare alla celebrazione eucaristica, anche trattare tutti con rispetto. Questo ci invita a riflettere sull’importanza dell’impegno fecondo e sulla necessità di promuovere sempre la dignità di ogni essere umano», sottolinea nell’incontro con i giovani e le famiglie che si tiene nello stadio di Bata davanti a migliaia di persone bagnate da un temporale. Leone XIV ha il volto illuminato: sorride più volte lasciandosi trascinare dall’entusiasmo. Ed esorta ad agire per «un mondo migliore, fondato sul rispetto per la vita che nasce e che cresce, e sul senso di responsabilità verso i piccoli».
Leone XIV sotto la pioggia allo stadio di Bata per l'incontro con i giovani e le famiglie della Guinea Equatoriale / REUTERS
Leone XIV sotto la pioggia allo stadio di Bata per l'incontro con i giovani e le famiglie della Guinea Equatoriale / REUTERS
Poi la speranza che il Pontefice declina in più ambiti. «Non abbiate paura di annunciare e testimoniare il Vangelo. Siate voi i costruttori di un futuro di pace e di riconciliazione», afferma a Mongomo. E davanti alla Basilica benedice la prima pietra della nuova Cattedrale di Ciudad de la Paz, neo-capitale dallo scorso gennaio. «Vogliamo rinnovare la nostra fede - dice a braccio e con particolare vigore, facendosi portare il microfono sul sacrato per salutare la gente -. Vogliamo rinnovare il nostro impegno a seguire fedelmente Gesù Cristo nella Chiesa. Vogliamo essere uniti sempre nella Chiesa come fratelli e sorelle, figli e figlie dell’unico Dio». Gesto di speranza è anche la visita che Leone XIV compie alla “Escuela tecnologica papa Francesco”, sempre a Mongomo, per benedire la struttura e ribadire che i giovani sono «chiamati a essere il fondamento del futuro vostro e di questa terra», dirà rivolgendosi a loro fra gli spalti di Bata. E nel carcere incoraggia: «Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro».
Leone XIV allo stadio di Bata per l'incontro con i giovani e le famiglie della Guinea Equatoriale / REUTERS
Leone XIV allo stadio di Bata per l'incontro con i giovani e le famiglie della Guinea Equatoriale / REUTERS
Sono semi di speranza anche la vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa e la famiglia, di cui il Papa parla durante l’incontro-dialogo allo stadio. «Se sentite che Cristo vi chiama alla sua sequela in una via di speciale consacrazione non temete di mettervi sulle sue orme», è uno dei messaggi. E alle famiglie ricorda che «essere sposi e genitori è una missione entusiasmante» e chiede di «accogliere la vita come dono da custodire ed educare all’incontro con il Signore». Infine la consegna: «Testimoniamo ogni giorno che amare è bello, che le gioie più grandi, in tutti gli ambienti, vengono dal saper donare e dal donarsi, specialmente quando ci si china su chi è più bisognoso».

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