«Fermatevi», «ascoltate», «affidatevi»: le parole con cui oggi si prega per le vocazioni

Venerdì sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano la veglia promossa dal Dicastero per il clero in collaborazione con la Cei e diverse realtà. La liturgia sarà guidata dal messaggio del Papa per la Giornata mondiale di domenica prossima
April 23, 2026
«Fermatevi», «ascoltate», «affidatevi»: le parole con cui oggi si prega per le vocazioni
Si tratta di tornare a curare la relazione col Signore, fermarsi, mettersi in ascolto e affidarsi. Il Papa lo spiega chiaramente nel suo messaggio per la 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni dal titolo “La scoperta interiore del dono di Dio”, rivolto a tutti i battezzati, ma indirizzato in modo particolare ai giovani, ai quali Leone XIV si rivolge direttamente: «Cari giovani», scrive, «fermatevi, dunque, in adorazione eucaristica, meditate assiduamente la Parola di Dio per viverla ogni giorno, partecipate attivamente e pienamente alla vita sacramentale ed ecclesiale». Così l’amicizia con Dio diventa fiducia e «la vita si rivela come un continuo fidarsi e affidarsi al Signore, anche quando i suoi piani sconvolgono i nostri». Per prepararsi alla Giornata, che si celebra domenica 26 aprile, la quarta di Pasqua, anche detta “del buon Pastore”, quindi, il Dicastero per il clero, in collaborazione con la diocesi di Roma, il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e l’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana, promuove per stasera nella Basilica di San Giovanni in Laterano una veglia di preghiera per le vocazioni, che inizia alle 19.30. «Un segno vivo di sinodalità e missionarietà, dove i Dicasteri sono a servizio della Chiesa e collaborano tra di loro, seguendo la direzione verso la quale si sta muovendo anche la Curia romana nel solco della “Praedicate Evangelium”», sottolinea monsignor Massimo Cavallo, officiale del Dicastero per il clero e tra gli organizzatori operativi della veglia, che sarà curata dal Seminario romano maggiore, animata dal coro diocesano diretto dal maestro monsignor Marco Frisina e si svolgerà alla presenza del cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il clero, e del cardinale Baldo Reina, vicario generale per la diocesi di Roma.
Una serata costruita «a partire dai tre verbi che il Papa usa nel suo messaggio: “fermatevi”, “ascoltate”, “affidatevi”. Per ciascuna di queste tre azioni – spiega monsignor Cavallo – verrà proposta una testimonianza», per le quali sono stati scelti il diacono Danilo Defant, suor Ester Maddalena Iapenna e Christian Sguazzino, diacono di Roma che con altri sette verrà ordinato sacerdote domenica prossima da Leone XIV. «La diocesi del Papa, d’altronde, in questa veglia non poteva mancare», sottolinea il sacerdote, che ricorda la vicinanza e l’incoraggiamento del Pontefice, anche se assente per il recente rientro dall’Africa. Nel suo messaggio, si riscopre «una verità teologica decisiva: la vocazione è iniziativa di Dio – afferma –. In un contesto culturale segnato dall’autodeterminazione assoluta, il Papa invita a riscoprire che la vita cristiana è risposta a una chiamata precedente. Questa prospettiva libera da due derive opposte: da una parte l’ansia di “costruirsi da soli”, dall’altra la passività sterile. La vocazione, invece, è un dialogo vivo tra la libertà dell’uomo e la grazia di Dio». E il cuore delle parole di Leone XIV è proprio «nell’insistenza sull’interiorità – continua –. Non come ripiegamento intimistico, ma come spazio teologico in cui Dio parla. In un mondo rumoroso, dispersivo e digitale, il Papa richiama l’urgenza del silenzio, del discernimento, dell’ascolto profondo. La vocazione non si impone dall’esterno: emerge dall’interno quando il cuore si apre alla presenza di Dio».
L’auspicio, adesso, è  che l'appuntamento della veglia di preghiera «possa diventare annuale», per riscoprire insieme come la chiamata di Dio non sia «un messaggio individualistico – conclude monsignor Cavallo, facendo eco alle parole del Pontefice –. La scoperta di questo dono, infatti, avviene sempre dentro una comunità che accompagna. Famiglie, parrocchie, seminari e comunità religiose allora sono chiamati a diventare luoghi in cui la domanda vocazionale può nascere senza paura e si sente la responsabilità pastorale di creare ambienti dove i giovani possano sentirsi guardati con fiducia e non giudicati, accompagnati e non spinti, ascoltati e non etichettati. E siano aiutati a far emergere una chiamata mai autoreferenziale, ma sempre per il bene del Popolo di Dio e del mondo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA