Il patriarcato denuncia occupazioni e violenze dei coloni in Cisgiordania

Dossier su occupazioni e attacchi anche alle proprietà della Chiesa. Sullo sfondo, ci sono anni di tensioni con le autorità israeliane e un sistema segnato dall'impunità
April 23, 2026
Il patriarcato denuncia occupazioni e violenze dei coloni in Cisgiordania
L'automobile di una famiglia palestinese data alle fiamme durante l'attacco dei coloni a un uliveto nel villaggio di Beita, nella Cisgiordania occupata / Reuters, Raneen Sawafta
Un nuovo dossier con le prove delle azioni predatorie dei coloni è stato consegnato alle autorità israeliane. Una serie di attacchi che configurano un piano di sistematica appropriazione che stavolta ha nel mirino la Chiesa. Il dipartimento per le fondazioni del Patriarcato latino di Gerusalemme ieri ha tenuto un incontro a Tayasir e Hamam Il-Maleh, in Cisgiordania. Hanno partecipato rappresentanti delle autorità militari israeliane e dell'amministrazione civile, «per discutere - si legge in una nota - dei gravi effetti delle recenti occupazioni abusive di terreni di proprietà del Patriarcato Latino nella zona di Tayasir, nel governatorato di Tubas».
Già nel 2013 una denuncia di “B’Tseleem”, l’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani, segnalava il tentativo di appropriazione delle terre di proprietà della Chiesa per stabilire nuovi insediamenti di occupazione illegale. Da allora il clima di minaccia non ha fatto che crescere, potendo contare sulla diffusa impunità. «Nell'ambito delle azioni legali intraprese, il Dipartimento ha presentato una denuncia ufficiale e documentata alle autorità competenti - informa il Patriarcato -, includendo i dettagli degli attacchi contro i residenti locali e i terreni del Patriarcato in diverse località». 
La scena che si è presentata alla delegazione giunta da Gerusalemme ha confermato il tenore delle segnalazioni. Le autorità israeliane hanno avviato «i provvedimenti necessari - si legge -, tra cui il perseguimento dei responsabili e il sequestro dei macchinari pesanti utilizzati per la distruzione e il danneggiamento dei terreni sul posto». Il cardinale Pizzaballa è stato informato degli sviluppi e ha dato istruzioni affinché la questione «venga seguita con serietà e che si fornisca tutto il supporto possibile alla popolazione locale in queste difficili circostanze». 
Le azioni delle bande di fanatici israeliani seguono una precisa modalità operativa: minacce, danneggiamenti, usurpazione di proprietà palestinesi. Raid sempre compiuti con la minaccia delle armi e l’uso della violenza. L’organizzazione israeliana “Yesh Din”, che monitora vent’anni di indagini su reati commessi da israeliani contro palestinesi in Cisgiordania, riferisce che circa il 93,8% dei casi conclusi finisce senza incriminazione. 
L’impunità di cui godono i coloni e il moltiplicarsi degli espropri violenti, hanno anche lo scopo di snaturare la Terra Santa.  Il patriarcato latino, «ha espresso la sua totale condanna di tali azioni, definendole una chiara violazione delle proprietà della Chiesa». Per questa ragione «ha richiesto l'immediata rimozione di tutti i danni causati, la prevenzione di future intrusioni in queste aree e la tutela legale dei terreni del Patriarcato». Davanti alla plateale violazione delle norme «i rappresentanti delle autorità competenti hanno riconosciuto la gravità della questione - informa il Patriarcato - e si sono impegnati a rimuovere immediatamente gli abusi edilizi, proseguendo le azioni legali contro i responsabili».
Gli attacchi sono perpetrati a danno della popolazione locale a cui la Chiesa ha «confermato il proprio sostegno», con la promessa di «aiutarli a rimanere saldi, a proteggere la propria dignità e a vivere in sicurezza e stabilità, in linea con la missione umanitaria della Chiesa al servizio delle persone e del territorio».  
Non è un caso che il patriarcato davanti ai luoghi della fede «continuerà ad adottare tutte le misure legali e amministrative necessarie per proteggerne la sacralità, preservarne l'identità ecclesiale, difenderne i diritti legittimi e continuare a sostenere la popolazione locale».

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