Svizzera al voto sullo stop a nuovi ingressi. A rischio la libera circolazione con l’Ue
La proposta della destra elvetica è un tetto massimo al numero degli abitanti. «Gravi le ripercussioni finanziarie»

A Berna e Zurigo si parla di una possibile “Brexit svizzera” all’orizzonte. Certo, la Svizzera non fa parte dell’Unione Europea e dunque non può uscirne, come fece invece il Regno Unito. Ma Londra, con il voto popolare del 2016, decise dimettere la parola fine anche sulla libera circolazione delle persone tra Ue e territorio britannico. Domenica gli svizzeri dovranno scegliere se compiere un passo determinante nella stessa direzione, con un “sì” o un “no” al referendum sull’ennesima proposta anti-immigrazione lanciata dagli ultraconservatori dell’Unione democratica di centro (Udc). L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» è di quelle radicali: prevede di limitare la popolazione a dieci milioni di persone da qui al 2050. Un tetto massimo da inserire nella Costituzione federale che mette in discussione anche gli accordi siglati con Bruxelles. L’Udc aveva già provato in passato a cancellare la libera circolazione con l’Ue, ma il progetto fu bocciato in un referendum di sei anni fa.
Oggi gli abitanti del Paese sono circa 9 milioni e 100mila, rispetto ai 7 milioni e 300mila del 2002. E i residenti senza cittadinanza svizzera rappresentano quasi il 28% del totale. La destra elvetica punta il dito contro i nuovi arrivati. «A causa dell’immigrazione incontrollata, la Svizzera sta crescendo troppo rapidamente – si legge sul sito web dedicato alla campagna per il “sì” – Le conseguenze negative sono evidenti in tutti gli ambiti della vita». L’elenco delle colpe attribuite all’immigrazione dai promotori dell’iniziativa è sterminato. Dalla «maggiore violenza e criminalità» all’aumento del costo degli affitti, persino il «calo della qualità dell’istruzione» viene imputato ai flussi migratori. Lo storytelling riecheggia quello delle destre radicali di tutto il mondo.
E se vince il “sì”? Le istituzioni elvetiche sarebbero obbligate ad attivare una serie di dure contromisure per fermare i nuovi ingressi già una volta superati i 9 milioni e mezzo di abitanti permanenti. I primi provvedimenti riguarderebbero «il settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare», come recita il testo dell’iniziativa. Immediato il blocco dei «permessi di soggiorno», così come lo stop alle naturalizzazioni. E qualora la fatidica soglia dei 10 milioni dovesse comunque essere superata, la Svizzera sarebbe tenuta a passare direttamente dai tentativi di rinegoziazione alla rottura dei trattati internazionali ritenuti responsabili dell’aumento degli arrivi. L’Accordo sulla libera circolazione con l’Ue viene citato esplicitamente.
«In questo modo mettiamo a rischio l’intero percorso bilaterale» con l’Unione. A lanciare l’allarme è il ministro elvetico della giustizia Beat Jans, esponente del Partito socialista, intervenuto alla tv svizzera. Gli oppositori dell’iniziativa dell’Udc sostengono che, per effetto domino, sarebbe in pericolo l’insieme delle intese con Bruxelles, di cui la libera circolazione è pilastro fondamentale. Una prospettiva che preoccupa molti nel Paese dei cantoni, tra cui imprese esportatrici e datori di lavoro in cerca di manodopera qualificata, nonostante gli ultimi sondaggi diano il “no” alla proposta in leggero vantaggio. Con l’eventuale caduta degli accordi bilaterali con l’Ue alla base dell’accesso parziale della Svizzera al mercato unico europeo, i contraccolpi economici per Berna sarebbero enormi. Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, secondo il capo economista dell’istituto di ricerca Bak Economics, Claude Maurer, la crescita nazionale tra il 2028 e il 2045 sarebbe in quel caso inferiore del 7,1%. Parliamo di una perdita potenziale di 685 miliardi di franchi svizzeri, l’equivalente di circa 742 miliardi di euro.
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