Ora Teheran conferma: mai così vicini all'accordo. Ma i contenuti sono ancora vaghi

Si rafforza dopo ore di incertezza la svolta diplomatica annunciata giovedì dalla Casa Bianca. Tra i punti, la cessazione dei combattimenti, la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz e il freno al programma nucleare
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June 12, 2026
Ora Teheran conferma: mai così vicini all'accordo. Ma i contenuti sono ancora vaghi
Donald Trump nello Studio Ovale alla Casa Bianca / Kent NISHIMURA / AFP)
Quasi una giornata passata fra mezze smentite e mezze conferme sull’accordo tra Washington e Teheran. Su Axios filtrava addirittura l’ipotesi della firma, domenica a Ginevra - giorno dell'80esimo compleanno di Trump -, del memorandum d’intesa alla presenza del vice presidente JD Vance con tanto di jet C-17 statunitensi già in viaggio per preparare la cerimonia. Poi finalmente su X l’annuncio del ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi, che ha messo fine alla “guerra delle bozze” sull’intesa e soprattutto rassicura sulle reali intenzioni della Repubblica islamica: «Il memorandum d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione». Mentre il negoziato si sta concludendo – aggiunge il ministro degli Esteri iraniano – i media devono astenersi da «formulare speculazioni». Quando sarà il momento opportuno, conclude Araghchi, «tutti i dettagli saranno condivisi con il pubblico». Se l’ipotesi di una firma domenica a Ginevra era smentita dall’agenzia iraniana Fars, JD Vance ha confermato che «molte fake news» stanno circolando sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del programma nucleare iraniano. «Nessun risarcimento, nessun sblocco di fondi» all’Iran per la firma dell’accordo precisa ancora il vice presidente Usa.
Nelle ore precedenti assieme ai nuovi proclami di vittoria di Donald Trump – «Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo» e Teheran «ha concordato di non dotarsi mai di armi nucleari» – era giunta la pesante precisazione di Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, pur esprimendo «apprezzamento» per l’intesa quasi raggiunta, ha affermato che «Israele non è parte del memorandum d’intesa». Comunque l’Iran, su questo il primo ministro israeliano e il presidente statunitense sono pienamente d’accordo, «non avrà l’arma atomica». Ancora tutta da dirimere, rispetto al memorandum d’intesa, è la fine immediata dei combattimenti anche in Libano oltre che attorno alla Stretto di Hormuz e nei cieli del Golfo Persico.
Dettagli, capaci di far fallire un negoziato quasi concluso, mentre l’agenzia semi-ufficiale iraniana Mehr pubblicava un elenco di 14 punti compresi nella bozza di memorandum d'intesa con gli Stati Uniti: oltre al cessate il fuco immmediato veniva indicata come parte dell’intesa la revoca del blocco navale statunitense entro 30 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz «con accordi con l’Iran» che non rinuncerà al suo controllo strategico. L'accordo, secondo la bozza, prevederebbe la cessazione delle ostilità anche in Libano, accogliendo quindi una richiesta di Teheran, e la rinuncia iraniana a produrre armi nucleari, rispondendo così alle preoccupazioni di Israele. Escluso dall'accordo, invece, il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi filo-iraniani nella regione. La bozza iraniana indicava pure un fondo Usa per la ricostruzione dell’Iran per un valore di almeno 300 miliardi di dollari, lo sblocco dei 24 miliardi di fondi iraniani bloccati e la riapertura del negoziato sul nucleare iraniano entro 60 giorni dalla firma dell’intesa.
Una versione della possibile intesa che suscitava subito l’ira di Donald Trump: «Le condizioni che l'Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto». L’Iran, concludeva il presidente degli Stati Uniti, farebbe meglio a mettersi in riga e in fretta».  Nuove minacce dissipate per ora dalla conferma di una trattativa a buon punto da parte di Araghchi attraverso un post che Trump condivideva subito su Truth. E che poi definiva come delle «scuse» per la bozza di accordo diffusa. Subito dopo, a “chiudere il cerchio” sulla autenticità della trattativa in coro, pure il messaggio su del premier pachistano Shahbaz Sharif, grande mediatore dell’intesa: «Possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace». Il Pakistan sta lavorando con entrambe le parti «per definire i prossimi passi. La pace non è mai stata così vicina come ora», ha aggiunto Sharif. Nessuna conferma, in questa stagione della “diplomazia social”, di un una data per la firma. Per Trump, però, sarebbe ancora possibile «nel fine settimana o lunedì».

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