Sembra incredibile, ma a Gaza si torna a votare. Ventuno anni dopo

Sabato si svolgeranno le elezioni municipali a Deir el-Balah, nella Striscia: ai 70mila aventi diritto si aggiungeranno un milione e mezzo di palestinesi chiamati alle urne in Cisgiordania. I segnali di un nuovo, mezzo passo indietro di Hamas: dopo l'apertura sul parziale disarmo, ha deciso di non presentare candidati
April 24, 2026
Sembra incredibile, ma a Gaza si torna a votare. Ventuno anni dopo
Sullo sfondo gli striscioni elettorali per le vie di Gaza: sabato si vota a Deir el-Balah / Ansa, Afp
Saranno nove tende, contenenti 12 estemporanei sezioni da otto seggi ciascuno, non le scuole tragicamente occupate dagli sfollati, a ospitare sabato le elezioni municipali a Deir el-Balah, Gaza, dove le urne tornano dopo 21 anni. I 70mila aventi diritto si aggiungeranno al milione e mezzo di palestinesi chiamati al voto in Cisgiordania a quattro anni dall’ultima consultazione.
Tutto è stato preparato lontano dalla luce dei riflettori nella città del governatorato centrale della Striscia. Il voto sarà gestito da uno staff di 675 persone, e la Commissione elettorale di Ramallah ha garantito libera presenza a 292 osservatori appartenenti a 10 diversi gruppi di monitoraggio. Almeno 45 giornalisti potranno raccontare l’elezione dei 15 rappresentanti municipali, quattro dei quali saranno donne. «Per la prima volta nella mia vita vivrò questa emozione. Ho sentito parlare delle elezioni fin da quando sono nato, ma a causa delle circostanze non era mai stato possibile organizzarle», ha raccontato a Reuters Adham al-Bardini, 34 anni. L’ultima volta, nel 2005, a vincere fu Hamas, raccogliendo la rabbia cresciuta sul fallimento del processo di Oslo. Il movimento islamico si sarebbe aggiudicato anche il voto nazionale dell’anno successivo. Il breve governo di Ismail Haniyeh sarebbe durato fino alla guerra civile del giugno 2007, in seguito alla quale Hamas ha stabilito il suo dominio sull’enclave, amministrativamente separata dalla Cisgiordania, dove a governare è l’Autorità Palestinese del partito egemone Fatah.
Dal 2005 al 2023 i consigli municipali di Gaza sono stati nominati d’imperio dal movimento islamico. Deir el-Balah è un piccolo laboratorio di riavvicinamento, scelto per il minor grado di devastazione subito durante il conflitto. Precario teatro di una continuità dal valore innanzi tutto simbolico, voluto da Ramallah e accolto da Hamas, che ne mantiene il controllo, per riaffermare l’esistenza unitaria del popolo palestinese e l’anelito allo Stato indipendente in un momento di estrema incertezza politica. Se il destino regionale si gioca ad Islamabad quello di Gaza è disegnato al Cairo, sede dei negoziati fra le fazioni palestinesi e i rappresentanti del Board of Peace.
In Egitto si dibatte la seconda e più complessa fase del piano di stabilizzazione della Striscia, quella che prevede il disarmo delle milizie, la cessione del governo e il ritiro dell’esercito israeliano, dispiegato sul 53% del territorio. A fine marzo il Board ha presentato ad Hamas un piano in 12 punti e cinque fasi. Il delicato processo dovrebbe compiersi in otto mesi, al termine dei quali le truppe dell’Idf si ritirerebbero in una cornice di sicurezza intorno all’enclave, la cui gestione sarà passata nel frattempo al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, consiglio di tecnici palestinesi schiacciati fra il Board, i gruppi politici e la popolazione.
L’ultimatum presentato ad Hamas una settimana fa dal Board è stato lasciato pacatamente cadere. Nei giorni successivi, in una rara e anonima intervista al New York Times, due funzionari del movimento hanno espresso disponibilità a cedere l’arsenale della polizia, che comprende migliaia di fucili automatici. Un modo per guadagnare tempo, rispondendo a pressioni giunte da più parti, ma anche un segnale che indica il desiderio di voler rimanere nel solco delle trattative. Gli esiti incoraggianti degli incontri tenutisi a Gaza fra rappresentanti di Hamas e Fatah, citati dal giornale egiziano al Shorouk, si riflettono, con esitazioni e ambiguità, fra i seggi elettorali.
In risposta alla legge voluta dal presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, che impone alle liste la sottoscrizione dello statuto dell’Olp, Hamas, storicamente escluso dall’organizzazione, ha deciso di non presentare candidati. Negli ultimi giorni, tuttavia, la compagnia di sicurezza privata inizialmente incaricata di presidiare i seggi è stata sostituita dalla polizia locale, che vigilerà disarmata e a distanza per non richiamare sui votanti i caccia e i droni israeliani. Tutte le fazioni hanno approvato il passaggio di consegne.

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