Il sindaco di Isernia ha tolto la tenda davanti all'ospedale

Ma i problemi della sanità locale sono tutt'altro che risolti. «La protesta continuerà in altre forme» spiega Piero Castrataro. I medici rimasti in servizio per visite ambulatoriali sono solo quattro
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June 12, 2026
Il sindaco di Isernia ha tolto la tenda davanti all'ospedale
La tenda che il sindaco Castrataro aveva piazzato davanti all'ospedale e dove dormiva da fine 2025
Dopo 167 giorni e 168 notti in una tenda sistemata davanti all’ingresso dell’ospedale di Isernia, proprio per protestare contro i tagli alla sanità, Pietro Castrataro, sindaco della città molisana, uno dei due capoluoghi di provincia della Regione, ha deciso di smontare la “canadese”, ma la sua protesta continua in altro modo. Poco o nulla è infatti cambiato – e, anzi, altri problemi sono all’orizzonte, come diremo tra poco – da quando alcuni scout, nella notte tra Natale e Santo Stefano dello scorso anno, piantarono una tenda davanti all’ingresso dell’ospedale “Veneziale” e lì Castrataro iniziò la sua clamorosa azione di protesta, andata avanti per quasi sei mesi.
Una protesta contro i tagli alla sanità che negli anni hanno privato di vari reparti l’ospedale di Isernia, essenziale per una provincia di 80mila abitanti, e con una ulteriore, progressiva chiusura anche dei servizi essenziali, dal Punto nascita alla possibilità almeno di una stabilizzazione in caso di infarto, ictus o traumi vari. Il tutto nel quadro di una sanità regionale a pezzi, anche se Castrataro, senza voler fare una guerra tra poveri, ha denunciato scelte a favore degli ospedali di Campobasso e Termoli, nel nuovo Piano Operativo, predisposto dai commissari alla sanità.
E così, attraverso i social e poi incontrando la stampa, Castrataro, 51 anni, ingegnere nucleare, eletto cinque anni fa al ballottaggio sostenuto da Pd, 5 stelle e tre liste civiche, ha ora annunciato lo smontaggio della tenda e del presidio permanente davanti l’ospedale.
Un’iniziativa, ha detto, «che ha rappresentato un risveglio delle coscienze, non solo una denuncia di quello che sta succedendo nella sanità molisana ormai da anni che, troppo spesso, non è stato raccontato». Ha poi ricordato come dalla sua tenda sono passate migliaia di persone, compresi tanti bambini, come la fiaccolata del gennaio scorso ne abbia viste oltre settemila sfilare per le vie della città, come solidali sono stati sanitari e politici di varia estrazione. Ma anche come la sua protesta adesso conoscerà una fase due: «Credo sia il momento di convocare gli Stati Generali della sanità molisana, per coinvolgere esperti che possano indicarci un modo diverso per uscire dal commissariamento che ha prodotto, nel 2025, altri 50 milioni di debiti».
Il sindaco Piero Castrataro all'ingresso dell'Ospedale Veneziale dorme in tenda per protesta per i tagli ai servizi essenziali in una foto dello scorso dicembre
Ansa
Ma resta un’amarezza di fondo, dopo questi 167 giorni, compreso «un conflitto pubblico-privato che non è stato mai sanato, il che non vuol dire denigrare la sanità convenzionata e la sua eccellenza, ma dargli quello che giustamente merita l’eccellenza, facendo però in modo che tutto quello che gli ospedali pubblici possono fare lo continuino a fare, senza che ci sia competizione nei territori», ha aggiunto il sindaco di Isernia.
Insieme agli Stati Generali della sanità che vuole organizzare subito dopo l’estate, Castrataro ha ribadito la battaglia per difendere il Punto nascita di Isernia, laddove il piano generale ne prevede la cancellazione a breve. Ha poi tenuto a ringraziare giunta, consiglieri comunali di maggioranza e minoranza che gli hanno conferito mandato a difendere il “Veneziale” e, in particolar modo, quel personale medico e infermieristico «che continua a lavorare con grandissimi sacrifici per curare le persone di questa regione. Proprio per loro e per noi dobbiamo continuare a lottare per una sanità pubblica di qualità, che sia in grado di curare tutti senza nessuna distinzione».
Sanità pubblica che in Molise continua a conoscere numeri da profondo rosso, anche per la carenza di medici, e a poco o niente è servito “importarne” alcuni da Venezuela e Cuba. Basti pensare, ad esempio, che di recente l’Azienda regionale, per reperire pediatri per l’ospedale di Campobasso, ha dovuto stipulare una convenzione con la Asl Napoli 3, non esattamente dietro l’angolo quindi, per garantire almeno la copertura dei turni nel reparto. E, come se non bastasse e per tornare al disastrato ospedale di Isernia, da lunedì prossimo 15 giugno il reparto di Radiologia del “Veneziale” si troverà nella pratica impossibilità di fornire prestazioni ambulatoriali; i medici rimasti in servizio, infatti, sono solo 4 e, con le varie turnazioni, devono far fronte anche al pronto soccorso e ai pazienti ricoverati. Per quanti hanno prenotato una visita già da mesi, non resterà altro da fare che recarsi in un altro ospedale, ovvero nella migliore delle ipotesi a Campobasso: un’ora di tragitto, quando va bene, sulle disastrate strade molisane. Non proprio una passeggiata di salute, ad esempio, con un infarto in corso.

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