Il sindaco di Isernia dorme in tenda davanti all'ospedale da un mese
di Igor Traboni, Isernia
La singolare protesta contro i tagli alla sanità molisana continua. Il primo cittadino: «Abbiamo smosso tante coscienze ma non è finita». Il vescovo Cibotti: «Se togliamo pure la sanità alle aree interne, resta solo il cimitero»

Il regalo per il primo mese di protesta (venerdì scorso) contro i tagli alla sanità, passato a dormire in tenda davanti all’ospedale della sua città anche durante i giorni in cui il maltempo ha funestato il Molise, glielo hanno fatto i piccoli delle scuole dell’infanzia, portandogli dei disegni colorati in cui si celebra il loro “eroe” e la sua battaglia perché altri bambini possano nascere ad Isernia (il punto nascita è tra i servizi destinati a scomparire) e tanti papà non corrano il rischio di morire d’infarto (anche l’Emodinamica potrebbe chiudere). Entrato il 26 dicembre dell’anno scorso in una piccola tenda azzurra, montata dagli scout davanti all’ospedale “Veneziale”, il primo cittadino di Isernia, Piero Castrataro, è ancora lì, una notte dopo l’altra, in attesa di risposte decisive, e non solo di mezze e vaghe promesse, perché il nosocomio non venga smantellato perfino nei servizi essenziali e primari. La protesta va avanti e attorno a Castrataro si sono ritrovati altri primi cittadini e amministratori molisani e ben ottomila persone che hanno sfilato per una fiaccolata di protesta, illuminando la notte di Isernia: una presenza eccezionale, visto che la cittadina ha 20mila abitanti e il comprensorio circa il doppio.
«Tutta questa solidarietà – ha detto Castrataro – mi ha dato una nuova consapevolezza. Siamo riusciti a riportare la giusta attenzione su un tema così importante come la sanità pubblica nella nostra piccola regione. Abbiamo smosso tante coscienze e ringrazio tutti. Ma non è finita qui». Castrataro va avanti e sollecita primi gesti di concretezza su alcuni punti: «Stiamo chiedendo il minimo indispensabile per far nascere un bambino in sicurezza o essere salvati e stabilizzati nel momento in cui c’è un evento, come l’infarto, il trauma o l’ictus, che obbliga a raggiungere l’ospedale in breve tempo». Altrimenti, nella migliore delle ipotesi, si dovrebbe arrivare fino a Campobasso (attraverso quelle strade che del Molise sono un altro, drammatico problema) o addirittura fuori regione. Tra le altre proposte che Castrataro ha avanzato c’è anche quella di offrire delle indennità aggiuntive, benefit e incentivi vari, ai medici che accetteranno di trasferirsi ad Isernia, un po’ come fatto nella vicina Agnone, altra cittadina molisana che rischia di perdere il nosocomio. Proprio sulla carenza dei medici, in particolare al Pronto soccorso, altro problema oltre a quello dei “tagli” generalizzati, Castrataro ha visto i vertici dell’Azienda sanitaria regionale, «ma è stato un incontro non determinante, anche se costruttivo», ha commentato il sindaco, ribadendo la disponibilità del Comune a contribuire nelle spese per rendere appetibile il trasferimento dei medici.
Intanto, proseguono gli attestati di solidarietà al sindaco, palesati in una fiaccolata di protesta: «Eravamo in tantissimi, più di quanti avrei immaginato – la parole del primo cittadino –. Eravamo un’unica voce, partita dal Molise per arrivare ovunque sia necessario per far valere i nostri diritti». Tra i presenti, anche il vescovo di Isernia-Venafro, Camillo Cibotti: «Non è stata una aggregazione contestatrice – ha commentato il presule – ma un dare man forte a chi nelle amministrazioni locali e nella regione possa far sentire la nostra voce al governo centrale. Questo altalenarsi di notizie non fa bene al cuore delle persone. Parliamo tanto di zone interne abitate prevalentemente da anziani, ma se togliamo il servizio sanitario, cosa rimane? Solo il cimitero».
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