Il Superbonus ci è costato come sei finanziarie. Però...
L'Enea ha pubblicato gli ultimi dati sui bonus attivati in pandemia: 123,9 miliardi di detrazioni fiscali, 502mila investimenti sugli edifici. Un salasso, che però spiega anche perché l'economia - nonostante tutto - va

Ancora una volta, non senza un certo piacere, su ZeroVirgola ci troviamo a raccontare di una settimana che ha portato buone notizie per l’economia italiana. L’ultima volta era lo spread, ai minimi quasi storici, questa volta è il Pil: venerdì l’Istat ha prefigurato un +0,7% di crescita per il 2025, un dato - per ora provvisorio - superiore di due decimali (lo 0,2%) alle stime del governo contenute anche nella legge di bilancio. A poche ore di distanza, venerdì sera, l’agenzia americana Standard & Poor’s non solo ha confermato il “rating” sull’Italia ma ha rivisto anche l’outlook, cioè le previsioni sull’evoluzione futura, portandolo da stabile a positivo. In pratica: la barca va, e per un po’ dovrebbe andare ancora.
A questi numeri ne aggiungiamo un altro, anche questo fresco degli ultimi giorni, che si collega a questo quadro e un po’ lo spiega: 123.993.967.173,33 euro. Siamo a un passo dai 124 miliardi, ed è il saldo - finale - delle detrazioni fiscali legate ai superbonus edilizi certificate dall’Enea nel suo ultimo bollettino periodico, aggiornato al 31 dicembre 2025. È una somma tanto grande quanto importante per capire l’impatto dello stimolo approvato dal governo Conte 2 per far fronte alla crisi pandemica, confermato con modifiche dal governo Draghi per non interromperne la spinta che stava dando all’economia e poi “arginato” dal governo Meloni per gli effetti che stava producendo sul bilancio pubblico. Sì, perché stando ai conti dell’Enea il Superbonus costerà in tutto al bilancio dello Stato quasi 124 miliardi, pari a oltre sei volte l’importo della (magra) finanziaria 2025. Si tratta di detrazioni, dunque non è una spesa che lo Stato ha dovuto affrontare tutta d’un colpo ma minori entrate che dovrà gestire di qui ai prossimi anni, ma nei fatti non cambia molto. Non a caso il superbonus è finito anche dentro alla “pagella” di venerdì: «L’Italia ha registrato avanzi primari di bilancio - segnalano gli economisti di S&P - Sebbene le uscite di cassa legate al Superbonus continueranno a gravare sul saldo di cassa fino al 2026-2028, il loro impatto si sta gradualmente attenuando e dovrebbe scomparire entro il 2028-2029».
Una considerazione che aiuta a capire la portata della misura adottata nel pieno della pandemia, quando c’era da inventarsi qualcosa che riaccendesse subito e bene una macchina produttiva paralizzata dal lockdown globale: sempre l’Enea, d’altronde, ci dice che i 124 miliardi di contributo pubblico, pari a 2.100 euro a italiano, hanno consentito di intervenire su 139.645 condomini, 245.480 edifici unifamiliari e 117.419 di altro tipo, tra cui figurano anche cinque castelli. Lo spaccato regionale aiuta a capire anche quali siano le aree che ne hanno approfittato di più: la Lombardia su tutte, che si è nei fetti portata a casa una finaziaria tutta per sé, visto che ha catalizzato quasi 24 miliardi di detrazioni su 79.011 pratiche; seguono a distanza l’Emilia Romagna (11,7 miliardi), il Veneto (11,2 miliardi), il Lazio (10,3 miliardi) e la Campania (9,5 miliardi). Numeri ingombranti, che aiutano a capire perché quello del superbonus sia un tema difficile da maneggiare anche a livello politico: per lo Stato ha rappresentato un vero e proprio salasso, ma al tempo stesso ha avuto il merito di spingere investimenti come ben poche altre misure in passato. Di sicuro per un po’ non potremo permettercene un altro, ma se l’economia italiana cresce il merito è anche suo (oltre che del Pnrr, di cui siamo il principale beneficiario tra i Paesi europei con 194 miliardi ricevuti, il 9% del Pil), e quando la spinta sarà esaurita potremmo sentirne la mancanza.
© riproduzione riservata
© RIPRODUZIONE RISERVATA






