Torna il BTp valore, generoso con chi avrà pazienza. E gli italiani... ?
Nuova chiamata "alle armi" per i risparmiatori, che già hanno in tasca 350 miliardi di titoli di Stato italiani. Ma c'è poco da stupirsi: il debito continua a correre, in tutto il mondo

Domani il Tesoro torna a batter cassa tra i risparmiatori italiani con una nuova tornata di BTp Valore. Rispetto alle precedenti, sono cambiate poco sia le condizioni di mercato che il panorama dei tassi, e così resta la "generosa" logica di fondo: verrà premiata la pazienza, virtù dei forti. Per la settima emissione in programma fino a venerdì (salvo chiusura anticipata) i tassi cedolari minimi sono del 2,50% per il primo e secondo anno, del 2,80% per il terzo e quarto anno e infine del 3,50% per il quinto e sesto anno; tecnicalità dietro alle quali, calcolano gli esperti, si nascondono rendimenti mediamente più elevati di quelli offerti dai BTp "ordinari" con le stesse scadenze.
Vista la generosità del Tesoro (che andrà coperta con altro debito, ovviamente), sarà interessante vedere l'accoglienza da parte dei risparmiatori, che solo a ottobre avevano risposto all'ultima chiamata acquistando titoli per un importo complessivo di 16,5 miliardi. Via XX Settembre continua a chiedere perché rifinanziare il debito monstre di 3mila miliardi non è facile (soprattutto adesso che la Bce ha pesantemente ridotto i suoi acquisti), ma al tempo stesso le tasche degli italiani non sono infinite, peraltro già piene di 350 miliardi di titoli di stato domestici. Tanto, ma un po' meno dei 500 miliardi di euro di debito di Paesi esteri (di cui 400 degli Stati Uniti), come fatto osservare pochi giorni fa da Alessandro Volpi su Altreconomia.
Numeri enormi, che danno l'idea di quanto sia sempre più il debito a muovere non solo l'Italia ma un mondo che vive al di sopra delle proprie possibilità, rinviando il regolamento dei conti a tempi migliori (arriveranno?). Giusto in settimana sono usciti gli ultimi dati dell'Istituto di finanza internazionale, che a fine 2025 hanno contabilizzato un debito globale complessivo a 348mila miliardi di dollari, 29mila in più di fine 2024. La cifra fale due volte e mezza la ricchezza globale prodotta in un anno: è come se una famiglia avesse un debito pari a due anni e mezzo di stipendio di chi ci lavora, che per estinguerlo dovrebbe interrompere le spese per 30 mesi di fila o fare grandi sacrifici per un periodo infinitamente più lungo. È lo stesso percorso che dovrebbe seguire l'economia globale, ma non ce la fa. Anche perché a correre sono soprattutto i debiti pubblici, che a pochi anni dalle spese straordinarie dettate dal Covid si sono trovati ad affrontare la corsa al riarmo.
Dove finiremo avanti di questo passo l'ha indicato sabato scorso da Venezia Sergio Nicoletti Altimari, vice direttore generale della Banca d'Italia, all'Assiom Forex: a meno di improbabili inversioni di marcia, entro il 2030 i debiti pubblici si preparano a sfondare la soglia psicologica del 100% del Pil, toccando il valore più alto registrato dal 1948. Anche volesse, l'Italia non può permettersi grandi spese extra. E per una volta, non la prima negli ultimi tempi, resta nel gruppo dei Paesi parsimoniosi dell'area euro: nel 2026 il disavanzo aggregato è atteso al 3,3 per cento del Pil, con Francia e Germania vicine al 5%. Cifre che emergono da uno studio dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che ricorda pure come l'Italia dovrebbe scendere dal 3% del 2025 al 2,8 per cento con un avanzo primario (cioè il bilancio dello Stato al netto degli interessi) dell'1,2 per cento. D'altronde la strada per la sostenibilità è ancora lunga: sulla testa di ogni italiano grava tuttora un debito pubblico - "virtuale", per fortuna - di 52mila euro: anche in questo caso, di pazienza ce ne vorrà parecchia.
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