L'ottimismo dei trentenni, proprio ciò che ci serve
L'economia ci dice che non andiamo molto peggio o molto meglio di un anno fa, sia in Italia che nel mondo. Ma serve una scintilla di fiducia: e sei arrivasse dai trentenni?

Come stiamo in questo inizio di 2026? Meglio o peggio di un anno fa? Domanda banale, risposta impossibile. Perché ognuno ha la propria. Ma se ci allontaniamo dalla sfera dell'io o quella del noi, il percepito si confonde sempre più con il reale e la nebbia si fa davvero impenetrabile. In casi come questi di solito l'economia viene in soccorso, facendo chiarezza. Ma questa volta gli indicatori si sovrappongono e spesso si smentiscono l'uno con l'altro, visto che c'è chi prefigura scenari apocalittici e chi confida nella capacità degli equilibri mondiali di trovare sempre nuovi punti di tenuta.
In attesa di scoprirlo nel lungo periodo, a nostre spese, della confusione che regna sovrana rende perfettamente l'idea un grafico che il Fondo monetario internazionale ha selezionato tra i cinque migliori pubblicati nel suo blog nel corso del 2025. Lo vedete qui in basso, ed è di facile lettura: raffronta l'andamento dell'indice globale della fiducia con quello dell'incertezza, un indicatore di cui abbiamo già parlato qui a ZeroVirgola e che misura l'umore degli esperti del Fondo monetario circa l'evoluzione delle singole economie nazionali. Ebbene, mentre la linea in alto ci mostra che l'incertezza galoppa e continua a sfondare nuovi record storici, quello in basso ci segnala una fiducia niente affatto in ritirata. Anzi: nel 2025, sfidando guerre vere e guerre commerciali, ha iniziato una risalita che l'ha portata vicina ai massimi di sempre, risalenti al pre-Covid. E' una media globale del pollo, in cui tutto si tiene e tutto si compensa, ma fornisce un'argomentazione in più a chi ritiene in fondo che l'economia globale - nonostante tutto - si mantenga resiliente, capace di adattarsi a un'incertezza permanente (appunto) e di averla ormai eletta a nuova normalità.

Impossibile avere un quadro dettagliato dei singoli Paesi, Italia compresa. Ma nelle ultime settimane si sono sprecate le indagini che hanno monitorato la qualità dell'aria che si respira dalle nostre parti. Tra le tante ce n'è una che ci ha colpito, in particolare per un dato che ci consente di inaugurare l'anno nuovo con un raggio di luce. Arriva dal monitor quantitativo di EngageMinds Hub, il centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica (sede di Cremona). Davanti alla domanda su come stiano finanziariamente gli italiani e quale sia il sentiment per il prossimo anno, dichiara di stare peggio rispetto a inizio 2025 il 24% degli intervistati, un valore che dopo il picco del 46% nel 2022 si è progressivamente ridotto. Cresce chi si vede "fermo", ormai al 66%, mentre è stazionario all'11% il plotone di chi afferma di stare meglio. Guendalina Graffigna, direttrice del Centro e responsabile scientifica dell’indagine parla di segnali che "esprimono il consolidarsi di aspettative prudenti ma non allarmistiche". Il consueto bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, che lascia il responso a chi lo osserva. Ma se guardiamo bene dentro a questo bicchiere ecco che una buona notizia c'è. E arriva dai 18-34enni, molto ma molto più fiduciosi della media: il 18% dice di stare meglio di un anno fa, il 30% prevede ulteriori miglioramenti (quasi il doppio della media, al 16%). Sarà l'età, sarà l'incoscienza. Ma in bocca al lupo, trentenni. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il futuro è dei giovani. E a 30 anni, nell'Italia del 2025, si è ancora ragazzi.
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