Scambio di persona su una vittima del tram. E l’inchiesta ora rischia di allargarsi
Il secondo morto è un 49enne nigeriano senza dimora. Il senegalese, anch'egli senzatetto, dato per morto è vivo, in gravi condizioni. Il tranviere, indagato per disastro ferroviario, potrebbe aver comunicato con la centrale operativa di Atm. Sequestrati i file audio

Potrebbe anche allargarsi l’inchiesta sul deragliamento del tram numero 9 di venerdì scorso in via Vittorio Veneto (zona porta Venezia), in cui sono morti il titolare di un agenzia di marketing di Vigevano, Ferdinando Favia, e Johnson Okon Lucky, 49enne senza dimora, fino a ieri scambiato per un’altra persona, Karim Toure, senegalese, anch’egli senza dimora, che invece è sopravvissuto all’incidente ed è uno dei tre feriti gravi ricoverati in ospedale. Il tranviere Pietro M, 60 anni, 35 di servizio in Atm, deve rispondere dei reati di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, in «concorso anomalo», che si configura se il reato commesso è diverso da quello che un concorrente voleva. Un elemento, che potrebbe appunto prefigurare altri possibili indagati. L’ipotesi è che il tranviere, che ha detto di essersi fatto male a un piede mezz’ora prima di accusare il malore e andare in sincope (secondo quanto ha dichiarato), abbia comunicato l’incidente prima di svenire.
Gli agenti della polizia Locale, diretta dal comandante Gianluca Mirabelli, che effettuano le indagini per conto della pm di Milano Elisa Calanducci, si sino presentati nella sala operativa di via Monte Rosa per acquisire le comunicazioni tra il conducente del tram e la centrale operativa. Gli audio, ma anche la scatola nera del Tramlink Stadler, le registrazioni delle telecamere sul tram (che però non sono puntate sul guidatore) e quindi anche di quelle pubbliche presenti lungo viale Vittorio Veneto: è il materiale su cui la procura di Milano, diretta da Marcello Viola, sta svolgendo gli approfondimenti necessari per cercare conferme alla versione fornita dal tranviere, che sarà a sua volta sentito in procura. Sempre allo scopo di svolgere gli accertamenti necessari, la procura nominerà un consulente per ricostruire la dinamica e la velocità al momento del deragliamento. La versione del tranviere, che ha parlato di un malore, sarà verificata alla luce di questi accertamenti . «Ho visto tutto nero e ho perso il controllo del tram», ha raccontato. La tesi del malore del tranviere - la diagnosi parla di sincope vasovagale - sarà confrontata anche con le versione fornite dai testimoni presenti sul tram o che hanno visto l’incidente in diretta, anch’esse parte dell’informativa trasmessa dalla polizia Locale in Procura dove, sempre ieri mattina, si è svolto un vertice tra gli inquirenti per fare il punto sulle indagini.
Da queste «prime informazioni acquisite - scrive la pm Elisa Calanducci nel decreto di sequestro - è emersa la necessità di verificare le condizioni di salute in cui versava l’indagato e di accertare se lo stesso abbia segnalato alla sala operativa di Atm criticità o anomalie di qualunque genere», dal momento che «presso la Sala operativa di Atm vengano registrate e archiviati i brogliacci e le chiamate effettuate fra tale struttura e gli autisti o altro personale in servizio». Il fascicolo d’indagine contiene poi la documentazione tecnica del Tramlink, il nuovo tram bidirezionale con un efficiente sistema di frenata e con una velocità massima di 50 chilometri l'ora. E verifiche saranno necessarie anche per accertare per quale motivo il sistema automatico di monitoraggio e frenata di emergenza (il cosiddetto “uomo morto”), non sia entrato in funzione. Al momento gli inquirenti pensano infatti che «non sia possibile escludere alcuna delle ipotesi relative alle cause dell’evento, siano esse riconducibili a possibili errori umani o a eventuali malfunzionamenti tecnici». Un’ipotesi infine non esclude necessariamente l’altra: è teoricamente possibile infatti che il malore abbia colpito il conducente così in prossimità dello scambio da non dare al sistema d’emergenza il tempo di entrare in funzione. Tutte ipotesi che saranno vagliate alla luce degli accertamenti in corso. Nel fascicolo c’è infine la copia forense del telefonino, la cui analisi sul traffico dati servirà a escludere l’ipotesi che il conducente fosse distratto mentre guidava il tram.
Di sicuro al momento c’è la dinamica dell’incidente, causato dall’elevata velocità del tram che ha inforcato lo scambio (ma questo lo si era già visto subito nel video circolato già dal pomeriggio stesso). Il conducente, si legge nel decreto di perquisizione «ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo condotto mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell’intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto» e «con negligenza, imprudenza e imperizia, in quanto non si avvedeva che lo scambio ferroviario presente appena prima dell’intersezione citata era azionato in direzione “sinistra”, ed ometteva di azionare il citato scambio in direzione “diritto”, svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l’edificio posto all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario», con la morte di due passeggeri e il ferimento «di circa 50 persone». Ciò che resta da verificare è cosa abbia determinato una condotta simile.
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