Dietro il caso di pedofilia in famiglia c'è la normalizzazione della pornografia
Dopo aver visto più volte nello schermo un “fare sesso” che nella vita reale sarebbe penalmente perseguibile, lo spettatore può cominciare a pensare che questo può entrare anche nella sua vita. A questo sembra riferirsi la vicenda che vede coinvolti un giornalista e un'insegnante

Un noto giornalista, un’insegnante, un legame sessualmente perverso e criminale che ha reso vittime di abusi sessuali finalizzati alla pedopornografia i loro stessi figli e nipoti. In questa vicenda orribile, una riflessione più ampia dei singoli accadimenti è necessari. Riguarda la trasformazione riguardante la morale sessuale e la percezione del limite che ad essa si correla. Sono due elementi che si sono modificati in modo enorme negli ultimi anni, alla luce di come la sessualità è diventata soggetto e oggetto delle nostre vite nell’online. La quantità di pornografia che circola oggi online è enorme. La pornografia e la sua diffusione si appoggiano sul codice delle tre AAA: accessibility, anonimity, affordability, ovvero accessibilità, anonimato e gratuità. Queste tre dimensioni l’hanno resa disponibile nella vita di chiunque, abbattendo i limiti di età e favorendone un consumo che da trasgressivo è diventato normalizzato. Al tempo stesso, il consumo di pornografia da parte del singolo utente è associato all’attivazione, nel sistema nervoso centrale, del centro dopaminergico, costituito da neuroni che producono la dopamina, un neurotrasmettitore che è affamato di gratificazione istantanea ed eccitazione e che ti fa entrare nei territori in cui c’è grande disponibilità di tali stimolazioni, senza che tu debba fare alcuna fatica per usufruirne. Una volta che la dopamina ti fa entrare nel territorio che la alimenta, ti chiede di non abbandonarlo più e al tempo stesso ti fa aumentare però la soglia necessaria a farla produrre. Le ricerche sull’uso di pornografia denunciano un crescente ed esponenziale consumo di materiale sempre più estremo, sempre più perverso, sempre più violento. Può rimanere tutto ciò relegato dentro lo schermo? Il nostro cervello si può accontentare di usufruire di quell’eccitazione in modo solo virtuale? La risposta è no. Più pornografia guardi, più sessualità estrema e perversa il tuo cervello assorbe dagli schermi, più il tuo stesso cervello si desensibilizza alla dimensione trasgressiva di ciò che lo schermo mostra e la normalizza sul piano cognitivo. Così, scene di sesso violento o pedopornografico considerate inizialmente trasgressive e vietate, nella ripetizione della visione vengono desensibilizzate e ritenute accettabili e normali fino a trasformarle in possibilità da agire anche nella vita reale. La sessualità degli esseri umani è stata profondamente modificata da quando la pornografia è passata da materiale di trasgressione ad esperienza normalizzata nella quotidianità di chi ne usufruisce. Dopo aver visto più volte dentro lo schermo un “fare sesso” che nella vita reale sarebbe penalmente perseguibile, lo spettatore può cominciare a pensare che quel “fare sesso” può entrare anche nella sua vita, non deve essere poi così sbagliato e quindi può anche essere sperimentato. In fin dei conti, i siti pornografici e il dark web contengo migliaia di immagini di altre persone che già lo stanno facendo e vivendo: perché io no?
Leggere le chat delle persone che compaiono sulle prime pagine dei giornali è sconvolgente. Perché si tratta di persone con cultura, di genitori, di professionisti che per lavoro hanno di certo più volte affrontato il tema dei diritti dell’infanzia, che sanno che la pedopornografia è un reato. Ma le parole che si scambiano, quando ne diventano produttori e attori (coinvolgendo i loro affetti più cari) sono le parole di due innamorati che vivono questa faccenda dai risvolti penali gravissimi, come fosse un gioco erotico divertente, finalizzato a farli sentire ancora più vicini, ancora più complici al punto da trasformare figli e nipoti in bambole e pupazzi a loro disposizione, strumenti per amplificare il loro desiderio eccitato. È così che la sessualità oggi si è trasformata da dispositivo di intimizzazione che gli esseri umani – unici tra le specie viventi – hanno reso strumento per “fare l’amore” a strumento per la ricerca di un piacere dove il corpo dell’altro è un’oggetto – apparentemente inanimato – di cui disporre come se non ci fossero norme, limiti e regole che tutelano la dignità e i diritti di chi quel corpo possiede. I bambini da sempre sono un oggetto sessuale per chi pratica la pedofilia. Ma oggi vivono una vulnerabilità ancora più ampia, dentro un mondo adulto sempre più coinvolto nella pornografia, sempre più incapace di stabilire limiti sani alla pratica della sessualità, sempre più perso nei propri bisogni tanto da violare quelli di chi, per definizione, dovrebbe ricevere protezione e tutele. È così che anche figli e nipoti, ovvero chi per un adulto umano deve essere tutelato nell’inviolabilità e incolumità del proprio corpo e della proprio sessualità può trovarsi al centro di una vicenda così buia e tetra. Non è solo una storia dai tremendi risvolti penali, quella di cui si parla oggi sui media. È una vicenda che ci obbliga a ridefinire ciò che un tempo chiamavamo morale sessuale, senso del pudore, inibizione degli impulsi. Tutti concetti e parole che la “società liquida” ha deciso di rendere vecchie e bigotte. E che invece sono così necessarie e devono essere ripensate subito e dall’intera comunità, non solo da quella educante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






