Il Governo vuole 100mila nuovi alloggi in 10 anni: ecco il piano
Presentato il provvedimento per l'emergenza abitativa. Lite in Cdm tra Salvini e Giuli. Si punta a riqualificare 60mila alloggi popolari (ma la lista d'attesa è dieci volte più lunga). Giù i costi dei notai

Risorse fresche per 1,7 miliardi di euro, che si aggiungono ai fondi già esistenti. Per un totale di 10 miliardi che dovranno servire, secondo le intenzioni del Governo, a tirare fuori 100mila nuovi alloggi in 10 anni tra case popolari, housing sociale ed edilizia a canone convenzionato. Un Piano su cui la premier Giorgia Meloni puntava e punta molto, e di cui in conferenza stampa avrebbe voluto parlare senza domande “fuori sacco”. Anche se poi, in realtà, sono proprio i ministri a produrre un autosabotaggio del Casa-day, con una lite tra il titolare del dossier Matteo Salvini e il ministro della Cultura Alessandro Giuli sul ruolo delle Sovrintendenze nelle ristrutturazioni delle palazzine Erp. «Le raderei al suolo», avrebbe detto il capo leghista. «Dillo fuori pubblicamente», la replica di Giuli. Una discussione aspra, ben oltre anche il motivo del contendere, che passa agevolmente attraverso le mura di Palazzo Chigi e arriva dritto nei take delle agenzie di stampa. Sintomo, l’ennesimo, di profondo nervosismo nel Governo, stavolta probabilmente motivato da quanto accade a Venezia per la Biennale. Sta di fatto che la premier si sarebbe mostrata abbastanza esasperata soprattutto verso i toni “eterei” di Giuli, ma più in generale da tensioni che si alimentano nonostante i suoi ripetuti inviti ad affrontare con compattezza e senza puntigli una fase politica molto difficile, iniziata dopo la sconfitta al referendum. Alla fine il ruolo della Sovrintendenza, dove previsto, resta, grazie a una mediazione condotta dal ministro Lollobrigida e dal sottosegretario Mantovano.
Quantomeno, la presidente del Consiglio può consolarsi con i placet che arrivano al provvedimento da più parti: da Confindustria alla Cisl, da Consap a Confcommercio, sino a Confcooperative. I «tre pilastri» illustrati da Meloni, Salvini e Foti convincono una fetta di parti sociali, dunque, non le opposizioni che invece parlano di «annuncite» dell’esecutivo.
Nel merito, il Piano si articola, appunto, su tre pilastri. Il primo, l’edilizia residenziale pubblica. L’obiettivo, dicono Meloni e Salvini, è recuperare in un anno 60mila alloggi ora inutilizzabili. Allo scopo ci sono 1,7 miliardi più 4,8 di fondi pre-esistenti, oltre ad un commissario straordinario. Coinvolti anche gli enti locali, come dimostra la presenza in conferenza stampa, in videoconferenza, del presidente dei sindaci Gaetano Manfredi e del presidente della Conferenza Stato-Regioni, il governatore Fedriga. Tuttavia, come hanno ammesso gli stessi Meloni e Salvini, la domanda di alloggi popolari è ben più ampia: secondo l’Ance arriva a 650mila famiglie, dieci volte più delle abitazioni che l’esecutivo vuole rendere di nuovo agibili. Per favorire le stabilizzazioni, inoltre, viene incentivata la formula del “rent to buy”: l’affitto lungo diventa una sorta di rata del futuro acquisto.
Il secondo pilastro del Piano riguarda l’housing sociale. Il Governo interviene con un pacchetto di semplificazioni e la riassegnazione in un Fondo unico, gestito da Invimit, da 3,6 miliardi di euro. L’intervento dovrebbe portare anche a un rilancio del co-housing e delle particolari forme di “co-housing” generazionale, ovvero la convivenza di giovani e anziani proprietari di case ormai molto grandi rispetto alle loro esigenze.
Il Governo punta molto anche sugli investimenti privati, e dunque il terzo pilastro è una forte spinga all’edilizia convenzionata. Il Piano prevede dunque maxi-semplificazioni se, su cento appartamenti, il costruttore ne destinerà 70 all’acquisto o all’affitto con un canone agevolato. Secondo Meloni, il meccanismo porterà a risparmi del 33% su affitto o acquisto. Sul tema dell’edilizia convenzionata sono entrati in gioco anche i notai, che hanno offerto al Governo la possibilità di dimezzare tutte le prestazioni che riguardano, per l’appunto, le compravendite nel mercato convenzionato. Ancora in questo ambito, il Governo nominerà un commissario straordinario per concedere autorizzazioni uniche a chi investe più di 1 miliardo di euro.
Torna infine alla formula originaria la garanzia sui mutui per l’acquisto della prima casa: servirà a giovani fino a 36 anni, giovani e coppie con almeno un coniuge under 35, nuclei familiari con un unico genitore e con figli minori. La garanzia statale arriverà al 90% nel caso delle famiglie numerose.
Nonostante i dubbi della vigilia, il Governo non ha rinunciato a un disegno di legge sugli sgomberi con una «dichiarazione d’urgenza» per ridurre al minimo i tempi burocratici. Su questo punto ci sarà bagarre politica.
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