Siamo stati nell'oratorio di Palermo multato. La denuncia? «Eravamo quasi tutti contrari»

di Roberto Puglisi, Palermo
La parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù ha lanciato una raccolta fondi per pagare i 45mila euro ai vicini che l'hanno portata in tribunale. Da cui però la maggior parte degli abitanti del quartiere si dissocia: «Avevamo raccolto anche le firme per dire che per noi era impensabile prendere quella posizione»
February 2, 2026
Siamo stati nell'oratorio di Palermo multato. La denuncia? «Eravamo quasi tutti contrari»
La lettera esposta all'ingresso dell'oratorio di Santa Teresa del Bambin Gesù per la raccolta fondi / Puglisi
L’oratorio della contesa continua a respirare, ad accogliere, a sventolare, nel cuore di Palermo, con la felicità di una bandiera gioiosa dell’infanzia custodita in un perimetro sicuro. Tuttavia, al passaggio, il suo cancello chiuso - soltanto per rispettare gli orari fissati nella normale prosecuzione delle attività -, in un primo pomeriggio denso di nuvole, trasmette un velo di tristezza. Come se anticipasse la trama di un futuro distopico: quando tutte le voci non troveranno più un luogo disponibile per riunirsi, a cominciare da quelle dei più piccoli. Ma questa è ancora via Parlatore, a Palermo, non Hamelin, la cittadella con la caverna che inghiottì i bambini, ammaliati dal pifferaio magico, nella versione più lugubre di una celebre fiaba. Questo, con il suo ingresso proteso sulla strada, non troppo distante dal liceo classico “Umberto”, è il famoso oratorio finito, suo malgrado, al centro della cronaca per il risarcimento di 45.000 euro stabilito in favore di alcuni condomini, disturbati dal rumore sottostante. Una lunga vicenda giudiziaria ha presentato il conto di un complesso filone. Il tribunale ha, infatti, condannato la parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù, a cui la struttura fa capo. Il clima si è inasprito. I tentativi di conciliazione sono falliti. I tre parroci, che reggono anche altre comunità, non rilasciano dichiarazioni, invitano i cronisti a parlare con l’ufficio stampa dell’Arcidiocesi. sAccanto al cancello dell’oratorio è affissa in bacheca una lettera, firmata proprio dai sacerdoti, per lanciare una raccolta fondi. «Desideriamo affermare con serenità e fiducia – si legge – che la porta della nostra chiesa è e rimane aperta a tutti. Pur avvertendo il peso della condanna come un macigno che grava sul cuore di ciascuno di noi, rinnoviamo con convinzione il desiderio di proseguire il cammino pastorale intrapreso». Segue, con espressioni di vivida spontaneità, la richiesta d’aiuto. «Poiché ci riteniamo e siamo una famiglia, sentiamo il bisogno di aprirvi il nostro cuore circa la concreta difficoltà nel far fronte alle somme richieste. Chi lo desidera potrà sostenere la nostra comunità parrocchiale nel silenzio e nella discrezione, secondo lo stile evangelico che ci unisce, attraverso una libera donazione». Ecco i dettagli del bonifico: «Intestato a Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù. Iban: IT10D03069096061000001175533. Causale: donazione per contenzioso oratorio». Il sindaco Roberto Lagalla ha già versato, a titolo personale, mille euro.
Camminando per qualche metro, si arriva allo stabile coinvolto, la casa di alcuni residenti che hanno fatto partire la vertenza. Ma altri, fermamente, si dissociano, lasciando intendere di non essere da soli. Luigi Agnello e Mirella Martinez vantano un curriculum di appassionato impegno. Luigi ha respirato tutta la vita l’atmosfera dello scoutismo, nell’Agesci. Mirella soccorre gli ultimi della città, girando in ronda, preparando pasti, offrendo sollievo a chi dorme per strada. Entrambi mostrano una missiva inviata anni fa all’allora amministratore di condominio, mentre la contesa divampava. Ci sono altre firme. Si sottolinea il sentimento di “rammarico”. Si fa riferimento alla contrarietà espressa. «Con la presente – c’è scritto nel documento – si ribadisce che gli scriventi, pur concordando nel fatto che le attività esterne della parrocchia debbano essere svolte in orari consentiti dal C.C., e comunque dettati dal vivere comune, non intendono procedere in alcun modo, né in ambito penale, né in ambito civile, nei confronti dell’oratorio». «Io sono stato per anni nel mondo scout – dice Luigi –. Potrei mai agire contro un oratorio, con i bambini che giocano, quando, invece, è necessario proteggere i più piccoli dalla strada per dargli uno spazio dove possono rincorrere un pallone?». «Davvero le grida di chi gioca sono una molestia? Personalmente – incalza Mirella – mi disturbano di più altre cose. Pure io sono per difendere gli oratori che rappresentano un patrimonio importantissimo e non siamo i soli a pensarla così nel palazzo. Basta mettersi d’accordo per evitare problemi». Voci che si rincorrono in un primo pomeriggio invernale, a Palermo, nell’attesa che l’esultanza di un bambino e il rimbalzo arancione di un “Super Santos”, all’ora in cui non si disturba il riposo, squarcino la coltre plumbea di nuvole e pensieri. Palermo, pur con tutti i suoi problemi, non somiglia alla città ammutolita di una vecchia fiaba, popolata da pifferai, caverne e acuti rimpianti.

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