La Cina punta alla conquista dello spazio. Per mandarci i turisti
di Luca Miele
Pechino vuole diventare una "potenza spaziale mondiale" entro il 2045. Ma per ora il ritardo rispetto agli Usa sembra incolmabile

Uno scenario futuribile - e altamente improbabile? O, al contrario, una frontiera sempre più vicina - e colonizzabile? La Cina punta sul turismo spaziale. Definito anche l’orizzonte temporale nel quale distendere l’“impresa”: cinque anni. L’annuncio è arrivato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), di proprietà statale, che ha fatto sapere anche di volere "costruire un'infrastruttura di intelligence digitale spaziale". Il piano cinese è, almeno nelle intenzioni, ambizioso: China Aerospace Science and Technology Corporation ha promesso di trasformare il gigante asiatico in una "potenza spaziale mondiale" entro il 2045.
Siamo, neanche a dirlo, dentro una più vasta “partita” a due, che ha riverberi non solo commerciali ma anche militari e di sicurezza. Come scrive la Reuters, Cina e Stati Uniti “sono in competizione nel tentativo di trasformare l'esplorazione spaziale in un'attività commercialmente sostenibile, simile all'aviazione civile, oltre a diventare i primi a sfruttare i vantaggi militari e strategici del dominio spaziale”.
Che l’esplorazione dello spazio (e la sua futura commercializzazione) sia sempre più vicina, lo attestano i numeri. Lo scorso anno Pechino ha raggiunto il record di 93 lanci spaziali, grazie anche alla rapida crescita delle sue startup di voli spaziali commerciali. Non si tratta di un’occorrenza solitaria. Il numero di tentativi di lancio orbitale in tutto il mondo lo scorso anno ha superato del 25% il numero (già record) toccato nel 2024. Come certifica il sito Aviation Week, “il numero di tentativi di lancio orbitale in tutto il mondo ha raggiunto lo scorso anno quota 329. Di questi 329 tentativi, 321 hanno raggiunto l'orbita o orbite marginali”.
Il primato degli Usa appare, al momento, incontestabile: SpaceX, l'azienda aerospaziale privata fondata da Elon Musk, “ha lanciato 165 razzi Falcon 9 nel 2025, superando il record del 2024 di 134 voli Falcon 9 e due voli Falcon Heavy. I fornitori statunitensi hanno aggiunto altri 30 lanci orbitali al totale del 2025, consolidando gli Stati Uniti come leader mondiale nei lanci spaziali”. La Cina – che intende spedire in orbita circa 200.000 satelliti nei prossimi 14 anni - tallona gli States, seguita dalla Russia (17 lanci lo scorso anno) e dall'Europa (otto). A completare il programma di lanci orbitali, cinque tentativi di lancio orbitale dall'India, quattro dal Giappone, due dalla Corea del Sud e uno ciascuno da Israele, Iran e Australia. Come riporta ancora la Reuters, il divario tra Usa e Cina sta tutto “in uno ostacolo fondamentale” che Pechino non è riuscito a saltare: “l'incapacità di completare un test con un razzo riutilizzabile. Al contrario, il razzo riutilizzabile Falcon 9 di SpaceX ha ridotto drasticamente i costi di lancio, consentendo alla sua controllata Starlink di dominare il dispiegamento di satelliti in orbita terrestre bassa e di supportare missioni di turismo spaziale orbitale”.
Chi vincerà la sfida? Su quali registri si giocherà la partita per la conquista dello spazio? Secondo il sito Modern Diplomacy, “mentre gli Stati Uniti puntano a riportare gli astronauti sulla Luna entro la fine di questo decennio, le crescenti capacità della Cina indicano che la prossima fase della competizione spaziale sarà definita non solo dalle tappe fondamentali dell'esplorazione, ma anche da chi stabilisce le regole commerciali, tecnologiche e normative che governano lo spazio stesso”. La scrittura di regole globali per la gestione comune dello spazio, per arrivare a una governance condivisa che freni la corsa “anarchica” ad affollare e privatizzare lo spazio, sembra però, oggi più che mai, un’utopia.
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