Giochiamo alla guerra? Il conflitto in Irlanda del Nord diventa una polemica da tavolo

L'iniziativa è di una società americana che ha messo questo "game" in prevendita online a 85 dollari, con tanto di carte a sorpresa e bombe da piazzare. In un Paese ancora fortemente lacerato, si sono riaccesi moti di indignazione
January 31, 2026
Giochiamo alla guerra? Il conflitto in Irlanda del Nord diventa una polemica da tavolo
Un murale dedicato al Boody Sunday, una delle stragi più sanguinose dei Troubles, nel quartiere Bogside di Derry, in Irlanda del Nord
"Giochiamo alla guerra" in Irlanda del Nord? Ci mancavano i Troubles, il conflitto che per trent’anni ha lacerato l’Ulster, ad allungare la lista dei giochi da tavolo ispirati alla storia e alla Storia e al sangue che ne ha sempre intriso drammaticamente ogni evento. L’idea è di Compass Games, una società con sede nel Connecticut, che l’ha messa in prevendita sul proprio sito (e su altri circuiti dedicati) a 85 dollari. Con un inevitabile seguito di polemiche, soprattutto a Belfast, in Ulster, dove la ferita di quegli anni di sangue, segnati da più di 3.500 morti, è tutt’altro che rimarginata.
«The Troubles: Shadow War in Northern Ireland 1964-1998» si gioca con dadi, pedine e un mazzo di 260 carte.  Ai giocatori - minimo due, massimo sei – viene chiesto di interpretare il ruolo assegnatogli, per esempio, un militare dell’esercito britannico, un paramilitare dell’Ira, un politico nazionalista o un deputato unionista. Le mosse ammesse per ciascun profilo sono «primarie e secondarie». I paramilitari, nella fattispecie, hanno la possibilità di piazzare bombe e pianificare attacchi oppure fare accordi con le forze di sicurezza avversarie. I partiti politici locali possono scegliere se sostenere il terrorismo, partecipare alle elezioni o condividere il potere con le fazioni nemiche. All’azione può essere preferita l’estrazione di una carta «a sorpresa» che porta il giocatore a dirimere una questione particolare del conflitto riferita alle otto epoche «chiave» della questione nordirlandese come gli scioperi della fame dei repubblicani dei primi anni Ottanta.
Oltre a mappe, schede, segnaposti, il gioco, che è parte di una ricerca di dottorato, include un «manuale storico» messo a punto da Hugh O’Donnell, un insegnante di scuola secondaria scozzese, che ne ha curato i dettagli documentali. A suo dire, così ha spiegato alla Bbc, il progetto è «intenzionalmente interdisciplinare» e, come tanti altri giochi da tavolo basati sulla storia, mira a favorire «l’empatia e il coinvolgimento del pubblico generalista con narrazioni controverse».
A Belfast, il gioco è stato fortemente criticato soprattutto da parte delle famiglie delle vittime dei Troubles e dei sopravvissuti di quegli anni che lo hanno bollato come «volgare». Secondo Kenny Donaldson, membro di un’associazione, la South East Fermanagh Foundation, nata nel 1998, poco dopo gli accordi di Pace del Venerdì Santo, per aiutare la comunità a superare il trauma del terrorismo, l’iniziativa non è rispettosa del dolore di chi ha vissuto in prima persona il conflitto. «Molti potrebbero sentire minimizzata la propria sofferenza», ha spiegato. A suo dire, l’iniziativa è sbagliata in partenza perché fondata sull’idea che i Troubles appartengono al passato. «Non è così», ha puntualizzato, perché «quegli anni restano indissolubilmente legati alla società nordirlandese di oggi». Da qui, la provocazione: «Quale sarebbe la reazione delle famiglie dell’11 settembre se venisse realizzato un gioco da tavolo su quell’attentato, con i giocatori nel ruolo dell’Fbi o di un pilota terrorista assassino?»   
Il vortice di polemiche ha costretto la Compass Games a dare spiegazioni. Intervistato dal Guardian, Bill Thomas, fondatore e presidente dell’azienda, ha precisato che il gioco è ancora in fase di sviluppo e non sarà pronto a breve. I potenziali acquirenti possono, adesso, solo registrare il proprio interesse all’acquisto ma l’importo gli verrà addebitato solo dopo l’uscita ufficiale del gioco, se mai avverrà. Thomas ha però difeso l’idea a monte dell’iniziativa: «è un gioco che serve a preservare la storia, non a prenderla in giro».  «I ragazzi tra i venti e i trent’anni in America non sanno nulla di storia – ha insistito -. Bisogna renderla interessante, raccontarla in modo coinvolgente». «Vuoi che quella memoria si perda e che nessuno fuori dall’Irlanda del Nord o dal Regno Unito capisca che sia mai successo?»  C’è bisogno di un gioco, ci chiediamo, per capire i conflitti moderni? Giochiamo anche alla guerra tra Mosca e Kiev o tra Hamas e Israele?

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