«In Nigeria la persecuzione dei cristiani continua. Aiutateci»
di Paolo Lambruschi, inviato ad Abuja (Nigeria)
Parla l'arcivescovo di Abuja, Ignatius Kaigama, che abbiamo seguito mentre celebrava Messa negli slam della capitale. «Le comunità sono vittime di discriminazioni e marginalizzazioni decise dal mondo politico. In questi mesi ho visto le sofferenze degli sfollati che il governo non vede»

Prima di concederci l'intervista ci chiede di seguirlo la domenica mattina mentre celebra una Messa nello slum di Kuchngoro, alla periferia di Abuja. La comunità cattolica in rivolta contro le autorità municipali che in una baraccopoli, dove ogni costruzione è abusiva, hanno ovviamente pensato di demolire in quanto abusiva la chiesa della missione della Santa Croce, che per la povera gente della periferia era l'unico punto di aggregazione. Una forma di discriminazione religiosa e sociale evidente ma lui preferisce agire e parlare di pace per placare gli animi. Ignatius Kaigama 67 anni, arcivescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria, ha fatto dell'apertura di missioni in periferia un preciso programma pastorale. Ogni angolo dimenticato è stato affidato a un sacerdote aprendo una parrocchia. A Kuchngoro ascolta tutte le associazioni dei fedeli, scherza con i bambini e porta al parroco 10 sacchi di riso e cibo da distribuire ai più poveri. Durante la Messa annuncia che a giugno inizieranno i lavori per costruire la nuova chiesa proprio nello spazio dove ha celebrato grazie a una colletta nella diocesi e tra la diaspora nigeriana in Gran Bretagna. Insomma, sempre sorridendo, Kaigama non molla.
Cosa pensa della persecuzione dei cristiani in Nigeria?
Non c'è dubbio che negli ultimi anni siano stati discriminati, marginalizzati e stiano affrontando la persecuzione. Accade spesso nel nord del Nigeria e da alcuni anni anche nel centro. La persecuzione non deve essere necessariamente violenta, spesso prende la forma di scelte politiche che non favoriscono i cristiani o di discriminazioni perché non vengono ammessi in alcune istituzioni o gli è impedito occupare posizioni strategiche nell'esercito e nella pubblica amministrazione. Questo succede ovunque. La proclamazione dello Stato islamico in Nigeria risale al 1804. Poi Boko Haram nel 2009 ha ribadito l'obiettivo di convertire tutti all'islam, espellere le altre religioni e dichiarare la Nigeria stato islamico applicando la sharia. Poi si sono trasformati in un gruppo terroristico e accanto a loro sono sorti altri gruppi jihadisti e criminali. Questa è la situazione del Paese e quando senti le notizie nei media sulle persecuzioni sono vere, ma invece di parlare in generale di genocidio preferisco dire che in diversi Stati i cristiani in quanto tali hanno sofferto, le loro famiglie sono state distrutte come le loro case e per questo motivo pensiamo che c'è una persecuzione e un tentativo di genocidio. Gli attacchi continuano, non si fermano.
Abbiamo visitato la comunità degli sfollati del Borno State nella parrocchia di Sant'Agostino. Cosa si sta facendo per aiutarli?
Un governo sensibile dovrebbe considerare prioritario l'aiuto agli sfollati vittime dei terroristi. Ma il problema dura da anni e non c'è un piano strategico per risolverlo. Ho passato il giorno di Natale con loro e con altre parrocchie di sfollati. Alcuni sono ad Abuja da 15 anni e i loro figli sono nati qui e non sanno da dove sono venuti, non hanno una casa perché non hanno un posto. Noi come Chiesa abbiamo poche risorse, ma diamo loro cibo e cerchiamo di creare appartenenza alla comunità. Ho visto la loro sofferenza, non sono sicuro che il governo se ne preoccupi. Vado in giro ogni settimana, vedo quello che il governo non vede, ma nessuno mi domanda nulla. Stiamo cercando una collaborazione per trovare una soluzione che deve essere politica.
In Italia come possiamo aiutare gli sfollati?
Anzitutto abbiamo bisogno della vostra attenzione. Ringrazio papa Leone per aver ricordato la persecuzione dei cristiani in Nigeria e per le sue preghiere. Poi abbiamo bisogno anche del supporto della Chiesa italiana. Nel vescovo queste persone vedono la speranza anche ora che il Giubileo è terminato e vorrei aiutare soprattutto gli adolescenti sfollati ad andare a scuola e studiare.
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