Usa-Iran, sull'intesa resta il nodo nucleare. Ma Trump esulta, ipotesi Ginevra per la firma
Ci potrebbe essere un accordo fra Teheran e Doha su un testo accettato anche da Washington. L'Iran: «Non è ancora stata presa la decisione finale». Tra i punti principali la riapertura dello Stretto di Hormuz e il prolungamento del cessate il fuoco per aprire altre trattative sugli impianti iraniani. Nel testo anche il Libano. Il presidente Usa a La7: abbiamo vinto la guerra, Europa irrilevante

Riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi, concessione all'Iran di un allentamento delle sanzioni a condizione che gli accordi vengano rispettati, estensione del cessate il fuoco per 60 giorni e nuovi negoziati sul nucleare. Sarebbero questi i nodi principali dell'intesa tra Stati Uniti e Iran che potrebbe essere stata raggiunta nelle scorse ore secondo il ben informato sito americano Axios. L'Iran si impegnerebbe a rispettare determinati requisiti nel suo programma nucleare e a risolvere la controversia sull'uranio arricchito. Anche il Libano entrerebbe nell'accordo: Axios parla di un prolungamento del cessate il fuoco anche per il Paese, mentre secondo media vicini ad Hezbollah il testo prevederebbe una fine dell'offensiva israeliana sul Paese e ritiro rapido dell'Idf dal territorio. La firma dell'accordo - scrive ancora Axios - potrebbe avvenire a Ginevra, in Svizzera, città verso cui quattro aerei starebbero già volando per allestire la cerimonia. I condizionali sono d'obbligo: da settimane i proclama di un'intesa raggiunta sono stati sbandierati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, poi sempre smentiti. Secondo le dichiarazioni delle fonti iraniane nelle ultime ore, «una parte del testo sarebbe stata finalizzata, ma non è ancora stata raggiunta una soluzione definitiva».
L'ultimo annuncio del tycoon è arrivato l'11 giugno: «Ho annullato gli attacchi previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali» dell’accordo con l’Iran «sono stati approvati». Parole repentine, come nel suo stile, che hanno rotto lo stallo diplomatico di una seconda giornata di raid sullo Stretto di Hormuz. Addirittura «data e luogo della firma saranno annunciati a breve». La mattina del 12 giugno, poi, sono arrivate altre dichiarazioni. «Il G7 e l'Europa sono stati irrilevanti, gli Stati Uniti hanno vinto la guerra da soli», ha detto Trump a una corrispondente italiana de La7. L'annuncio da parte statunitense è arrivato mentre era già sul tavolo la promessa di «colpire duro» per la terza notte nel Golfo Persico. Dopo settimane di “stop and go”, la bilancia sembra pendere per una forte opzione diplomatica. La conferma ufficiosa, una mezz’ora dopo l’annuncio di Trump, è sempre di Axios: «Qatar e Iran hanno trovato l'accordo su un testo comune» riferiscono fonti vicine al negoziato che confermano un incontro tra l'inviato del Qatar Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi mercoledì fino a tarda notte per arrivare a una intesa. Le principali divergenze tra funzionari iraniani e i mediatori del Qatar sarebbero state risolte anche se, precisa sempre Axios , manca ancora l'approvazione finale della Guida suprema, Mojtaba Khamenei. L’agenzia semi ufficiale iraniana Fars gelava ogni entusiasmo: «L’Iran non ha approvato nessun memorandum». Ma se il testo proposto dall’Iran è stato accettato un accordo sarebbe «molto probabile». Qualcosa sembra muoversi se domani il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, scrive al-Arabiya , potrebbe essere in Pakistan.
I punti dell’intesa, aveva precisato lo stesso leader della Casa Bianca, sono stati approvati da tutti i Paesi coinvolti: «inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri». Un lavoro negoziale, sotto la cortina di fumo della propaganda e i raid incrociati, che avrebbe raggiunto un primo punto fermo. O almeno questo sembra in attesa di una reazione ufficiale da Teheran mentre un alto funzionario di Israele si è detto «sorpreso» dalla decisone di Trump.
Poche ore prima il Pentagono aveva promesso di «colpire duramente», proseguendo la rappresaglia per l’abbattimento martedì dell’elicottero Apache sulle acque di Hormuz. Nel mirino l’altra notte «strutture di sorveglianza» e «sistemi di comunicazione» iraniani. Colpita mercoledì notte la città portuale di Bandar Abbas e i quartieri Ovest di Teheran, mentre i media iraniani denunciano esplosioni su sull’isola di Kish e di Qeshm. Due feriti a Kargan.
Secondo il New York Times gli Stati Uniti hanno colpito un impianto idrico vicino a Hormuz. L’azione, se deliberata, rappresenterebbe un crimine di guerra. Nel cuore della notte pure la risposta dei pasdaran che annunciano di aver lanciato droni contro le due basi in Kuwait e una base in Bahrein dove sarebbe stato colpito pure il quartier generale della Quinta flotta statunitense. Chiuso lo spazio aereo in Kuwait mentre missili sono lanciati contro una base aerea Usa in Giordania.
La battaglia dei proclami, prima della sperata svolta negoziale, era invece sullo Stretto di Hormuz. «Sarà chiuso fino a nuovo avviso» annunciavano i pasdaran. In un «futuro non troppo lontano», minacciava il presidente Usa, «prenderemo l’isola di Kharg e altre infrastrutture petrolifere» assumendo il controllo totale dei loro mercati petroliferi e del gas «proprio come abbiamo con il Venezuela». Strategie sbagliate rischiano di «far esplodere i mercati» creando un «pantano senza fine» replicava il presidente del parlamento Ghalibaf. Forse tutto superato. Ora si aspetta la replica ufficiale della Guida suprema Khamenei.

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