Parkinson e disabilità: una danza come pratica di cura

Dance Well intreccia danza, filosofia e cura, rivolgendosi a persone con Parkinson ma aperto alla comunità
April 27, 2026
Parkinson e disabilità: una danza come pratica di cura
Un momento di Dance Well alle Lavanderie a Vapore durante un Research Camping / Dance Well
Dance Well, ovvero un luogo dove “well” non è inteso come “bene” in senso tecnico o di forma, ma in termini di ascolto, presenza, relazione, qualità del movimento. È da qui che prende forma una pratica artistica che ridefinisce la danza come spazio condiviso, accessibile, capace di generare comunità. Dance Well infatti è un progetto ideato e promosso nel 2013 dal Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa; dal 2018 la Lavanderia a Vapore di Collegno – rinomato centro di residenza coreografica e casa della danza, dedicato alla creazione e sperimentazione artistica contemporanea, situato nel Parco della Certosa in provincia di Torino, in un ex edificio industriale dell’Ottocento riconvertito in hub culturale europeo per la danza e le arti performative – accoglie questa progettualità, contribuendo al suo sviluppo in costante dialogo con il territorio. Dance Well nella sua pratica intreccia danza, filosofia e cura, rivolgendosi principalmente a persone con Parkinson, ma aprendosi, per vocazione, a una comunità molto più ampia. Caregiver, familiari, artisti, studenti e cittadini condividono quindi uno spazio che non è solo formativo, ma profondamente relazionale, in cui il movimento diventa linguaggio e possibilità.
A raccontarne genesi e sviluppo è Eugenia Coscarella, danzatrice e performer, referente del progetto a Torino: «Roberto Casarotto (già danzatore contemporaneo professionista) – tra gli iniziatori della pratica – è partito da esperienze olandesi alle quali ha intrecciato movimento e Parkinson. Insieme a un team di danzatori e neurologi è stato in questo modo messo a punto un approccio come pratica artistica ma non solo». Non si tratta, sottolinea Coscarella, di un metodo rigido, ma di un approccio in continua evoluzione: «Danza e immaginazione motoria diventano qui il mezzo attraverso il quale si può in qualche modo rispondere ai limiti della malattia. Ad esempio il freezing, un blocco improvviso e temporaneo del cammino, in cui i piedi sembrano incollati a terra e aumenta il rischio di cadute: è legato a un’alterazione dei meccanismi cerebrali che regolano l’avvio e la continuità del movimento, in cui la riduzione della dopamina gioca un ruolo importante. Questo è un modo per saltare l’ostacolo e usare una parte del cervello che non viene intaccata, che è quella della produzione di immagini». È proprio attraverso l’immaginazione che si riattiva il movimento «lavorando molto sul ritmo, sul climax, sulla variazione, e producendo in questo modo benessere rispetto ai possibili limiti della malattia». Ma i benefici, precisa Coscarella, non riguardano solo chi vive il Parkinson: «Questi punti che sono stati evidenziati e costruiscono la pratica fanno bene a tutti. Si tratta di una pratica aperta ad ogni persona».
A Torino il progetto prende forma nel 2018 grazie all’incontro con l’Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani: «Sono stati loro a contattare la Lavanderia a Vapore, riconoscendola come centro della danza e proponendo di collaborare. Da questo incontro la Lavanderia ha raccolto le esigenze e ha avviato il progetto», spiega Coscarella. Da allora Dance Well è diventato un appuntamento stabile «con un suo protocollo e un approccio registrato da seguire. Uno degli elementi fondamentali è la continuità: si lavora da ottobre a giugno, una volta a settimana, il sabato. Nell’arco dell’anno raggiungiamo circa 100-150 persone, con 20 o 30 partecipanti per ogni incontro». Ogni sessione dura circa un’ora o un’ora e mezza e si articola in più livelli. Alla pratica della danza si affianca infatti una dimensione più riflessiva: «Oltre alla danza, uniamo la pratica della filosofia. Abbiamo associato una sorta di filosofia per la comunità, perché si tratta di comunità temporanee che si riuniscono in maniera stabile». Il dialogo diventa quindi uno strumento, una parte integrante per l’elaborazione dell’esperienza: «È un ulteriore modo per rilevare cosa emerge dai contenuti della danza, quali corde ha toccato, che concetti e idee ha messo in moto. Attraverso un dialogo filosofico collettivo si mette a fuoco tutto questo e si crea una documentazione». Da questo processo nasce anche una restituzione poetica: «Alla fine viene redatto un testo poetico che condensa il dialogo e permette una restituzione, permette di prendere voce». Un passaggio tutt’altro che secondario, soprattutto in relazione al Parkinson, perché «c’è una parte della malattia che ha a che fare con il linguaggio. Prendere parola va quindi a legittimare una presenza nonostante la difficoltà, non aver paura di stare nel flusso ed esprimersi».
Dance Well si configura quindi come una pratica in cui il corpo diventa un luogo di ricerca e la comunità uno spazio di trasformazione, incarnando, come spiega Coscarella, «un tempo di creazione, libertà, osservazione e ascolto», orientato alla cura. In questo intreccio ridefinisce in parte anche il senso stesso della danza: non performance da esibire, ma esperienza condivisa, accessibile e generativa, capace di produrre benessere e nuove forme di relazione.

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