L’illusione morale delle macchine intelligenti
di Raul Gabriel
Tra marketing e teologia d’impresa, l’etica dell’IA rischia di diventare un simulacro senza fondamento, errore concettuale prima che tecnico

Come è noto sono piuttosto allergico ai cheap talk che si nutrono di facili opinioni riguardo etica e intelligenza artificiale ostentando paternalismi fuori luogo e bei principi inapplicabili, più utili al ritorno di immagine di chi li propone che a proposte operative applicabili. È banale e necessario sottolineare che individui e gruppi sociali possono organizzarsi e cooperare solo attraverso la stesura di regole comuni, cui derogare significa mettere a rischio il sistema, collettivo e personale. Non si tratta di etica nell’accezione più profonda del termine, ma di apparati normativi funzionali elevati a rivelazione di questa o quella divinità, di questo o quel politico o leader religioso, marchio che ne moltiplica la forza d’influenza a dismisura, a causa di una propensione innata delle masse all’accettazione acritica delle disposizioni di chi comanda pro tempore.
Questi codici di convivenza, più o meno sofisticati definiscono un patto di non belligeranza tra coloro che li condividono, unico piano di relativa regolamentazione “morale” che si può tentare di inglobare in porzioni accessibili e delimitate del meccanismo che chiamiamo intelligenza artificiale. Molto diverso è il caso di chi è convinto che sia possibile trasferire valori e dimensioni spirituali a macchine come Anthropic valendosi della collaborazione di teologi, filosofi e figure analoghe, la cui posizione sociale non è sempre garanzia di risultati eccellenti. Si tratta di un errore ontologico fondamentale, posto che, come credo, non sia un espediente di mercato. Dimensione religiosa e normativa sociale convivono, si intrecciano e rimangono immiscibili. A un livello tale che non di rado possono divergere fino ad opporsi.
L’intero campo delle esperienze spirituali, aggiungerei anche filosofiche e poetiche, è per sua natura intrasferibile nelle procedure del congegno sintattico linguistico IA. Un po’ come succede per la traduzione. La decodifica di un termine in una qualunque lingua consente di assolvere a una serie rilevante di faccende comunicative, ma è del tutto impotente come trasferimento sostanziale del senso. La traduzione non replica i termini, ne amplia il bacino di intendimento, sempre peculiare ai contesti, sempre differente. E tuttavia il veicolo attraverso cui avviene il processo è il medesimo: la lingua nelle moltiplicazioni di Babele.
Ciò che è spirituale, filosofico e poetico è invece del tutto incongruente all’apparato matematico meccanico dei processi IA, specifico di una precisa dimensione della carne, prodotto esclusivo del connubio intricato tra fisiologia, biologia e insondabile. Non è in dubbio la competenza e la buona volontà di figure come padre Brendan Mc Guire, religioso proveniente dalla tecnologia. Fuori strada, al limite della mistificazione culturale, è la convinzione di grandi imprenditori che, attratti dalle sirene di onnipotenze mai viste, credono di poter mettere insieme il mosaico artificioso di una IA come presidio dell’etica religiosa radunando qua e là comitati di esperti perfettamente organici al proprio disegno. Senza contare che non è in alcun modo etico stabilire gerarchie di comodo tra una morale religiosa e l’altra, una morale politica e l’altra, spesso incompatibili ma, salvo mostruosità dichiarate, sempre tutte lecite.
Tra i presupposti interni al primo incontro che Anthropic ha organizzato di recente con eticisti scelti dall’azienda al fine di moralizzare Claude, prodotto dalla potenza incrementale in pieno sviluppo che fa concorrenza a Open AI e Google, si trovano precetti che dovrebbero definire la mission, del tipo: “Claude non deve mai ingannare gli utenti in modi che potrebbero causare danno reale”. Non intendo dubitare della profondità speculativa di alcuno, ma una premessa simile mostra punti deboli tali da non richiedere l’acume di un Wittgenstein redivivo per rivelare la propria assoluta inconsistenza.
Intanto, reale, per un motore IA, non è reale più del non reale, esattamente come falso non è più falso del vero e viceversa. Non sto parlando di brevi scambi amatoriali con il chatbot. Intendo il core del meccanismo di cui mi pare siano in pochi a indagare realmente e senza pregiudizi interessati la natura filosofico rivoluzionaria dal pragmatismo feroce che non lascia scampo ai fregi politicamente corretti, velo di omertà sullo status quo. Si dice anche che “Anthropic si preoccupa genuinamente del benessere di Claude”, affermazione che a me suscita una sincera ilarità per la ingenuità calcolata con cui si vuole fare bella figura di fronte a masse assetate di narrative antropomorfe, per cui il bot materializzerebbe la sponda concreta di un referente, piuttosto che un processo privo di ogni categoria che non sia il puro asettico succedere meccanico. Claude non è un referente di relazione e il suo benessere è una invenzione volta a suggerire tra le righe una sorta di identità inesistente nascosta nella organizzazione dinamica e in continua mutazione delle matematiche alla radice del suo aggregare e disgregare informazioni prive di senso (lato Claude).
Il tutto prende forma come una idea ben precisa del Ceo per cui le intelligenze artificiali concretizzano da qualche parte una modalità, sia pur misteriosa, di coscienza.
La IA non ha coscienza, non è in alcun modo omologa ai valori intesi come peculiare upgrade umano dallo stato istintuale, non ha alcun fine e non ha necessità né interesse per benessere o malessere.
È mio personale punto di vista che la teologia messa al servizio di una impresa del genere, come si trattasse di stilare un regolamento di condominio per alzata di mano, abdica al suo ruolo per declassarsi in uno dei tanti asset che le aziende gestiscono secondo piani logistici e di cui si servono per ottenere legittimazioni facili e a tutto tondo. Tranquillità per il popolo-bacino di mercato, perché, si sa, atei o non atei, se lo vuole il cielo siamo tutti più contenti.
Io credo che la Chiesa, le chiese, i luoghi di ricerca spirituale e filosofica, debbano mantenere una spiccata autonomia di realtà altra rispetto all’ecosistema IA, urgente fenomenologia di una anarchia sintattica a venire, con cui devono dialogare e interagire, da cui sono influenzate e investite, ma da cui si distinguono come presidio legato univocamente alla essenza della carne, del costituire quella dimensione specifica di corporeità che è l’umano. Ad essere sinceri, al momento vedo la situazione piuttosto confusa e disperata.
La stragrande maggioranza si accontenta del solo pronunciare la frase: “cerchiamo di dare alla IA un valore religioso cui attenersi”, bella morale, forma contemporanea dell’integralismo crociato, non troppo dissimile dai deliri americani attuali, in versione social.
Claude e affini non hanno alcuna coscienza e non rappresentano in alcun modo il terreno atto ad incarnare la mistica e i valori dello spirito. Perché? Per una irriducibile deviazione ontologica da ciò che significa essere carne, pur essendone manifestazione agente. Le risorse dello spirito, se vengono trattate da accessorio comunicativo, si svuotano di umanità al punto da confondersi con il proprio opposto.
Non è Anthropic che dovrebbe convocare i teologi, ma i teologi che dovrebbero interrogare i tycoon della tecnologia con una tensione mistica e speculativa almeno pari alla intelligenza di mercato dei sistemi di potere, senza le piaggerie a sconto dei famosi 15 minuti di celebrità con cui Warhol manipolava le vittime dei suoi celebri video.
Un ciclo di incontri in Università Cattolica sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività
Arte, cura, pensiero creativo, sono attività che si possono abbinare all’intelligenza artificiale? Prova a rispondere a questa domanda un ciclo di tre incontri / lezioni che si terrà al Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Largo Gemelli a Milano giovedì 30 aprile, giovedì 7 maggio e giovedì 14 maggio, uniti sotto al grande cappello di “Arte e Intelligenza Artificiale”. Tutti gli incontri si terranno dalle ore 15.30 alle 17.30: nel primo incontro di giovedì 30 aprile (aula SA 114) l’artista, scrittore ed editorialista di “Avvenire” Raul Gabriel parlerà del rapporto tra IA e arte insieme a Roberto Diodato, Professore ordinario di Estetica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna anche Filosofia dell’esperienza estetica ed Educazione estetica nella formazione dei minori. Nell’incontro di giovedì 7 maggio (aula G. 122 Lombardo) Gabriel invece sarà accompagnato da Vincenzo Valentini, sempre dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per parlare del rapporto tra IA e cura. Oltre a loro, porterà i suoi saluti all’evento Giuseppe D’Anna, Direttore del Dipartimento di Filosofia, Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel terzo e ultimo incontro di giovedì 14 maggio (G. 016 Sala Maria Immacolata) insieme a Gabriel ci sarà Luca Mari, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per parlare di IA e pensiero creativo.
Il ciclo si inserisce in un dibattito sempre più attuale sul ruolo delle nuove tecnologie nei processi culturali e umani. L’IA, infatti, non è più soltanto uno strumento tecnico, ma una presenza che solleva interrogativi sul significato stesso della creatività, della relazione e della produzione artistica, perciò gli incontri offriranno un’occasione di confronto per provare a comprendere in che direzione si sta andando.
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