Le nuove «indicazioni» per i licei un cambio necessario e di valore
Il ministro Valditara ha annunciato che ora si apre una fase di consultazione con il mondo della scuola. C’è da auspicare che non si tratti di un passaggio formale, ma di un momento di confronto effettivo

Il Ministero dell’istruzione e del merito (MIM) ha pubblicato le nuove Indicazioni nazionali per i licei, quelli che una volta venivano chiamati “programmi ministeriali”. «È un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società», si legge nel comunicato del MIM. Una dichiarazione forse un po’ troppo roboante, ma è vero che le nuove Indicazioni contengono alcune novità interessanti. Le Indicazioni precedenti risalivano al 2010, e dunque è stata opportuna una loro revisione, vista la rapidità dei mutamenti del mondo in cui viviamo, sul piano culturale, sociale, tecnologico. Sedici anni fa non si parlava ancora di Intelligenza Artificiale (IA), una realtà che oggi la scuola non può ignorare. Di IA le nuove Indicazioni parlano come di uno strumento ma anche come di un oggetto di studio, affinché questo inedito territorio possa essere governato e avvicinato con la necessaria consapevolezza e l’indispensabile senso critico.
Scorrendo le Indicazioni materia per materia, si ha l’impressione che lo sforzo della commissione di esperti nominata dal MIM (composta da pedagogisti e disciplinaristi) sia stato soprattutto quello di rendere la prospettiva dello studio meno libresca e autoreferenziale. Viene sempre esplicitata la tensione a declinare le varie discipline nel loro rapporto da una parte con la società (sul piano etico e civico) e dall’altra con la dimensione personale degli studenti (in vista della maturazione e dell’orientamento). Per esempio, lo studio della filosofia è sottratto alla mera impostazione storicistica (di matrice gentiliana). Non scompare del tutto la storia della filosofia, ma ad essa si affianca l’idea che questa materia possa essere affrontata anche per temi e problemi: un approccio, quest’ultimo, che può maggiormente stimolare i ragazzi. La matematica viene vista più come una forma di pensiero che come una tecnica, con un’apertura interdisciplinare e una nuova attenzione all’evoluzione diacronica della disciplina. Viene abolito quell’obbrobrio disciplinare che era la “geostoria”, e la geografia torna al primo biennio liceale ad avere ore dedicate e una valutazione autonoma: decisione quanto mai saggia, non solo sul piano scientifico ma anche su quello pratico.
In generale, mi sembra che vada apprezzato un aspetto di queste Indicazioni: il fatto che sembrano scritte, più che in omaggio ad astratte teorie, sulla base di un sostanziale buon senso (qualità non sempre presente nei documenti ministeriali). Per esempio, per quanto riguarda la letteratura italiana, si insiste sul fatto che sia preferibile approfondire un numero limitato di autori e di opere piuttosto che trasmettere nozioni per forza di cose superficiali su tutto. La visione enciclopedica a scuola non ha più senso. Sempre in àmbito letterario, è apprezzabile l’attenzione alla Bibbia e ai testi fondativi di altre fedi, dei quali – si legge – «occorrerà illustrare il rilievo storico e la natura di testo sacro per alcune religioni». Inoltre – altra cosa non scontata – le indicazioni per ogni materia sono precedute da un paragrafo intitolato «Perché studiare questa disciplina». La motivazione allo studio oggi non può più essere data per scontata. Si tratta perciò di una riflessione molto utile per i docenti e gli studenti.
Il ministro Valditara ha annunciato che con questa prima pubblicazione delle Indicazioni liceali si apre una fase di consultazione con il mondo della scuola, compresi i rappresentanti delle consulte studentesche. C’è da auspicare che non si tratti soltanto di un passaggio formale, bensì di un momento di confronto effettivo: sarebbe un bel segnale di democrazia. Perché troppe volte si è assistito a riforme calate sulla scuola dall’alto, senza una benché minima fase di condivisione preliminare (si pensi a quanto accadde con la legge sulla “buona scuola” di renziana memoria, costituita da un unico articolo per evitare eventuali emendamenti). Un errore che saremmo tutti molto felici che questa volta non si ripetesse.
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