Rider: in Francia accuse per tratta

L’offensiva giudiziaria per condizioni indegne e schiavitù moderna. quattro le associazioni che difendono i ciclofattorini e che hanno denunciato Uber Eats e Deliveroo
April 24, 2026
Rider: in Francia accuse per tratta
In Francia, dopo anni di accuse mediatiche sullo sfruttamento dei rider da parte dei colossi digitali della consegna a domicilio, sembra giunta l’ora di un’offensiva giuridica senza precedenti, in nome di una soglia minima di dignità nel lavoro. Secondo la denuncia presentata da quattro associazioni presso la Procura di Parigi, sulla base di una raccolta di documenti e prove durata anni, gli americani di Uber Eats e i britannici di Deliveroo hanno spinto entrambi lo sfruttamento fino a macchiarsi di «tratta di esseri umani». Ciò corrisponde a un’offensiva legale «inedita», sferrata esplicitamente per produrre una sterzata nella giurisprudenza, come ha ammesso il legale Thibault Laforcade, denunciando senza mezzi termini i metodi impiegati: «Il modello economico si basa sullo sfruttamento di una manodopera molto precaria, in gran parte immigrata, in condizioni di lavoro indegne, per redditi di sopravvivenza».
Secondo diversi osservatori, l’offensiva associativa, per l’angolo d’accusa scelto e la gravità del reato denunciato, corrisponde a una prima mondiale. Finora, in Francia e altrove, le denunce giudiziarie contro gli stessi gruppi avevano avuto un “taglio” più tecnico, mettendo in evidenza in particolare il legame di stringente subordinazione imposto di fatto ai rider, al di là delle clausole firmate nel contratto di lavoro. Delle accuse già riconosciute come fondate da diversi tribunali, come nel caso del Tribunale correzionale di Parigi, che aveva condannato per «lavoro dissimulato», nella primavera 2022, il ramo francese di Deliveroo.
All’origine della nuova iniziativa, dal respiro ben più ampio in quanto connessa ai diritti umani fondamentali, i volontari di associazioni radicate in città transalpine che offrono giorno e notte il triste spettacolo delle corse in bicicletta dei fattorini di cibo stremati da condizioni di lavoro sfiancanti, in cambio di una remunerazione da fame: la Maison des coursiers de Paris, la Maison des livreurs de Bordeaux, Ciel e Amal. Secondo la denuncia, si tratta di aziende concepite per far lucro sfruttando cinicamente in modo sistematico la particolare vulnerabilità sociale ed economica dei rider.
Entrambi i gruppi hanno già pubblicamente replicato alla denuncia, sostenendo che le accuse non hanno «alcun fondamento» (Uber Eats), o contestando «fermamente ogni assimilazione del proprio modello a una situazione di sfruttamento o di tratta di esseri umani» (Deliveroo).
Ma se la Giustizia dovesse riconoscere il carattere fondato delle accuse, le pene contro i due marchi potrebbero essere del tutto inedite: una multa da un milione di euro e persino il ritiro della facoltà di esercitare sul territorio francese. Anche sul piano economico, dunque, la posta in gioco è di tutt’altra scala rispetto al passato.
Nondimeno, per l’avvocato Laforcade, che difende le 4 associazioni, queste ultime non hanno affatto alzato il tiro troppo in alto: «Se vogliamo presentarla in forma divulgativa, la tratta di esseri umani equivale alla schiavitù moderna».
Fra gli elementi alla base delle accuse, pure un rapporto consegnato l’anno scorso dalla nota Ong ‘Medici del mondo’, in concorso con diversi centri di ricerca, fondato sull’analisi di un campione di un migliaio di rider considerati rappresentativi dell’insieme. Uno studio secondo il quale il 98% dei rider sono nati all’estero e ben il 64% è sprovvisto di un titolo di soggiorno. In media, sono sulle strade 63 ore a settimana, per una remunerazione oraria irrisoria.

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