In America i lavoratori sono sempre più stressati: la parola più cercata è "sopraffatto"

di Elena Molinari, New York
I dati di Google spiegano il profondo malessere della popolazione. Il “burnout” parte dal lavoro ma coinvolge anche la vita quotidiana e molti cercano online le vie di fuga
April 24, 2026
In America i lavoratori sono sempre più stressati: la parola più cercata è "sopraffatto"
I motori di ricerca sono un termometro insolito ma affidabile per misurare lo stato d’animo collettivo di un Paese. E negli ultimi tre mesi negli Stati Uniti le domande a Google legate allo stress, al burnout e all’ansia hanno raggiunto livelli record. Insieme raccontano una storia che va oltre il cattivo umore stagionale: quella di una nazione stremata. «Mi sento sopraffatto» e «mi sento stressato» appaiono più che in qualsiasi altro momento precedente. «Sollievo dallo stress» ha toccato un massimo storico fra gennaio e marzo.
Un elemento più di ogni altro colpisce gli analisti: le indagini sulla parola «cortisolo» sono quasi raddoppiate all’inizio dell’anno e si mantengono elevate da tre mesi. Il cortisolo è l’ormone dello stress, che il corpo produce quando percepisce una minaccia. Il fatto che milioni di americani abbiano cominciato a cercarlo su Google — insieme a «test del cortisolo vicino a me», «come misuratore di cortisolo» — significa che stanno cercando di dare un nome a qualcosa che sentono ma faticano a definire. Il contesto sociopolitico ed economico forse aiuta a interpretare i dati. Il costo della vita rimane ostinatamente alto. Affitti, spesa alimentare, assicurazioni, bollette hanno continuato a erodere i bilanci familiari, delle fasce più fragili e del ceto medio.
Allo stesso tempo la guerra in Iran, ormai alla settima settimana, non è più percepita come qualcosa che accade dall’altra parte del mondo. Le sue conseguenze — l’impatto sui prezzi dell’energia, i rischi per il commercio globale, la possibilità di un allargamento del conflitto — sono già presenti. La terza fonte di pressione è la più difficile da quantificare: quello che molti osservatori descrivono come «caos». Un ciclo di notizie negative che non si ferma mai e la sensazione che non c’è tempo per riprendersi da una crisi prima che ne arrivi un’altra. Il mercato del lavoro, intanto, non è rassicurante. Sulla carta, la disoccupazione americana si aggira intorno al 4,3-4,5 per cento, ma la crescita dei posti di lavoro ha rallentato drasticamente. I lavoratori si licenziano meno perché non credono di poter trovare di meglio, mentre il tasso di sottoccupazione tra i giovani con un titolo di studio universitario supera il 40 per cento. Le ricerche Google certificano l’incertezza: «lavori a basso stress» è in forte crescita.
È interessante anche il linguaggio usato dagli americani: non si definiscono «stressati» ma «sopraffatti». Le ricerche legate al termine «emotional flooding» — «inondazione emotiva», in cui le emozioni diventano così intense da non poter essere elaborate — sono raddoppiate nell’arco di un anno. Allo stesso tempo, sono cresciute le ricerche che confrontano «sopraffatto» con «sovrastimolato». Il burnout, che fino a qualche anno fa era considerato un problema del mondo del lavoro, ha allargato il suo territorio. Le ricerche per «burnout dalla vita» sono entrambe ai massimi storici e quella distinzione, «dalla vita», è nuova.
Un capitolo a parte merita il burnout genitoriale. Le ricerche su «esaurimento da genitore singolo» e «esaurimento del genitore di riferimento» (la figura, spesso la madre, che porta il peso dell’organizzazione familiare) hanno raggiunto livelli senza precedenti. Perché gli americani interrogano Google invece di parlarne a un medico, un amico, uno psicologo? La scelta evidenzia una cultura che premia la resilienza e penalizza la vulnerabilità, dove digitare «perché non riesco a concentrarmi» alle undici di sera è più facile che dirlo a qualcuno. E non costa niente. Intanto domande come «perché mi sento distante dai miei vecchi amici?» confermano un crescente isolamento sociale. Non sorprende che intorno a questo bisogno si stia muovendo anche il mercato: «acqua al cortisolo» e «misuratori di cortisolo» stanno emergendo come categorie di prodotto, con aziende pronte a vendere soluzioni.
Non tutti i segnali che emergono dai motori di ricerca sono cupi, però. Le richieste su «meditazione per principianti», «respirazione quadrata», «le migliori app di coscienza di sé 2026» sono in forte crescita. Così come quelle su routine del sonno, camminate nella natura e «detox digitale». La domanda «il colorare aiuta con lo stress?» mostra la speranza che qualcosa di semplice e concreto possa far uscire dalla propria testa e tornare al corpo. Secondo le indicazioni della Mayo Clinic, alcune delle strategie più efficaci per gestire lo stress sono quelle che emergono dai dati: identificare i fattori scatenanti, costruire routine sane, praticare tecniche di rilassamento. Non sono risposte magiche, ma possono aiutare. Il problema è che funzionano meglio quando il contesto lo permette e per molti americani, in questo momento, il contesto non aiuta.

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