La fantascienza di Fruttero e Lucentini
di Franco Forte
I due intellettuali trasformarono Urania da semplice collana popolare a punto di riferimento della fantascienza italiana, con scelte imprenditoriali forti

Nel 2026 Carlo Fruttero avrebbe compiuto cent’anni. Per l’occasione la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che ne conserva l’archivio, ha creato il progetto “Club Fruttero”, ideato e prodotto da FAAM, con il coinvolgimento delle eredi Carlotta e Federica Fruttero, e sviluppato con la Fondazione Circolo dei lettori e progetto Urania. A Torino, da oggi al 29 maggio, al Circolo dei lettori e delle lettrici, la mostra dedicata a Carlo Fruttero ne racconta metodo e immaginario attraverso libri, taccuini e materiali originali. Qui ospitiamo un testo di Franco Forte, attuale direttore della collana Mondadori Urania, che racconta questo percorso.
Quando si parla di Urania, la collana che identifica la fantascienza nel nostro Paese, non si può fare a meno di rivolgere l’attenzione all’influsso che Carlo Fruttero ebbe sulla popolare pubblicazione di Mondadori, e sulla science fiction in generale. Dapprima da solo, quando nel 1961 il fondatore di Urania, Giorgio Monicelli, lo chiamò come valutatore degli autori da selezionare per la pubblicazione, poi insieme all’amico Franco Lucentini, che l’affiancò nel 1964 alla direzione della collana.
Il sodalizio fra i due era certificato dalla sigla F&L, con la & commerciale perché ritenevano il loro lavoro qualcosa di molto vicino all'imprenditorialità da fabbrica, quella che nella casa editrice da cui provenivano (l'Einaudi di Italo Calvino, Cesare Pavese, Natalia Ginsburg ed Elio Vittorini) era considerata il motore pulsante dell'intellighentia del dopoguerra; e andarono persino oltre, arrivando a definirsi, con la sottile ironia che li contraddistingueva, “La Ditta”, una collaborazione che diede loro modo di esprimersi non solo come curatori di Urania, ma anche come traduttori e scrittori.
Un caso davvero singolare: due fini intellettuali, due editor e scrittori di razza, si "abbassarono" a pubblicare fantascienza, prendendo le redini della più popolare fra le collane sul mercato, quell'Urania che aveva esordito nel 1952 grazie a un'intuizione di Giorgio Monicelli.
Un percorso che appartiene alla storia stessa della fantascienza italiana.
Tutto ebbe inizio nel 1959, quando Carlo Fruttero curò per Einaudi, insieme a Sergio Solmi, il volume “Le meraviglie del possibile”. Solmi scrisse la Prefazione, Fruttero si impegnò in una dozzina di traduzioni di autori come Asimov, Brown, Bradbury, e si “infilò” persino nel volume come autore, firmando il racconto “L'affare Herzog” con lo pseudonimo di Charles F. Obstbaum . Anche Lucentini partecipò all’antologia traducendo il racconto “Acciaio” di Richard Matheson, e lo stesso Giorgio Monicelli venne reclutato come traduttore e consulente per il recupero di alcuni testi.
Nel 1960, visto il successo abbastanza imprevisto di “Le meraviglie del possibile”, Einaudi incaricò F&L di realizzare una seconda antologia, che uscì nel 1961 con il titolo “Il secondo libro della fantascienza”, e che diede piena luce ai “gusti autoriali” dei due prossimi curatori di Urania: Richard Matheson su tutti, presente nell’antologia con nove racconti, poi Robert Sheckley, Fredric Brown, Ray Bradbury, Arthur C. Clarke, Henry Kuttner, Theodore Sturgeon e Robert Heinlein. Nascosto tra queste firme di pregio, fece la sua comparsa un certo Sidney Ward, che altri non era che Franco Lucentini, che in questo modo pareggiava la presenza di Fruttero ne “Le meraviglie del possibile”.
Da quel momento ebbe inizio l’avventura a tempo pieno di F&L nel mondo della fantascienza. Perché questa scelta? Di sicuro alla premiata Ditta non mancava il senso dell'ironia e il desiderio di sorprendere, e dunque quale modo migliore di farlo se non sobbarcandosi il compito di rendere ancora più popolare e diffusa Urania, la collana che giocava in serie C nel mondo letterario del tempo? Un compito che svolsero in modo egregio, per quanto portandosi dietro una certa dose di contestazioni da parte degli appassionati. La loro gestione, infatti, rimase controversa a causa di scelte considerate arbitrarie dai lettori, quali l'esclusione di autori importanti del genere in favore di altri ritenuti più commerciabili (tra cui l’out out per gli scrittori italiani), le traduzioni non sempre all'altezza e soprattutto le pesanti censure fatte allo scopo di adattare i contenuti alla morale dell'epoca, oltre alla riduzione dei testi per farli entrare nella lunghezza media dei volumi della collana. È risaputo che vi furono casi di romanzi ridotti di un terzo, se non addirittura della metà.
D’altra parte, negli anni Sessanta la direzione di Fruttero e Lucentini impresse una svolta a Urania: divenne una collana d’avanguardia che si avvalse delle illustrazioni di copertina dell’artista olandese Karel Thole, arrivando a proporre titoli con periodicità settimanale.
Nel primo numero curato da Carlo Fruttero, “Polvere di Luna” di Arthur C. Clarke uscito il 6 maggio 1962, ci fu subito una fondamentale innovazione: la comparsa in appendice di alcune strisce a fumetti, che introdussero in Italia il personaggio di B.C., ideato dal disegnatore satirico Johnny Hart.
Poi, quando nel giugno 1964 uscì il primo numero firmato F&L, arrivarono anche altri due importanti cambiamenti: la consacrazione alla periodicità settimanale e l’introduzione, come già avveniva da tempo per il Giallo Mondadori, del marchio distintivo per le collane da edicola della Casa di Segrate: il cerchio in copertina all’interno del quale risaltava l’illustrazione.
Oltre a tutti i più grandi autori della science fiction, tra cui scrittori oggi osannati ben al di là del genere come Bradbury, Ballard, Vonnegut, Dick, Sturgeon, Matheson e molti altri, F&L ebbero anche il merito di portare per la prima volta in Italia un oscuro autore americano che oggi è sulla bocca di tutti, H.P. Lovecraft, con una antologia dei suoi racconti più terrificanti; e poco dopo un romanzo passato quasi inosservato dal gotha letterario dell’epoca, “Uova fatali” di Michail Bulgakov, pubblicato su Urania nel 1965 con il titolo "Terrore nel Kolkhoz". Ciliegina sulla torta, per tenere fede alla loro vena più dissacrante e umoristica decisero di pubblicare in Urania la controversa (all’epoca) “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams.
Grazie a tutto questo, Urania raggiunse tirature impensabili, con vendite settimanali che si aggiravano oltre le ottantamila copie a volume, nel periodo di massimo fulgore. D’altra parte, come scrisse Giuseppe Lippi, altro storico curatore di Urania, “Una collana con queste caratteristiche smette di essere semplicemente un’iniziativa di successo e diventa un punto di riferimento.”
E questo è stata ed è ancora oggi Urania per centinaia di migliaia di lettori, soprattutto grazie al forte impulso che riuscirono a darle Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
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