Dopo lo scontro con Trump c'è una pioggia di miliardi su Anthropic
Google investe 40 miliardi di dollari nella società dell'italoamericano Amodei, Amazon ne mette 25. Nel mezzo, uno scontro frontale con Trump e il Pentagono. E dalla Cina, DeepSeek rilancia la sfida. La mappa di un settore che ridisegna l'economia globale

Quaranta miliardi di dollari. È la cifra che Google ha deciso di mettere sul tavolo per rafforzare la sua scommessa su Anthropic, la startup di intelligenza artificiale fondata da Dario Amodei e da sua sorella Daniela nel 2021. L'annuncio, arrivato ieri, è il più grande investimento mai effettuato da Alphabet in una singola azienda esterna, e porta l'intero settore dell'IA a un punto di non ritorno. Dieci miliardi in contanti immediatamente, a una valutazione di 350 miliardi di dollari, più altri trenta legati al raggiungimento di specifici obiettivi di crescita. Pochi giorni prima, Amazon aveva comunicato un impegno da 25 miliardi, cui si aggiunge un contratto decennale da 100 miliardi con Amazon Web Services. In una settimana, Anthropic ha attratto impegni per 65 miliardi di dollari.
Anthropic non è una startup qualunque: è il laboratorio che più di ogni altro ha costruito la propria identità attorno alla responsabilità nell'uso dell'IA, al punto da arrivare nelle scorse settimane a uno scontro aperto con l'amministrazione Trump sul ruolo dell'intelligenza artificiale in guerra. Google e Amazon sono già tra i principali azionisti di minoranza di Anthropic: la quota di Alphabet è attestata intorno al 14%, con un tetto massimo del 15% e senza diritti di voto né seggi nel consiglio d'amministrazione. Sembra un paradosso: Google finanzia una società che compete direttamente con Gemini, il suo modello di punta, proprio mentre cerca di consolidare la propria leadership nell'IA. Ma è questa la logica delle grandi piattaforme: investire nei rivali più promettenti perché il mercato è abbastanza grande da tollerare più vincitori, e perché parte di quei miliardi rifluisce comunque nei propri data center sotto forma di acquisti di computing. Un giro circolare perfetto, in cui l'investitore è anche fornitore.
Con il nuovo accordo, Google fornirà ad Anthropic cinque gigawatt di potenza computazionale a partire dal 2027, una quantità sufficiente ad alimentare le abitazioni di uno stato americano come il Minnesota. È la risposta alla fame di infrastrutture che caratterizza il momento attuale: Anthropic ha già stretto accordi con il produttore di chip Broadcom e con CoreWeave, ed è in procinto di assicurarsi quasi un gigawatt di capacità tramite i chip di Amazon entro fine anno. Il motore di questa corsa alla potenza ha un nome preciso: Claude Code. Lo strumento di programmazione assistita da IA di Anthropic ha conquistato posizioni in pochi mesi, trascinando la crescita dei ricavi. Il fatturato annualizzato della società ha superato i 30 miliardi di dollari questo mese, contro i circa 9 miliardi di fine 2025.
La guerra e i limiti dell'IA
Il contesto in cui tutto questo accade è tutt'altro che sereno. Nei mesi scorsi Anthropic ha attraversato uno dei periodi più turbolenti della sua breve storia, combattendo su due fronti: il mercato e la politica. Il 27 febbraio, Donald Trump ha ordinato alle agenzie federali di cessare immediatamente l'uso dei prodotti Anthropic, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato l'azienda un rischio per la supply chain della sicurezza nazionale, vietando a tutti i contractor militari di intrattenere rapporti commerciali con essa. Una mossa senza precedenti, riservata di norma ad aziende straniere ritenute pericolose. La causa scatenante è una disputa di principio quanto mai concreta: il Pentagono chiedeva accesso illimitato ai modelli di Anthropic per qualsiasi scopo legale, mentre Amodei pretendeva garanzie scritte che Claude non venisse impiegato in sistemi d'arma completamente autonomi, né nella sorveglianza di massa dei cittadini americani.
Anthropic ha definito la designazione come "giuridicamente infondata" e suscettibile di creare "un pericoloso precedente per qualsiasi azienda americana che negozia con il governo", avviando cause legali sia a San Francisco che a Washington. La vicenda giudiziaria è rimasta ingarbugliata: un giudice federale di San Francisco ha ritenuto che il Pentagono avesse probabilmente agito in malafede, mentre la corte d'appello di Washington ha rifiutato di bloccare il “blacklisting”, producendo un conflitto tra sentenze preliminari che ha generato una notevole incertezza legale e d'affari. Nel mezzo, la rivelazione che Claude era stato utilizzato nell'operazione militare per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha complicato ulteriormente il quadro, sollevando interrogativi sull'effettivo rispetto dei vincoli d'uso.
La tensione sembra ora in via di parziale ricomposizione. Amodei ha incontrato alla Casa Bianca la chief of staff Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent per discutere del nuovo modello Mythos, e il colloquio è stato descritto da un portavoce dell'amministrazione come "produttivo e costruttivo". Trump ha poi dichiarato a Cnbc che un accordo con il Pentagono è "possibile", aggiungendo: "Penso che si stiano mettendo in riga. Sono molto intelligenti". Nel vocabolario trumpiano rappresenta già un cambiamento di tono significativo. Sullo sfondo, il lancio di Mythos, il modello più avanzato di Anthropic che ha visto però nei giorni scorsi l'avvio di un'indagine su presunti accessi non autorizzati alle sue funzionalità.
La sfida cinese e i chip di Huawei
Dalla Cina arrivano intanto altri segnali per il settore. DeepSeek, la società cinese con sede a Hangzhou che aveva già scosso i mercati globali un anno fa con il suo modello R1, ha presentato la nuova serie V4, disponibile in due varianti open source: DeepSeek-V4-Pro e V4-Flash. La versione Pro, secondo quanto dichiarato dalla società, sarebbe seconda solo all'ultimo modello Gemini di Google, che però è un sistema chiuso. La vera novità, però, è un'altra. Huawei ha confermato che i propri chip Ascend sono stati impiegati in alcuni processi di addestramento dei modelli V4, riducendo la dipendenza di DeepSeek dai semiconduttori di Nvidia. "I chip Ascend sono la migliore alternativa nazionale a Nvidia - ha commentato He Hui di Omdia a Reuters - e il supporto a DeepSeek V4 dimostra che i migliori modelli cinesi ora possono girare su hardware cinese".
È esattamente il risultato che Washington temeva. Da quando gli Stati Uniti hanno iniziato a limitare l'accesso della Cina ai chip avanzati nel 2022, Pechino ha accelerato la propria corsa all'autosufficienza tecnologica. I nuovi modelli V4 di DeepSeek, progettati per gestire quantità molto ampie di testo in una singola sessione e integrabili con agenti IA complessi, dimostrano che quella corsa sta producendo risultati tangibili. Quasi in contemporanea, OpenAI ha lanciato Gpt-5.5, aggiornamento pensato per svolgere compiti lunghi e articolati in modo indipendente. Il settore si muove a una velocità che rende obsoleto qualsiasi confronto di qualche settimana fa.
L'uomo e la macchina
Sullo sfondo di questa gara senza pausa, la figura di Dario Amodei assume un rilievo del tutto particolare. Statunitense di origini italiane, biologo di formazione, cresciuto professionalmente in OpenAI prima di uscirne per disaccordi sulla governance, ha costruito Anthropic attorno a un'idea: che l'intelligenza artificiale sia già abbastanza pericolosa da richiedere paletti seri, anche a costo di perdere contratti. Nel suo saggio "L'adolescenza della tecnologia", pubblicato quest'anno, ha scritto che l'IA potrebbe eliminare circa il 50% dei posti di lavoro qualificati di livello base entro cinque anni. Lo scontro con il Pentagono ha mostrato fino a dove Amodei è disposto a spingersi. Adesso che i miliardi di Google e Amazon hanno ridisegnato il perimetro della partita, resta una domanda: in un settore dove la velocità è tutto e i compromessi sono la norma, quanto a lungo potrà tenere la sua linea.
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