Se la dieta mediterranea fa bene anche al turismo
di Paolo Viana
Nasce una rete di ristoranti "messaggeri" del benessere a tavola e delle eccellenze territoriali. Il presidente dell'Osservatorio nazionale, Amendolara: "Il cibo non è solo un servizio, ma un vero attrattore, volano di un turismo lento e di qualità"

È già successo a capitalismo e comunismo: passata la sbornia ideologica, si sono mostrate incapaci di salvare la capra della massa e il cavolo dell’identità. Non a caso, entrambe nascono dall’assolutizzazione del mercato, che lo sposino o lo avversano, e non riescono a far pace con la ricerca di una identità personale. Ora tocca al turismo. Il quale scopre che i numeri non dicono tutto. E soprattutto non assicurano la rimuneratività dell’investimento nel medio termine. Lo segnala Vito Amendolara, presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea: «Per anni il turismo è stato misurato quasi esclusivamente attraverso i grandi numeri: più visitatori, più presenze, più flussi. Oggi, tuttavia, i limiti dell’overtourism sono sempre più evidenti. La concentrazione dei visitatori in poche destinazioni produce congestione, perdita di identità, pressione sulle comunità locali e una progressiva standardizzazione delle esperienze. Parallelamente sta emergendo una nuova domanda turistica. Sempre più persone cercano autenticità, relazioni, qualità della vita, paesaggi integri, ritmi più lenti e un contatto diretto con le comunità locali. Non desiderano semplicemente visitare un luogo, ma viverlo». Si chiama undertourism ed è una nuova visione del turismo che valorizza aree interne, piccoli centri, borghi, territori rurali e destinazioni meno conosciute, trasformandoli in luoghi di esperienza autentica e sostenibile. La ristorazione, ovviamente, è investita in pieno da questa trasformazione e la Dieta mediterranea, da sedici anni patrimonio Unesco, gioca le sue carte. L’Osservatorio Nazionale della Dieta Mediterranea ha proposto recentemente il Menù della Dieta Mediterranea come punto forte dell’undertourism e ha lanciato una rete di “Ristoranti Messaggeri della Dieta Mediterranea”. Accarezzano la ricerca di identità del turista: un’esperienza che permette di immergersi e far parte di un territorio e della sua Storia, ma anche beneficiare degli effetti che alcuni cibi hanno sulla nostra salute. Oltre il brand del biologico, oltre la cultura slow, oltre il mito (spesso abusato) dell’eccellenza si va sul concreto.
Amendolara guarda anche alle ricadute sociali del fenomeno: «Non si tratta di un turismo minore, ma di un turismo di maggior valore, che non consuma i territori ma li valorizza. Un turismo che distribuisce opportunità economiche, genera occupazione locale, favorisce la permanenza delle giovani generazioni e contribuisce a preservare il patrimonio culturale, ambientale e sociale delle comunità. In questo nuovo paradigma il cibo assume un ruolo centrale la ristorazione non rappresenta più soltanto un servizio, ma può diventare un vero attrattore territoriale». Tutto vero, ma anche perché dopo aver vissuto per decenni incolonnati verso la Riviera Romagnola o rannicchiati sul metro quadrato affittato a peso d’oro su una spiaggia ligure, gli italiani hanno imparato ad acquistare esperienze e a variarle. A partire da quella gastronomica. Che contiene spesso valori etici, come il rispetto dell’ambiente e della stagionalità, incompatibili con il turismo di massa.
«Ogni ristorante che aderisce alla nostra rete - spiega Amendolara - può diventare una porta di accesso al territorio, ogni menù può trasformarsi in un itinerario culturale, ogni esperienza gastronomica può diventare un’occasione per conoscere produzioni locali, tradizioni, percorsi naturalistici, patrimoni storici e comunità. Nasce così una nuova visione dello sviluppo territoriale: non più il turismo delle folle, ma turismo delle relazioni». La sfida lanciata dall’Osservatorio Nazionale della Dieta Mediterranea è quella di fare del Menù un Simbolo di questo cambiamento, promuovendo quei territori che sapranno conservare la propria identità. Ma c’è dell’altro: la Dieta Mediterranea - ricca di cereali integrali, frutta e verdura, legumi e frutta a guscio, pesce e carne bianca uova, latte e olio extravergine di oliva - è stata accreditata dal rapporto della commissione Eat-Lancet 2025, composta da 70 esperti di 35 Paesi, come un’alimentazione sana, sostenibile e equa, in aperto contrasto con i cibi ultraprocessati. Ecco perchè l’Osservatorio ambisce a farne un caposaldo dell’undertourism.
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