"Agnus Dei", arrivano in sala gli agnellini del Papa

Nei cinema dal 20 aprile il documentario di Camaiti che segue la vita delle benedettine di Santa Cecilia in Trastevere e l’antico rito della tessitura del pallio per il Pontefice
April 19, 2026
"Agnus Dei", arrivano in sala gli agnellini del Papa
Suor Vincenza nel doc “Agnus dei” di Massimiliano Camaiti/ Foto Riccardo Ghilardi
Dopo il debutto all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e un articolato percorso nei principali festival internazionali, Agnus Dei di Massimiliano Camaiti arriva finalmente nelle sale italiane dal 20 aprile, distribuito da Kinèa Distribuzioni.
Presentato nella sezione Biennale College Cinema, il documentario ha ottenuto il Premio Michel Mitrani come migliore opera prima al Fipadoc di Biarritz ed è stato premiato come miglior documentario dell’anno dall’Associazione Documentaristi Italiani. Un riconoscimento importante per un’opera che ha già viaggiato molto, toccando rassegne come il Tertio Millennio Film Festival, Alice nella Città, Nantes e Parigi, per poi approdare anche in Paesi come Giappone, Svizzera e Brasile.
«Ci tenevo che uscisse a un anno dalla scomparsa di papa Francesco: le cose che hanno senso aiutano», racconta Camaiti ad Avvenire. Il 21 aprile il film sarà presentato al Troisi di Roma da Pietro Marcello, mentre il giorno successivo arriverà a Milano, all’Ariosto, con Fra Martino. «Penso che a papa Leone piacerebbe questo film», aggiunge il regista. Intanto, da quest’anno è stato ripristinato l’antico rito della presentazione degli agnelli al Papa: nella cappella Urbano VIII del Palazzo apostolico, nel giorno dedicato a sant’Agnese, è stata presentata la coppia di agnelli la cui lana servirà a confezionare il pallio del Pontefice, deposti in una cesta e ornati con un telo bianco e coroncine di rose rosse e bianche.
In un tempo segnato da rombi di cannoni e urla di guerra, Agnus Dei si propone come un’oasi di pace. «Questo film può far riflettere: l’esempio che danno queste donne va nella direzione opposta rispetto alla violenza in cui siamo incanalati», osserva il regista riferendosi alle monache di clausura protagoniste del doc. Il documentario racconta cosa si cela dietro questo rito antico: la maternità come atto d’amore, il silenzio come forma di resistenza, la preghiera come scelta quotidiana e consapevole. È un viaggio sorprendente e toccante nel cuore nascosto della Roma più spirituale. La cornice è quella intima del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, dove ogni 21 gennaio, festa di sant’Agnese, si rinnova una tradizione millenaria.
Il film segue due agnellini appena nati che, dopo la benedizione nella basilica di Sant’Agnese, vengono affidati alle cure di una monaca di clausura. Dalla loro lana, pazientemente tessuta dalle monache, nasceranno i palli che il Pontefice indosserà il 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, e che verranno consegnati agli arcivescovi metropoliti. Nel 2025, anno del Giubileo, il rito assume un significato ancora più intenso, segnato anche dalla malattia di papa Francesco. Eppure la vita nel monastero non si interrompe: le monache continuano il loro lavoro, il canto, la preghiera, secondo una continuità secolare che è al centro dello sguardo di Camaiti. Il regista ha avuto il raro privilegio di entrare in clausura e raccontare la quotidianità delle benedettine con delicatezza e rispetto.
Figura centrale è suor Vincenza, 79 anni, originaria della Puglia, vedova, madre e nonna, entrata in convento dopo la morte del marito. La sua storia personale si intreccia con quella del film: la vediamo accudire gli agnellini con tenerezza materna, nutrirli e proteggerli. In una scena intensa incontra il figlio e i nipoti, mostrando come la clausura non cancelli gli affetti, ma li trasformi. Accompagnato dalle musiche originali di Husk Husk, il film adotta un formato in quattro terzi che, spiega il regista, «lascia spazio verso l’alto, come se l’immagine cercasse il cielo». Tra stanze affrescate e gesti quotidiani, si compie un lavoro silenzioso: filare, rilegare, coltivare, pregare. Anche quando arriva la notizia della morte del Papa, la commozione lascia presto spazio alla fedeltà del vivere.
«Ho proposto un film sul silenzio – racconta Camaiti – e sorprendentemente è stato accolto con entusiasmo. È un invito a rallentare». Un’esperienza nata quasi per caso, durante una passeggiata in pandemia: «Vidi due agnellini coperti di fiori davanti a Santa Cecilia. Mi chiesi cosa ci fosse dietro». Agnus Dei diventa così un gesto d’amore e un documento prezioso su una realtà nascosta, capace di parlare al presente con forza e autenticità.

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