Il Papa: «Chi saccheggia il pianeta e fa la guerra è un ladro che ci ruba il futuro»
di Matteo Liut
Dal Regina caeli alle ordinazioni presbiterali, Leone XIV rilegge il Vangelo del Buon Pastore alla luce delle crisi globali. Il profilo del prete: comunione, apertura, fiducia nel reale

Chi devasta la terra, chi alimenta la violenza e i conflitti, chi trasforma il male in sistema «è un ladro»: ruba la speranza, sottrae il futuro, spezza l’orizzonte di pace che appartiene a tutti. Papa Leone XIV affida a questa parola forte – ladro – una delle immagini più incisive della IV Domenica di Pasqua, introducendo ieri la recita del Regina caeli dalla finestra del Palazzo Apostolico. Un giudizio netto, che affonda le radici nel Vangelo del Buon Pastore e si intreccia con l’attualità più bruciante e con la Messa delle ordinazioni presbiterali celebrate in mattinata nella Basilica di San Pietro.
«Chi entra dalla porta è il pastore delle pecore; il ladro invece viene solo per rubare, uccidere, distruggere», ha ricordato il Papa, commentando il brano evangelico. Ma quell’immagine, ha spiegato, non riguarda solo una dimensione interiore o spirituale. Oggi il volto del ladro si riconosce anche nella storia concreta: «chi saccheggia le risorse del pianeta», chi scatena o prolunga guerre sanguinose, chi diffonde violenza e paura come strumenti di potere. È un furto che non colpisce singoli beni, ma la possibilità stessa di una vita buona per le generazioni che verranno.
Le parole di Leone XIV risuonano mentre il mondo continua a essere attraversato da conflitti aperti, crisi ambientali, nuove tensioni internazionali. Il Papa non si limita a una denuncia astratta: mette in guardia da una logica che promette sicurezza e invece produce distruzione, che parla di sviluppo e consegna macerie. Di fronte a tutto questo, Gesù – ha ricordato – non toglie la vita, ma la dona «in abbondanza». La differenza decisiva sta qui: tra chi prende e chi si dona, tra chi usa e chi custodisce.
Lo stesso filo attraversa l’omelia pronunciata durante la Messa con l’ordinazione dei nuovi presbiteri. «Questa è una domenica piena di vita», ha detto il Papa, «anche se la morte ci circonda». Non un’affermazione ingenua, ma la consapevolezza che la promessa di Cristo non cancella la durezza del reale, bensì la attraversa. Nel mondo – ha osservato – irrompono ladri e briganti, voci che confondono e feriscono. Eppure non è la paura ad avere l’ultima parola.
Il riferimento alla “crudeltà del mondo” e ai “numeri che non confortano” richiama una Chiesa che non ignora le fatiche del presente: il senso di smarrimento, la tentazione della chiusura, l’illusione di difendersi alzando muri. Anche qui il Papa lega il Vangelo all’oggi: denunciare il pericolo non significa arretrare, né rinunciare all’annuncio. Al contrario, chiede uno sguardo lucido che non diventi fuga dalla realtà.
È in questo contesto che Leone XIV delinea i tratti distintivi del sacerdote. Anzitutto la comunione. Il prete è un uomo legato a Cristo in modo profondo, e proprio per questo radicato fino in fondo nella comune umanità. «Quanto più siete uniti al Signore», ha detto agli ordinandi, «tanto più appartenete agli uomini e alle donne di questo tempo». Non c’è contrapposizione tra fede e vita: l’amore indissolubile di cui parla il Papa non separa, ma unisce.
C’è poi l’immagine della porta, centrale nella liturgia di ieri. Il sacerdote non è chiamato a fare da guardiano, ma da testimone. «Siete un canale, non un filtro»: parole che definiscono un ministero pensato per facilitare l’incontro, non per controllarlo. La porta della Chiesa resta aperta perché tutti cercano ristoro, cura, senso. E tenerla aperta significa esporsi, non proteggersi.
Infine, il tratto della fiducia. Leone XIV invita i nuovi preti a non aver paura della cultura, delle domande, dei luoghi concreti in cui la vita accade. Uscire, ascoltare, lasciarsi sorprendere: è così che la voce del Buon Pastore continua a farsi riconoscibile in mezzo a tante altre. In un mondo ferito dai ladri del futuro, la testimonianza più eloquente resta quella di chi non ruba la vita, ma la restituisce.
Tra il Regina caeli e l’altare di San Pietro, il messaggio del Papa si compone in un’unica chiamata: vigilare contro ciò che uccide e distrugge, e scegliere ogni giorno la logica del dono. Perché il futuro non si conquista saccheggiando, ma custodendo.
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